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Art. 669-ter Codice di Procedura Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 669-ter Codice di Procedura Civile

Reclamo cautelare: stop al ricorso in Cassazione sullo sfratto
Una parte esecutata si oppone a una procedura di rilascio di un immobile e richiede la sospensione dell'esecuzione. Dopo il rifiuto del giudice monocratico, l'occupante presenta un reclamo cautelare al tribunale collegiale, chiedendo anche la reimmissione nel possesso dell'immobile ormai sgomberato. Il tribunale collegiale rigetta il reclamo. L'esecutata impugna quindi l'ordinanza collegiale dinanzi alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso totalmente inammissibile. I giudici confermano che i provvedimenti collegiali emessi all'esito di un reclamo cautelare non possono essere impugnati con ricorso per cassazione, neppure straordinario, a prescindere dai vizi o dalle nullità denunciate. L'occupante perde la causa e subisce il raddoppio del contributo unificato.
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Sospensione della procedura esecutiva: no al ricorso diretto
Un cittadino ha contestato la chiusura di un'asta immobiliare e la successiva distribuzione del denaro tra i creditori. L'uomo ha proposto opposizione formale chiedendo la sospensione della procedura esecutiva. Il giudice ha respinto la richiesta di blocco e il Tribunale ha confermato l'inammissibilità del reclamo. L'interessato si è quindi rivolto alla Corte di Cassazione tramite ricorso straordinario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I magistrati hanno stabilito che l'ordinanza emessa sul reclamo cautelare non è un atto definitivo né decisorio. La parte conserva il diritto di tutelarsi avviando la causa ordinaria di merito per esaminare a fondo la validità dell'intero procedimento.
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Accertamento tecnico preventivo: stop al ricorso in Cassazione
Due società commerciali hanno presentato un ricorso per accertamento tecnico preventivo contro il fornitore elettrico, lamentando gravi guasti ai macchinari causati da sbalzi di tensione nell'immobile aziendale. Il Tribunale ha respinto la richiesta per assenza di presupposti di urgenza, condannando le istanti a rimborsare le spese legali. Le imprese hanno impugnato direttamente il provvedimento di rigetto davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'addebito delle spese di lite. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'ordinanza che nega la perizia preventiva e decide sulle spese non può essere impugnata in Cassazione, ma deve essere contestata unicamente tramite reclamo al collegio dei magistrati del medesimo Tribunale.
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Opposizione agli Atti Esecutivi: Reclamo Inammissibile per Sospensione
Una madre cercava di riscuotere il mantenimento dei figli tramite pignoramento. Il giudice dell'esecuzione sospendeva il procedimento. La madre impugnava la sospensione con un reclamo, ma il Tribunale lo dichiarava inammissibile, ritenendo corretta l'opposizione agli atti esecutivi. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso della madre. Ha ribadito che un'ordinanza di sospensione dell'esecuzione, anche se errata, deve essere contestata con l'opposizione agli atti esecutivi e non con un reclamo. La Corte ha anche chiarito che tali ordinanze non sono ricorribili in Cassazione se non hanno carattere decisorio e definitivo, e che un reclamo non può essere convertito in opposizione agli atti esecutivi.
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Ricorso inammissibile: Aiuti europei e limiti della Cassazione
Una Cittadina ha ricevuto una cartella di pagamento dall'Agenzia delle Entrate - Riscossione per la restituzione di aiuti europei. Ha contestato un pignoramento presso terzi, ma il Tribunale ha accolto il reclamo dell'Agenzia. La Cittadina ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando questioni sull'astensione del giudice, la prescrizione del credito e l'errata valutazione dei documenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che le ordinanze che decidono sulla sospensione dell'esecuzione non sono ricorribili in Cassazione perché non hanno carattere definitivo, permettendo alle parti di avviare un giudizio di merito. La decisione sottolinea un importante principio sulla inammissibilità ricorso in Cassazione per questo tipo di provvedimenti.
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Azione di reintegra nel possesso: quando la legge non è retroattiva
I Proprietari del Fondo Dominante hanno avviato un'azione di reintegra nel possesso per ripristinare una servitù di passaggio bloccata dal Proprietario del Fondo Servente. Il Tribunale ha accolto la loro richiesta. In appello, la Corte ha dichiarato l'inammissibilità, ritenendo che la decisione di primo grado fosse passata in giudicato per mancato reclamo, applicando una normativa successiva all'instaurazione del giudizio. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello. Ha chiarito che la nuova disciplina processuale non si applicava al caso, poiché il ricorso possessorio era stato depositato prima della sua entrata in vigore. Il caso torna alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Dispensa dal servizio docente: confermato il blocco del ricorso
Una docente di scuola primaria ha impugnato la dispensa dal servizio docente disposta dal Ministero a causa del doppio esito negativo del periodo di prova. L'insegnante ha promosso inizialmente un ricorso d'urgenza davanti al Tribunale. Dopo il rigetto, la lavoratrice ha presentato appello, ma i giudici di secondo grado hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione perché lo strumento corretto era il reclamo cautelare. La controversia è approdata in Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno rilevato la mancata produzione della copia conforme della sentenza impugnata. La Suprema Corte ha quindi dichiarato improcedibile il ricorso, condannando la ricorrente alle spese legali e al raddoppio del contributo unificato.
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Reclamo Vendita Fallimentare: Coniuge Contesta, Cassazione Rinvìa
Un Coniuge ha contestato la vendita di un immobile, acquisito in comunione legale, avvenuta nell'ambito del fallimento del proprio marito. Il Giudice Delegato ha respinto il suo reclamo. Il Tribunale ha poi riqualificato il reclamo come tardivo, applicando l'Art. 26 L.F. La Corte di Cassazione ha rilevato un contrasto interpretativo sulla corretta procedura di impugnazione per il reclamo vendita fallimentare dopo le modifiche all'Art. 591 ter c.p.c. del 2015. La Corte ha quindi deciso di rimettere gli atti alla Prima Sezione Civile per una decisione definitiva sulla compatibilità delle norme di esecuzione individuale con quelle fallimentari.
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Professionista delegato alle vendite e validità dell’asta
Alcuni debitori subivano un pignoramento immobiliare gestito da un professionista delegato alle vendite. I debitori contestavano la validità degli atti esecutivi poiché il professionista aveva pubblicato l'avviso di vendita dopo la scadenza del termine fissato dal giudice. Il giudice dell'esecuzione ratificava l'operato del professionista e confermava l'incarico. I debitori proponevano quindi opposizione agli atti esecutivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità originaria dell'opposizione. Con la riforma del processo esecutivo, gli atti e i provvedimenti relativi all'attività del professionista delegato alle vendite non si impugnano con l'opposizione agli atti esecutivi, ma esclusivamente con il reclamo al giudice e poi al collegio. Inoltre, i termini assegnati al delegato non provocano nullità processuali in caso di ritardo. La sentenza è stata cassata senza rinvio con condanna dei debitori alle spese.
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Spese nel reclamo cautelare: stop al ricorso in Cassazione
Una società di leasing ottiene un provvedimento d'urgenza per il rilascio di un immobile nei confronti di un'impresa costruttrice. Durante l'attuazione, alcuni occupanti eccepiscono l'esistenza di un contratto di locazione. Il tribunale dispone l'esecuzione e, in sede di reclamo cautelare, limita il rilascio alla sola impresa costruttrice, condannando quest'ultima alle spese legali del procedimento. L'impresa costruttrice propone ricorso straordinario per Cassazione contro la decisione sulle sole spese di lite. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che l'ordinanza emessa a seguito di reclamo cautelare è priva dei requisiti di definitività e decisorietà, impedendo l'impugnazione in sede di legittimità anche se limitata alla sola regolamentazione delle spese processuali.
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Divisione endoesecutiva: no al ricorso contro il reclamo
Una banca creditrice ha pignorato la quota del cinquanta per cento di un immobile e ha avviato la divisione endoesecutiva. Il debitore comproprietario ha chiesto la sospensione della vendita per omessa notifica dei provvedimenti del giudice. Il tribunale ha respinto l'istanza. Successivamente, il collegio ha dichiarato improcedibile il reclamo del debitore perché quest'ultimo non ha notificato l'atto alla banca creditrice procedente. Il debitore ha quindi proposto ricorso per cassazione per violazione delle regole sull'integrazione del contraddittorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'ordinanza collegiale che decide sul reclamo cautelare non è definitiva né decisoria. Le parti possono ancora iniziare il giudizio ordinario di opposizione. Il debitore ha perso il ricorso ed è stato condannato al raddoppio del contributo unificato.
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Reclamo atti del professionista delegato e la vendita all’asta
Un immobile aziendale, ricadente nella comunione legale dei beni, viene venduto dal curatore fallimentare. La moglie del socio presenta un reclamo atti del professionista delegato per annullare l'aggiudicazione. Il Giudice Delegato rigetta l'istanza e le riconosce solo la quota sul ricavato. La donna impugna il diniego davanti al Tribunale, che riqualifica la domanda come reclamo fallimentare e la dichiara tardiva. La donna ricorre quindi in Cassazione. La Suprema Corte evidenzia l'incertezza sulle norme applicabili al caso e rimette la decisione alla pubblica udienza per chiarire i termini e la procedura corretta.
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Sospensione dell’esecuzione forzata: no al ricorso in Cassazione
Un'azienda creditrice ha pignorato un immobile di una società debitrice. Quest'ultima ha proposto opposizione, ottenendo dal giudice la sospensione dell'esecuzione forzata. Il tribunale, accogliendo il reclamo del creditore, ha revocato tale sospensione. La società debitrice ha quindi proposto ricorso straordinario in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'ordinanza che decide sulla sospensione non è un provvedimento definitivo, in quanto la questione può essere ridiscussa nel merito del giudizio di opposizione. Di conseguenza, la debitrice perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Sospensione dell’esecuzione forzata: no al ricorso in Cassazione
Nel corso di un pignoramento immobiliare, il Debitore ha proposto opposizione contestando la vendita dei propri beni e chiedendo la sospensione dell'esecuzione forzata. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta e il Tribunale ha confermato il diniego in sede di reclamo. Il Debitore ha quindi presentato ricorso straordinario in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che i provvedimenti cautelari sulla sospensione dell'esecuzione non sono definitivi e possono essere ridiscussi nel merito della causa. Il Debitore ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese legali.
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Pignoramento bloccato: serve l’opposizione agli atti esecutivi
Una società creditrice ha avviato un pignoramento presso terzi contro un debitore. Il terzo pignorato ha reso dichiarazione negativa e il giudice dell'esecuzione ha sospeso la procedura. La società ha proposto reclamo cautelare, ma il Tribunale lo ha dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, chiarendo che le decisioni del collegio sul reclamo non sono impugnabili in sede di legittimità. La Corte ha precisato che il rimedio corretto contro la sospensione non è il reclamo, bensì l'opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell'articolo 617 c.p.c., trattandosi di un atto ordinario di gestione del processo esecutivo e non di una misura cautelare.
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Espropriazione immobiliare: inammissibile il ricorso diretto
Nell'ambito di una procedura di espropriazione immobiliare, il Debitore ha proposto reclamo contro l'aggiudicazione di un immobile decisa dal professionista delegato. Il Tribunale ha rigettato il reclamo. Il Debitore ha quindi presentato ricorso direttamente in Cassazione per contestare tale decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ordinanza che decide sul reclamo contro gli atti del professionista delegato non è direttamente impugnabile davanti alla Cassazione. Il Debitore perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento del doppio del contributo unificato.
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Doppio precetto e titolo esecutivo autonomo: ko del debitore
I Creditori hanno notificato due atti di precetto al Debitore per recuperare le spese legali di una causa possessoria. Il primo precetto si basava su un'ordinanza di reclamo cautelare, il secondo sulla sentenza di merito. Il Debitore ha proposto opposizione, sostenendo che l'ordinanza non costituisse un titolo esecutivo autonomo e che vi fosse una duplicazione delle somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'ordinanza sulle spese emessa in sede di reclamo cautelare costituisce un titolo esecutivo autonomo rispetto alla sentenza di merito. Di conseguenza, i creditori potevano legittimamente intimare due distinti precetti. Il Debitore è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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