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Art. 669-bis Codice di Procedura Civile

Multiproprietà alberghiera: no al ricorso se il prezzo è sul web
La proprietaria di quote in una multiproprietà alberghiera ha presentato un ricorso d'urgenza contro la società di gestione della struttura. La titolare lamentava il mancato riscontro alle proprie richieste via PEC per confermare i soggiorni della stagione invernale. A suo dire, il silenzio del gestore le impediva di conoscere l'importo della caparra e le esponeva al rischio di decadere dai propri turni. La società ha replicato precisando che i prezzi erano consultabili sul portale del consorzio dei proprietari. Il Tribunale ha respinto il ricorso cautelare. Il giudice ha accertato che il meccanismo di calcolo era già noto e che il listino era liberamente verificabile online. Non sussisteva alcun pericolo di danno imminente, potendo la proprietaria versare la caparra del trenta per cento entro il termine contrattuale fissato al quindici ottobre.
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Misure protettive CCII: la conferma del Tribunale
Il Tribunale di Roma ha confermato le misure protettive CCII per una società attiva nel settore della grande distribuzione, bloccando le azioni esecutive per 120 giorni. Il giudice ha ritenuto il piano di risanamento credibile, ma ha rigettato la richiesta di sospendere il pagamento delle rate fiscali, poiché tale effetto non può essere disposto per via cautelare giudiziaria.
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Trattenimento illegittimo: il rilascio dal CPR di Gjader
Il Tribunale di Roma ha ordinato l'immediata liberazione di un cittadino straniero detenuto nel centro di Gjader, in Albania. Il caso riguarda un trattenimento illegittimo scaturito dalla mancata convalida giudiziaria del provvedimento entro i termini di legge dopo la richiesta di protezione internazionale. La Corte ha rilevato una violazione dell'articolo 13 della Costituzione, disponendo il rilascio immediato del ricorrente a causa della perdita di efficacia della misura restrittiva.
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Ricorso d’urgenza comodato: rigetto e limiti
Il Tribunale ha rigettato un ricorso d'urgenza comodato presentato da un'associazione sportiva che chiedeva l'assegnazione di stanze in una struttura ricettiva come sostituzione di prefabbricati demoliti. Il giudice ha stabilito che tale richiesta esulava dal contratto di comodato, limitato al solo campo sportivo, e ha rilevato la natura abusiva delle opere demolite come ostacolo alla tutela cautelare.
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Diritto alla riservatezza: rimozione nomi da articoli
Tre persone hanno ottenuto la rimozione dei propri dati identificativi da articoli online invocando il diritto alla riservatezza. Il Tribunale ha accertato che la pubblicazione dei nomi in un contesto di cronaca giudiziaria, non essendo pertinente all'interesse pubblico, ledeva irreparabilmente la reputazione delle interessate, ordinando l'oscuramento immediato dei dati e una penale per il ritardo.
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Muro Conteso: Giudizio di Merito Dopo Cautelare Negato è Ammissibile
Due proprietari confinanti litigavano per un muro. I Proprietari A avevano avviato una denuncia di nuova opera, che si è conclusa con la cessazione della materia del contendere. I Proprietari B hanno poi iniziato un giudizio di merito dopo cautelare per contestare le pretese dei vicini. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile questa azione. La Cassazione ha ribaltato tale decisione. Ha stabilito che il divieto di proporre un giudizio di merito (petitorio) in pendenza di un giudizio possessorio non si applica se la misura cautelare non è stata accolta o è cessata. Questo chiarisce l'autonomia tra i due tipi di giudizio.
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Silenzio inadempimento visto: guida al ricorso
Il caso riguarda un cittadino residente in Italia che ha agito contro il silenzio inadempimento visto di un'ambasciata estera. Il Tribunale ha dichiarato cessata la materia del contendere poiché l'amministrazione ha fissato l'appuntamento durante il giudizio, rigettando però la richiesta di rilascio immediato del visto per mancanza di urgenza irreparabile.
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Periculum in mora: quando il danno non è in re ipsa
Il Tribunale di Roma ha respinto un ricorso d'urgenza presentato da un collaboratore scolastico escluso dalle graduatorie ATA per presunte false certificazioni. La decisione si focalizza sull'assenza del periculum in mora: il ricorrente non ha fornito prove specifiche circa l'irreparabilità del danno economico e professionale, rendendo le sue allegazioni troppo generiche per la tutela cautelare.
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Sequestro conservativo: rigetto e onere della prova
I soci di minoranza di una società hanno richiesto un sequestro conservativo contro l'amministratrice e altri soggetti, ipotizzando un abuso di direzione e coordinamento. Il Tribunale ha rigettato l'istanza evidenziando la mancanza di prove circa l'esistenza di un gruppo societario e l'assenza di urgenza, dato il lungo tempo trascorso dai fatti contestati.
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Validità della procura alle liti: basta una firma per due cause
Un committente ha impugnato la risoluzione di un contratto d'appalto per la costruzione di un'imbarcazione, contestando la validità della procura alle liti usata dall'impresa costruttrice. L'avvocato dell'impresa aveva infatti avviato la causa di merito utilizzando lo stesso mandato ricevuto per la precedente fase cautelare di sequestro conservativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del committente, confermando la piena validità della procura alle liti. I giudici hanno stabilito che il mandato rilasciato per la fase cautelare prima della causa, se formulato con espressioni ampie e comprensive, abilita il difensore a introdurre anche il successivo giudizio di merito, senza necessità di una nuova firma. Il committente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro giudiziario cambiali: rigetto e risoluzione
Il Tribunale ha rigettato la richiesta di sequestro giudiziario cambiali presentata da una società acquirente di un ramo d'azienda. Nonostante l'acquirente lamentasse la mancanza di licenze per l'attività di disco-pub, il giudice ha rilevato che il venditore aveva già attivato la clausola risolutiva espressa a causa del mancato pagamento delle rate. Essendosi il contratto risolto di diritto, le azioni di riduzione del prezzo sono inammissibili.
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Sequestro conservativo: la tutela del datore di lavoro
Il Tribunale di Milano ha autorizzato il sequestro conservativo dei beni di un ex dipendente accusato di gravi frodi. La decisione si basa sulla sussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora, aggravato dal tentativo del soggetto di liquidare il proprio fondo pensione in assenza di altri beni immobili.
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Sequestro conservativo per garanzie false nel contratto
Il Tribunale di Milano ha disposto un sequestro conservativo a causa della condotta scorretta dei venditori di un credito. Gli stessi avevano garantito che il credito fosse definitivo e non più impugnabile, mentre in realtà era pendente un ricorso in Cassazione. La decisione si basa sulla gravità delle false dichiarazioni e sul rischio concreto che i debitori svuotino il proprio patrimonio.
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Certificazione DURF fusione: negata continuità fiscale
Una società informatica, nata da una fusione, ha contestato il diniego del rilascio della certificazione DURF fusione. Il Tribunale ha respinto il ricorso d'urgenza, stabilendo che i requisiti fiscali devono essere verificati in capo al singolo soggetto giuridico richiedente e non possono essere soddisfatti aggregando i dati delle società incorporate, stante la natura speciale della norma.
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Ricorso cautelare salva l’impugnazione del licenziamento
Un dipendente comunale, licenziato e demansionato, contesta il provvedimento. Per rispettare i termini di legge, deposita un ricorso cautelare d'urgenza invece di un ricorso ordinario. I giudici di merito dichiarano la sua azione tardiva, sostenendo che solo il ricorso ordinario interrompe la decadenza. La Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: anche il ricorso cautelare per l'impugnazione del licenziamento è un atto idoneo a impedire la decadenza. Il lavoratore vince, e il processo dovrà essere riesaminato tenendo conto della validità della sua azione.
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Ricorso d’urgenza infiltrazioni: quando è rigettato
Il caso riguarda un ricorso d'urgenza infiltrazioni presentato da due condomini contro il proprio ente condominiale per presunti danni da umidità e rischi alla salute. Il Tribunale ha rigettato l'istanza poiché la consulenza tecnica d'ufficio ha accertato l'assenza di fenomeni infiltrativi attuali e gravi all'interno dell'abitazione, escludendo così il requisito del periculum in mora necessario per ottenere una tutela cautelare immediata.
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Principio dell’apparenza: come impugnare un atto?
Un soggetto, sostenendo di essere il vero proprietario di un immobile pignorato, si oppone al piano di distribuzione. La sua opposizione viene qualificata come 'agli atti esecutivi'. L'appello viene dichiarato inammissibile applicando il principio dell'apparenza, secondo cui il mezzo di impugnazione è determinato dalla qualificazione data dal primo giudice. La Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso.
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Responsabilità del commissario: l’omesso controllo
Un commissario liquidatore è stato ritenuto responsabile per somme sottratte da un suo collega. La Cassazione ha confermato la sua condanna, sottolineando la grave violazione del dovere di vigilanza. La sentenza chiarisce che la responsabilità del commissario sorge per l'omesso controllo attivo e costante sulla gestione, non essendo sufficienti tardive e generiche richieste di informazioni per esonerarsi dalla colpa.
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Sequestro giudiziario eredità: guida al caso pratico
In un caso di eredità contesa tra due beneficiari designati da testamenti incompatibili, il Tribunale di Trieste ha confermato un sequestro giudiziario eredità. La decisione si fonda sulla necessità di proteggere i beni, prevalentemente finanziari e facilmente disperdibili, in attesa di un giudizio di merito sulla validità dell'ultimo testamento. Il Tribunale ha chiarito che il legatario di una somma di denaro non è parte necessaria nel procedimento cautelare, a differenza di quanto avverrà nel successivo giudizio di merito.
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Validità trust: i poteri del disponente non lo annullano
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla validità di un trust in cui il disponente manteneva poteri significativi, come quello di revocare il trustee. I beneficiari avevano impugnato il trust, sostenendo che tali poteri ne compromettessero l'effetto di segregazione, rendendolo nullo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la validità del trust non è pregiudicata dalla mera possibilità per il disponente di esercitare pressioni sul trustee (ad esempio, tramite il potere di revoca). Ciò che conta è che l'atto istitutivo realizzi un'effettiva segregazione patrimoniale e attribuisca al trustee la titolarità e la gestione autonoma dei beni. Il trust è stato quindi ritenuto valido ed efficace, mentre sono state dichiarate inefficaci le successive modifiche e lo scioglimento anticipato perché non previsti dall'atto istitutivo originario.
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