LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 665 Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 665 Codice di Procedura Civile

Sfratto per morosità: l’occupante non può bloccare il rilascio
Un proprietario ha avviato la procedura di sfratto per morosità contro una società conduttrice per il mancato pagamento dei canoni di locazione. Durante il giudizio è intervenuto il fratello del proprietario, dichiarando di occupare l'appartamento in virtù di un accordo verbale e chiedendo di non essere estromesso. Dopo la decisione dei giudici di merito, l'interveniente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'inesistenza di un contratto di locazione a suo carico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo sfratto per morosità era stato intimato alla società e non al terzo occupante. Quest'ultimo ha travisato il contenuto della sentenza impugnata. Il ricorrente deve versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
Continua »
Terreno non usato ma canoni dovuti: sfratto per morosità valido
I proprietari di un'area intimano lo sfratto per morosità all'inquilino per il mancato pagamento dei canoni di locazione di un terreno destinato a distributore di carburanti. L'inquilino si oppone e chiede il risarcimento dei danni, sostenendo che la costruzione di un muretto da parte dei locatori ha ridotto l'area, impedendo la realizzazione dell'opera originariamente autorizzata e giustificando l'interruzione dei pagamenti. La perizia tecnica accerta tuttavia che l'impianto resta realizzabile mediante una lieve modifica progettuale. I giudici di merito confermano la risoluzione contrattuale per colpa del conduttore. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dell'inquilino, confermando la piena validità dello sfratto, l'obbligo di rilascio del fondo e la condanna alle spese giudiziarie.
Continua »
Sospensione del pagamento del canone: no all’inquilino moroso
Il Locatore ha intimato lo sfratto per morosità alla Società Conduttrice per il mancato pagamento dei canoni di locazione di un immobile commerciale. La Società Conduttrice si è opposta, chiedendo il risarcimento dei danni causati da infiltrazioni d'acqua e pretendendo la legittimità della sospensione del pagamento del canone. I giudici di merito hanno accertato che le infiltrazioni derivavano da problemi strutturali del condominio e che la conduttrice aveva persino ostacolato i lavori di ripristino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che l'inquilino non può decidere autonomamente la sospensione del pagamento del canone se continua a godere dell'immobile. La società è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Sfratto, il Locatore può cambiare domanda: la Cassazione decide
Un locatore avvia uno sfratto per finita locazione. Le inquiline si oppongono, sostenendo che il contratto sia quadriennale. Il procedimento si trasforma così in una causa ordinaria. Durante il processo, il locatore, a fronte della continua morosità, modifica la sua richiesta, chiedendo la risoluzione per inadempimento. I giudici di merito negano questa possibilità, ritenendola un inammissibile **mutamento della domanda in sfratto**. La Cassazione, invece, ribalta la decisione. Stabilisce che, dopo l'opposizione dell'inquilino, il locatore può legittimamente modificare la propria domanda, passando dalla finita locazione alla risoluzione per inadempimento, poiché la vicenda sostanziale rimane la stessa. Il locatore vince il ricorso.
Continua »
Termine di grazia: la richiesta salva-sfratto che diventa trappola
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della richiesta del termine di grazia in una procedura di sfratto. Un inquilino, dopo aver ricevuto l'intimazione di sfratto, aveva chiesto il termine di grazia per pagare ma non aveva poi saldato il debito. Il giudice aveva quindi convalidato lo sfratto. La Cassazione ha stabilito che l'appello contro tale convalida è inammissibile. La richiesta del termine di grazia manifesta una volontà di pagare che è incompatibile con l'intenzione di opporsi allo sfratto. Se il pagamento non avviene entro il tempo concesso, la convalida dello sfratto è una conseguenza automatica e corretta, non appellabile nel merito.
Continua »
Appello tardivo: rischi e regole nelle locazioni
Una società conduttrice di un immobile commerciale ha proposto ricorso contro la dichiarazione di inammissibilità del proprio gravame per appello tardivo. La controversia, originata da uno sfratto per morosità, è stata trattata con il rito del lavoro. La Corte di Cassazione ha ribadito che, in tali casi, la tempestività dell'impugnazione dipende dalla data di deposito dell'atto in cancelleria e non dalla sua notifica. Poiché il deposito è avvenuto oltre i trenta giorni dalla notifica della sentenza di primo grado, l'impugnazione è stata correttamente considerata fuori termine.
Continua »
Vizi cosa locata: quando il ricorso è inammissibile
Un conduttore ricorre in Cassazione per vizi della cosa locata, lamentando difetti all'impianto fognario. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando come la critica alla sentenza d'appello fosse troppo generica e tendesse a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La decisione ribadisce i rigorosi requisiti di specificità per i ricorsi in Cassazione.
Continua »
Sospensione del giudizio: no se la causa è sommaria
Una società immobiliare chiede lo sfratto di un ex portiere. Il Tribunale dispone la sospensione del giudizio in attesa della definizione di una potenziale causa di lavoro. La Corte di Cassazione annulla l'ordinanza, stabilendo che la sospensione è illegittima sia perché non vi era alcuna causa pregiudiziale effettivamente pendente, sia perché la natura sommaria della fase iniziale del procedimento di sfratto non consente l'applicazione dell'art. 295 c.p.c., il cui scopo è evitare conflitti tra giudicati.
Continua »
Clausola risolutiva espressa: la tolleranza non salva
Una società conduttrice, morosa nel pagamento di diversi canoni di locazione, si è vista risolvere il contratto nonostante avesse saldato il debito dopo la notifica di sfratto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la precedente tolleranza del locatore verso i ritardi non impedisce l'attivazione della clausola risolutiva espressa. L'atto di citazione per lo sfratto è di per sé sufficiente a manifestare la volontà del locatore di porre fine alla tolleranza e di avvalersi della clausola, risolvendo di diritto il contratto a causa del grave e reiterato inadempimento.
Continua »
Difformità immobile: quando si può non pagare l’affitto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la presenza di una difformità dell'immobile locato non autorizza automaticamente il conduttore a sospendere il pagamento del canone. Tale sospensione è legittima solo se l'inadempimento del locatore è così grave da rendere la proprietà totalmente inutilizzabile per lo scopo pattuito. Nel caso specifico, un conduttore aveva smesso di pagare l'affitto di un locale destinato a pescheria a causa di presunte irregolarità edilizie, ma non ha dimostrato l'impossibilità assoluta di utilizzare l'immobile. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti.
Continua »
Disdetta locazione commerciale: nullità e motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che, dopo aver acquistato un immobile, aveva cercato di sfrattare l'associazione inquilina basandosi su una disdetta inviata dal precedente proprietario. La disdetta locazione commerciale è stata ritenuta nulla perché la motivazione (adibire l'immobile a propria sede) era un'esigenza personale del venditore, venuta meno con la vendita stessa. Di conseguenza, il contratto si è rinnovato per altri sei anni.
Continua »
Ristrutturazione immobile: no rimborso senza accordo
Un'azienda prende in locazione un immobile commerciale "al grezzo" e lo trasforma in un locale di lusso a proprie spese, contando su un finanziamento pubblico che non ottiene. A seguito di morosità, il locatore chiede lo sfratto. L'azienda chiede in via riconvenzionale il rimborso delle ingenti spese di ristrutturazione. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, dichiara il ricorso inammissibile. La decisione di procedere con la ristrutturazione immobile è stata considerata un rischio d'impresa del conduttore, che non può pretendere il rimborso dal locatore in assenza di un accordo specifico.
Continua »
Sfratto per morosità affitto d’azienda: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29253/2024, ha stabilito che la procedura di sfratto per morosità affitto d'azienda è applicabile anche a seguito della Riforma Cartabia. Nonostante la modifica legislativa abbia interessato solo l'art. 657 c.p.c., la Corte ha ritenuto, tramite un'interpretazione sistematica, che l'estensione valga anche per la morosità ex art. 658 c.p.c., a condizione che il contratto di affitto d'azienda includa almeno un bene immobile.
Continua »
Litisconsorzio necessario e locazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di un contratto di locazione ad uso commerciale, non sussiste un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra il conduttore originario (cedente) e il nuovo conduttore (cessionario). L'ente locatore può agire per la risoluzione del contratto e il pagamento dei canoni solo nei confronti del conduttore originario, se non lo ha espressamente liberato dalle sue obbligazioni. Il ricorso del conduttore, che lamentava la mancata partecipazione al giudizio della società cessionaria, è stato quindi respinto.
Continua »
Contratti collegati: risoluzione e conseguenze
La Corte di Cassazione ha stabilito che in presenza di contratti collegati, come uno di franchising e uno di sublocazione, l'inadempimento del primo giustifica la cessazione degli effetti del secondo. Di conseguenza, il franchisee inadempiente non ha diritto all'indennità di avviamento, poiché la fine del rapporto locatizio è riconducibile alla sua stessa condotta. La decisione chiarisce che l'inadempimento in uno dei negozi giuridici si ripercuote sull'intera operazione economica, legittimando la perdita dei benefici legati al contratto accessorio.
Continua »
Pagamento anticipato canone: quando è opponibile?
In un caso di pignoramento immobiliare, un inquilino aveva versato in anticipo i canoni di locazione alla proprietaria, sua sorella. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento anticipato canone non è opponibile al custode giudiziario se non è provato con documenti aventi data certa e se manca la buona fede del conduttore. La stretta parentela e la tempistica sospetta dei pagamenti sono stati elementi decisivi per escludere la buona fede e confermare la risoluzione del contratto di locazione.
Continua »
Danno da occupazione sine titulo: onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società immobiliare contro un occupante. Il caso riguardava la richiesta di un indennizzo per il danno da occupazione sine titulo di un immobile, a seguito della dichiarazione di nullità di un contratto di locazione verbale. La Corte ha ribadito che spetta al proprietario l'onere di provare il danno subito e la sua quantificazione, non potendo il giudice sopperire alla negligenza probatoria della parte attraverso una liquidazione equitativa.
Continua »
Obbligazione solidale affitto: chi paga se uno va via?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un contratto di locazione con più inquilini, se l'obbligazione è solidale e un conduttore recede, quello che rimane è tenuto a versare l'intero canone. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva ridotto l'obbligo del conduttore rimasto, chiarendo che il principio dell'obbligazione solidale affitto prevale sulla circostanza che una stanza sia rimasta inutilizzata.
Continua »
Novazione contratto locazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un conduttore che sosteneva la novazione del contratto di locazione a seguito di una scrittura privata successiva. Il ricorso è stato respinto per gravi vizi procedurali, tra cui la mancata riproduzione dei documenti essenziali e l'incapacità di contestare le specifiche motivazioni della corte d'appello. La Corte ha ribadito che la modifica di elementi accessori come il canone non è sufficiente a integrare una novazione in assenza di un chiaro 'animus novandi' (volontà di novare).
Continua »
Exceptio non adimpleti contractus: quando non si applica
Una conduttrice sospendeva il pagamento del canone a causa di gravi vizi dell'immobile, noti fin dall'inizio del rapporto e per i quali aveva pattuito di eseguire le riparazioni. La Cassazione ha negato l'applicabilità dell'exceptio non adimpleti contractus, ritenendo più grave l'inadempimento della conduttrice che, pur continuando a godere dell'immobile, aveva interrotto totalmente i pagamenti. La Corte ha confermato la risoluzione del contratto a suo carico.
Continua »