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Art. 663 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 663 Codice di Procedura Civile

Opposizione tardiva sfratto: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un inquilino contro un'ordinanza di sfratto. L'opposizione è stata giudicata tardiva perché proposta oltre i dieci giorni dalla notifica del preavviso di rilascio. La Corte ha ribadito che tale termine decorre dalla notifica del preavviso, che segna l'inizio dell'esecuzione, e che l'inquilino non ha fornito prova adeguata di non aver avuto conoscenza dell'intimazione per caso fortuito o forza maggiore. È stato inoltre sottolineato che non è possibile sollevare questioni nuove in sede di legittimità.
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Opposizione all’esecuzione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un inquilino contro un'ordinanza di sfratto. L'opposizione all'esecuzione non può essere utilizzata per contestare il merito della sentenza originale, ma solo per fatti nuovi e successivi che estinguono o modificano il diritto. Il ricorso è stato ritenuto un tentativo di riaprire un giudizio già definito, portando a una condanna per abuso del processo.
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Ordinanza di rilascio: quando non è impugnabile
Una società conduttrice si opponeva a uno sfratto per morosità. Il Tribunale emetteva un'ordinanza di rilascio immediato. La società appellava tale ordinanza, ma la Corte d'Appello dichiarava il gravame inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo un principio fondamentale: l'ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c. ha natura provvisoria e non decisoria, pertanto non è impugnabile. Le contestazioni devono essere sollevate nel prosieguo del giudizio di merito e, eventualmente, con l'impugnazione della sentenza finale.
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Adeguamento ISTAT locazione: la clausola è nulla
Una controversia su uno sfratto per morosità porta la Cassazione a chiarire i limiti dell'adeguamento ISTAT locazione. La Corte dichiara inammissibile il ricorso del locatore, confermando la nullità di una clausola che prevedeva un aggiornamento automatico del canone. Viene ribadito che la richiesta di adeguamento deve essere annuale e che la risoluzione del contratto è giustificata solo in caso di inadempimento di non scarsa importanza, valutazione rimessa al giudice di merito.
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Riduzione canone locazione: la Cassazione e il Covid
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una società commerciale che richiedeva la riduzione del canone di locazione a causa delle chiusure imposte dall'emergenza Covid-19. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto automatico a ottenere una riduzione giudiziale del canone. Il decreto "Cura Italia" esclude la responsabilità per inadempimento ma non crea un diritto alla rinegoziazione forzata. Il rimedio principale per l'eccessiva onerosità sopravvenuta resta la risoluzione del contratto, con la facoltà per il locatore di offrire una modifica per evitarla. La richiesta di riduzione del canone locazione del conduttore è stata quindi respinta.
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