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Art. 66 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 66 Codice di Procedura Penale

Mandato di arresto europeo: errore anagrafico e consegna
La Corte di appello disponeva la consegna di un uomo alle autorità francesi in esecuzione di un mandato di arresto europeo per una condanna irrevocabile a sette anni di reclusione per reati di droga. L'interessato proponeva ricorso per cassazione lamentando un possibile scambio di persona per la discordanza sul comune di nascita e contestando la violazione dei diritti di difesa per la condanna subita in assenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la sola divergenza del luogo di nascita non genera dubbi d'identità quando coincidono nome, cognome, data di nascita e nazionalità. Inoltre, l'ordinamento dello Stato richiedente garantisce la notifica della decisione e il diritto a un nuovo giudizio.
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Abnormità dell’ordinanza: tra errore del giudice e blocco
Il Tribunale dichiarava nullo il decreto di citazione a giudizio per l'incompleta identificazione dell'imputato tramite rilievi foto-dattiloscopici, restituendo gli atti al Pubblico Ministero. Quest'ultimo proponeva ricorso per Cassazione, lamentando l'abnormità dell'ordinanza. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Pur ritenendo l'ordinanza illegittima (poiché l'identificazione fisica può avvenire anche durante il dibattimento), i giudici hanno escluso l'abnormità dell'ordinanza. Il provvedimento, infatti, non determina una stasi insuperabile del processo, in quanto il Pubblico Ministero può procedere alla correzione del capo d'imputazione e riprendere l'azione penale. Di conseguenza, l'atto non è impugnabile per cassazione.
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False dichiarazioni imputato: la Cassazione chiarisce
Una ex amministratrice di una società farmaceutica municipale è stata condannata per peculato. La Corte di Cassazione ha dichiarato prescritti i reati di calunnia e di false dichiarazioni imputato riguardo al possesso di una laurea. La sentenza analizza i confini tra il diritto al silenzio dell'imputato e la punibilità delle menzogne rese all'autorità giudiziaria, confermando la condanna per l'appropriazione indebita e rideterminando la pena.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per spaccio di stupefacenti. I motivi, relativi a difesa, identità e aggravanti, sono stati ritenuti generici e reiterativi, confermando la condanna. La negligenza dell'imputato nell'informare il nuovo difensore non costituisce nullità processuale.
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