LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 644 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 2 di 5

Altri anni per Art. 644 Codice Penale

Reato di usura: la Cassazione blocca i ricorsi ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di usura. L'imputato contestava l'attendibilità della persona offesa, il calcolo dei tassi di interesse, l'elemento soggettivo e la prescrizione del reato. I giudici hanno stabilito che le contestazioni sulle prove erano una semplice riproposizione di motivi già respinti in appello. La Corte territoriale aveva infatti accertato il superamento del tasso soglia tramite perizia e riscontri come intercettazioni telefoniche. Inoltre, l'imputato non poteva sollevare per la prima volta in Cassazione difetti sull'intenzione punibile, né lamentare la prescrizione senza indicare i dettagli processuali. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende e risarcire le spese legali alle parti civili.
Continua »
Particolare tenuità del fatto negata chi non cancella i post
L'Imputato è stato condannato per usura e diffamazione online. Ha proposto ricorso in Cassazione invocando la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto e contestando la responsabilità penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno escluso la particolare tenuità del fatto a causa della gravità della lesione della reputazione e dell'elevata intensità del dolo, dimostrata dal costante rifiuto dell'Imputato di cancellare le frasi offensive pubblicate sul web. L'Imputato è stato condannato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Delitto di usura: la Cassazione respinge i ricorsi
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che li condannava per il delitto di usura. I ricorrenti contestavano la valutazione delle prove operata dai giudici di merito e l'applicazione dell'aumento di pena per recidiva facoltativa. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere alla Cassazione una nuova interpretazione dei fatti e delle prove. Inoltre, la Corte territoriale ha motivato in modo adeguato la recidiva, evidenziando la continuazione del percorso criminale. Gli imputati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata condanna
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per i reati di usura, estorsione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Egli ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando vizi nella valutazione delle prove, nell'attendibilità della persona offesa e nel calcolo della pena. La Suprema Corte ha confermato la validità della sentenza precedente. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità non permette una nuova ricostruzione dei fatti. La credibilità della vittima è risultata ampiamente provata da riscontri oggettivi e documentali. L'applicazione della recidiva, il diniego delle attenuanti e la confisca del denaro derivante dal narcotraffico sono apparsi privi di difetti logici. La vicenda si è conclusa con l'inammissibilità del ricorso per cassazione e la condanna al pagamento delle spese.
Continua »
Confisca diretta del profitto: denaro sottratto all’usuraio
L'Imputato per usura ha contestato la qualificazione della misura patrimoniale applicata su una somma di oltre diecimila euro, sostenendo che si trattasse di una misura per equivalente e non di una confisca diretta del profitto. Il ricorrente ha inoltre addotto l'avvenuta restituzione delle somme alla persona offesa da parte di un complice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che il denaro trovato nel patrimonio del responsabile del reato deve sempre subire la confisca diretta a causa della sua natura fungibile (interscambiabile). Trattandosi di un reato di usura, la misura patrimoniale è obbligatoria per legge. L'Imputato perde definitivamente la somma sequestrata e deve pagare le spese di giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Prescrizione del reato di usura e proscioglimento nel merito
La Corte di Appello ha dichiarato estinto il procedimento a carico di due imputati per intervenuta prescrizione del reato di usura. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione per ottenere un'assoluzione piena nel merito al posto della semplice estinzione temporale. La Corte Suprema ha respinto le richieste dichiarando i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che, in presenza di una causa di estinzione, la Cassazione non può riesaminare le prove per concedere un proscioglimento nel merito, poiché un eventuale giudice di rinvio dovrebbe comunque dichiarare subito la prescrizione. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reati fallimentari e usura: quando il ricorso non basta
Un imprenditore è stato condannato in sede penale per aver commesso reati legati al dissesto della propria azienda. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la propria condotta fosse giustificata dal fatto di essere caduto vittima di usura. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha riproposto le stesse doglianze già respinte in secondo grado senza contestare puntualmente la motivazione dei giudici precedenti. La Suprema Corte ha chiarito che il tema relativo a reati fallimentari e usura non può essere introdotto con argomentazioni generiche che mirano a una nuova valutazione dei fatti. L'imprenditore ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato a versare le spese del procedimento e una sanzione di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Reato di usura: la Cassazione nega il riesame e conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di usura. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, lamentando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha chiarito che le contestazioni riguardavano valutazioni di fatto, non esaminabili in sede di legittimità. I giudici d'appello avevano infatti già accertato la responsabilità penale basandosi sulla piena attendibilità della vittima e su solidi riscontri documentali. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentata estorsione o recupero crediti? La Cassazione condanna.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per usura e tentata estorsione. L'imputato contestava l'attendibilità della vittima e chiedeva di riqualificare la tentata estorsione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove o ricostruire i fatti in modo diverso rispetto ai giudici di merito, se la loro motivazione è logica e coerente. Nel caso specifico, la condanna si fondava sulle testimonianze della polizia giudiziaria, che aveva assistito all'aggressione della vittima, e sui documenti sequestrati. È stata inoltre respinta la tesi sulla violazione del divieto di peggioramento della pena, poiché la sanzione finale era inferiore a quella del primo grado. L'imputato è stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di usura: la condanna resiste al ricorso della difesa
L'Imputato è stato condannato per il reato di usura. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dello stato di bisogno della persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e non si confrontavano con la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di usura aggravata: condannato chi sfrutta il bisogno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura aggravata a carico di un soggetto che ha prestato denaro a condizioni fortemente svantaggiose. L'imputato conosceva le gravi difficoltà economiche della vittima, una condizione che ha compromesso la sua libertà contrattuale spingendola ad accettare tassi sproporzionati. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, in quanto generico e volto a ridiscutere valutazioni di merito già correttamente affrontate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Usura aggravata: la Cassazione nega la revisione delle prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di usura aggravata. L'imputata contestava la valutazione delle prove e l'applicazione dell'aggravante dello stato di bisogno della vittima. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può tradursi in una nuova valutazione dei fatti o delle prove già esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di usura aggravata: condanna definitiva per ricorso errato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di usura aggravata continuata. L'imputato aveva contestato la ricostruzione dei fatti e richiesto l'esclusione di una circostanza aggravante. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti già accertati nei precedenti gradi. Inoltre, la richiesta di escludere l'aggravante era stata sollevata solo verbalmente durante l'udienza d'appello e non inserita nei motivi scritti del ricorso originario. Di conseguenza, non poteva essere proposta in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso contro il patteggiamento: l’accordo firma la condanna
L'Imputato ha concordato una pena di quattro anni e tre mesi di reclusione per il reato di usura continuata. Successivamente, la difesa ha proposto ricorso sostenendo che il giudice avesse applicato una continuazione interna non prevista dall'accordo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro la pena concordata è limitato per legge a casi tassativi, come il vizio della volontà o l'illegalità della pena. Poiché l'accordo faceva esplicito riferimento ai fatti contestati, comprensivi di continuazione, l'imputato non può contestare la decisione. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Patteggiamento e cause di non punibilità: il ricorso costa caro
Il Tribunale di Velletri applicava a un cittadino la pena concordata per il reato di usura. L'Imputato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando la mancata motivazione del giudice sulla mancanza di cause di proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che, in caso di patteggiamento e cause di non punibilità, il giudice deve motivare specificamente solo se emergono elementi concreti dagli atti. In assenza di tali elementi, è sufficiente un'attestazione implicita dell'avvenuta verifica. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Usura e inammissibilità del ricorso per cassazione: la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione proposto da un uomo condannato per usura. La Corte d'Appello aveva precedentemente dichiarato prescritti i fatti fino al 2008, riducendo la pena per le condotte successive e revocando la sospensione condizionale della pena. L'imputato ha impugnato la decisione lamentando la carenza di motivazione sulla responsabilità penale e la violazione del principio del ragionevole dubbio. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e ripetitivi rispetto a quanto già esaminato e respinto nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Patto usurario: la finta vendita non salva l’usuraio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per usura. La vicenda nasce da una finta compravendita immobiliare, utilizzata per mascherare una garanzia legata a un patto usurario. L'imputato aveva ottenuto la proprietà di un immobile a titolo quasi gratuito come garanzia del prestito illecito. La Suprema Corte ha confermato che la vendita simulata rappresentava lo strumento concreto per realizzare l'usura. I giudici hanno ribadito che non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di usura ed estorsione: condanna ferma per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di usura ed estorsione alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale basandosi sulle dichiarazioni della persona offesa, sul ritrovamento di assegni bancari e sulle intercettazioni telefoniche. La difesa ha impugnato la decisione lamentando un generico vizio di motivazione. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e non contestavano in modo specifico le argomentazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di usura: la condanna è definitiva nonostante il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di usura. L'imputato contestava l'attendibilità della vittima e la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per richiedere una nuova valutazione dei fatti, specie se i motivi riproducono fedelmente le contestazioni già respinte in appello. Nel caso specifico, la colpevolezza dell'imputato poggiava su solide prove oggettive, tra cui messaggi scritti, tabulati telefonici e comunicazioni scritte che documentavano i tassi di interesse usurari e gli incontri per la consegna del denaro. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di usura: la Cassazione condanna chi sfrutta il bisogno
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di usura. L'imputato aveva concesso prestiti a tassi usurari a una vittima in gravi difficoltà economiche, sfruttando la sua soggezione psicologica. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza dello stato di bisogno della vittima e la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ricostruzione dei fatti spetta solo ai giudici di merito e che lo stato di bisogno è ampiamente dimostrato dalla vulnerabilità finanziaria della vittima, la quale non aveva altra scelta se non accettare i prestiti. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »