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Art. 644 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Altri anni per Art. 644 Codice Penale

Tentata estorsione e usura: illecito il recupero crediti
Un creditore ha concesso prestiti a tassi usurari e ha minacciato la vittima per ottenere garanzie patrimoniali sul rimborso delle somme. La difesa ha chiesto di derubricare il reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sostenendo che l'uomo voleva solo recuperare il proprio denaro. Inoltre, ha negato l'attività finanziaria abusiva affermando di aver prestato somme solo a conoscenti e compaesani. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi e dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la condanna per tentata estorsione: la legge impedisce di farsi giustizia da sé quando il credito nasce da un patto illecito come l'usura, non tutelabile davanti a un tribunale. Inoltre, l'attività finanziaria è abusiva anche se coinvolge poche persone, purché rivolta a un numero indeterminato di soggetti.
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Estorsione per crediti usurari: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale di un soggetto per il reato di estorsione per crediti usurari commesso ai danni di un imprenditore locale. Il creditore pretendeva con gravi minacce la restituzione di denaro prestato a tasso di usura con i relativi interessi. I giudici hanno escluso la più lieve ipotesi di esercizio arbitrario delle proprie ragioni poiché il credito preteso era del tutto illecito. La difesa dell'imputato contestava l'attendibilità della persona offesa e la valutazione delle intercettazioni telefoniche, riproponendo le medesime censure già respinte in corte d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile: le dichiarazioni della vittima risultavano solidamente confermate da messaggi, contabilità sequestrata e dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. L'imputato è stato condannato al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende e alla refusione delle spese di difesa della parte civile.
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Reato di usura: condannato anche l’intermediario del prestito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un soggetto accusato di concorso nel reato di usura per aver svolto il ruolo di intermediario in un prestito illecito. L'imputato sosteneva l'ingiustizia della decisione e contestava la severità della pena inflitta, chiedendo una rilettura delle prove. I giudici hanno respinto le doglianze. Le intercettazioni e le deposizioni della persona offesa hanno dimostrato chiaramente la piena consapevolezza dell'illecito da parte del mediatore. La Suprema Corte ha inoltre convalidato l'aumento della pena base rispetto al minimo di legge, motivato dal livello spropositato degli interessi pretesi ben oltre la soglia legale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Usura: Ricorso Inammissibile se si chiedono nuovi fatti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, confermando la condanna di un individuo per il reato di usura. L'imputato aveva tentato di contestare la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti già accertati in appello. La Suprema Corte ha ribadito che in sede di legittimità non è possibile riesaminare il merito delle prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di usura: la testimonianza della vittima vale come prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per il reato di usura aggravata. L'imputato contestava l'attendibilità delle dichiarazioni della vittima costituita parte civile, sostenendo la contraddittorietà della sentenza di secondo grado. I giudici Supremi hanno respinto la tesi difensiva. La testimonianza della persona offesa ha pieno valore probatorio se sottoposta a un rigoroso controllo di credibilità oggettiva e soggettiva. Per la persona offesa non si applica la regola dei riscontri esterni obbligatori prevista per i coimputati. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dichiarazioni Persona Offesa: Valide per Condanna in Usura ed Estorsione
Due individui furono condannati per usura e tentativo di estorsione. Essi contestarono la sentenza d'appello, sostenendo che le dichiarazioni della persona offesa non fossero attendibili e che la motivazione fosse carente. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che la valutazione dichiarazioni persona offesa può fondare una condanna se sottoposta a rigorosa verifica di credibilità e attendibilità, come avvenuto nel caso specifico. La Corte ha anche chiarito che la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivata. Gli imputati devono pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Reato di Usura: Ricorso in Cassazione Inammissibile, Condanna Confermato
Un individuo è stato condannato per il reato di usura (art. 644 c.p.) in primo e secondo grado. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la logicità della motivazione e la determinazione del tasso usurario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la condanna, ritenendo le censure infondate. I giudici precedenti avevano motivato correttamente la decisione, inclusa la prova del tasso di interesse del 10% mensile. Il Ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Delitto di usura: condanna confermata e ricorso respinto
La vicenda riguarda la condanna di un soggetto per il delitto di usura. I giudici di merito hanno accertato la responsabilità penale dell'accusato dopo aver esaminato la testimonianza della vittima e i relativi riscontri oggettivi esterni. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e l'attendibilità della persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I motivi presentati riproducevano identiche difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio e richiedevano una rivalutazione dei fatti non consentita ai giudici di legittimità. La decisione ha confermato in via definitiva la condanna dell'imputato, disponendo anche il pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Usura ed esercizio abusivo del credito: condanna definitiva
L'Imputato è stato condannato nei gradi di merito per i reati di usura ed esercizio abusivo del credito. Contro la decisione della Corte di Appello, l'uomo ha proposto ricorso per Cassazione contestando la propria responsabilità penale e la sanzione inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure sollevate. Il ricorrente si è limitato a lamentare l'omessa valutazione di una tesi alternativa, senza individuare specifici difetti logici o lacune nella motivazione dei giudici di merito. Di conseguenza, la condanna è divenuta definitiva. La Cassazione ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Usura ed estorsione: il ricorso inammissibile chiude la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato già condannato per usura e tentata estorsione. L'imputato contestava la credibilità della persona offesa e la qualificazione giuridica dei fatti. La Suprema Corte ha ritenuto le sue argomentazioni manifestamente infondate e inammissibili, confermando la condanna precedente. Il ricorso inammissibile ha comportato per l'imputato il pagamento delle spese processuali, una somma alla Cassa delle Ammende e il rimborso delle spese legali alla parte civile. La decisione ha ribadito che l'inammissibilità impedisce di valutare eventuali prescrizioni.
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Reato di usura: basta la voce della vittima per condannare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di usura. La difesa lamentava l'assenza di riscontri esterni alle sole dichiarazioni della persona offesa e contestava la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che la testimonianza della vittima può fondare da sola la condanna se ritenuta credibile e intrinsecamente attendibile dopo un vaglio rigoroso. Nel caso concreto, le accuse trovavano ulteriore conferma nelle dichiarazioni del figlio della vittima, anch'egli bersaglio di condotte usurarie pregresse dello stesso reo. L'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna alle spese e a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di usura: condanna confermata e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un soggetto accusato del reato di usura. L'imputato ha presentato ricorso contestando la sussistenza della propria responsabilità e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti. I giudici Supremi hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile. Il ricorrente ha riproposto le medesime argomentazioni già respinte dalla Corte di Appello senza indicare reali violazioni di legge. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati in modo logico e coerente dai giudici di merito. L'imputato deve quindi scontare la pena confermata e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di usura: condanna confermata e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di usura aggravata. L'uomo aveva presentato ricorso contestando la ricostruzione dei fatti e il bilanciamento tra attenuanti e aggravanti. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione delle prove raccolte. Le dichiarazioni della vittima, supportate da prove documentali certe, dimostrano pienamente il concorso dell'imputato nel reato. Inoltre, il giudice di merito ha motivato in modo logico e corretto il giudizio di equivalenza tra circostanze per rendere la pena proporzionata alla gravità dei fatti. L'imputato deve pagare le spese e una sanzione.
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Usura: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Confermata in Cassazione
Un Imputato è stato condannato per il reato di usura in primo grado e la condanna è stata confermata in appello. Ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata assunzione di una prova decisiva e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ribadendo che la mancata assunzione di prove non decisive o già valutate non giustifica il ricorso. Ha inoltre sottolineato il principio della "doppia conforme", per cui le sentenze di merito che giungono alle stesse conclusioni si integrano a vicenda. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Usura: Cassazione conferma dosimetria pena, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per usura, il quale contestava la dosimetria della pena. La Corte d'Appello aveva già estinto il reato di esercizio abusivo del credito per prescrizione e ridotto la pena per usura. L'imputato ha impugnato la decisione sulla quantificazione della pena, ma la Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, confermando la correttezza del calcolo della pena e condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di usura aggravata: esclusa l’attenuante per dissociazione
I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di usura aggravata. La difesa ha presentato ricorso per contestare la mancata concessione dell'attenuante speciale della dissociazione attuosa, prevista per i collaboratori e per chi abbandona l'associazione mafiosa. I giudici hanno accertato che l'attività usuraria costituiva una scelta del tutto autonoma e personale dell'imputato, priva di qualsiasi collegamento operativo o funzionale con il clan di appartenenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo perché basato su mere contestazioni di merito, confermando la pena inflitta e condannando il ricorrente al versamento delle spese di giustizia e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Usura: Ricorso Penale Inammissibile se Ripete Argomenti Già Respinti
La Corte d'Appello aveva confermato la condanna di un imputato per il reato di usura. L'imputato ha presentato un ricorso per Cassazione, contestando la motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che il ricorso fosse aspecifico, poiché riproponeva argomenti già valutati e respinti dalla Corte d'Appello, senza confrontarsi in modo critico con le motivazioni fornite. La Cassazione ha ribadito che il suo ruolo è verificare la logicità della motivazione, non riesaminare i fatti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Reato di Usura: Ricorso Inammissibile, la Cassazione conferma la condanna
Un individuo è stato condannato per `reato di usura` e concorso nel reato. Dopo la conferma della condanna in appello, ha presentato ricorso in Cassazione, contestando vizi procedurali e l'attendibilità delle prove, in particolare la testimonianza della persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che i giudici di merito hanno correttamente valutato le prove, inclusi documenti finanziari e la testimonianza della vittima, supportati da altre condanne. La Cassazione non può riesaminare i fatti o la credibilità delle prove, ma solo la logica della motivazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla cassa delle ammende.
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Reato di usura e ricorso generico: la condanna è definitiva
Un'imputata è stata condannata nei primi gradi di giudizio per il reato di usura. La difesa ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando la severità della pena e richiedendo un trattamento sanzionatorio più mite. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle doglianze, che non contenevano reali contestazioni contro la decisione impugnata. L'aspecificità dei motivi ha impedito ogni riesame nel merito. Di conseguenza, la condanna emessa in primo grado è diventata irrevocabile. L'imputata ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese del procedimento penale e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende per aver causato con colpa l'inammissibilità dell'atto.
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Attendibilità della persona offesa: la sola parola basta
L'Imputato contestava la condanna per i reati di usura ed estorsione. La difesa lamentava una scorretta valutazione riguardo all'attendibilità della persona offesa e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la testimonianza della vittima può bastare da sola per condannare l'accusato, quando la narrazione appare credibile e coerente. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che le attenuanti generiche richiedono la presenza di elementi positivi specifici e non spettano in automatico. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese di giudizio insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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