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Art. 639-bis Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 639-bis Codice Penale

Invasione di terreni o edifici: recidivo condannato, no alla lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di invasione di terreni o edifici. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo che il fatto fosse di lieve entità e chiedendo circostanze attenuanti. I giudici hanno respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. La decisione si basa sulla non trascurabile gravità del fatto e sulla personalità negativa dell'imputato, già gravato da recidiva specifica. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una multa.
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Occupazione abusiva non punibile? No, se è prolungata nel tempo
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone condannate per occupazione abusiva di un immobile. Uno degli imputati sosteneva che si trattasse di un'occupazione abusiva non punibile per la 'particolare tenuità del fatto'. L'altro invocava lo stato di necessità. La Corte ha respinto entrambi i ricorsi, stabilendo un principio chiaro: la non punibilità non si applica se la condotta è abituale. Un'occupazione che si protrae nel tempo non può essere considerata occasionale e, quindi, lieve. La condanna è diventata definitiva, con l'obbligo per gli occupanti di pagare le spese processuali e una multa.
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Invasione di terreni aggravata: appello respinto, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per invasione di terreni aggravata, commessa attraverso la realizzazione di interventi edilizi abusivi. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo una diversa interpretazione dei fatti, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. Il principio sancito è che la Cassazione non può riesaminare le prove o valutare ricostruzioni alternative, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito dei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione Abusiva: Ricorso Respinto, l’Intento Era Provato
Un soggetto, condannato per occupazione abusiva di un immobile, ha presentato ricorso in Cassazione. La sua difesa sosteneva che non fosse stata provata la sua intenzione di commettere il reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. I giudici hanno stabilito che la Corte d'Appello aveva già adeguatamente motivato la presenza dell'elemento soggettivo, cioè la piena consapevolezza dell'illegalità della condotta. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Occupazione Abusiva: Condanna Definitiva, Ricorso Respinto
Una persona viene condannata per l'occupazione abusiva di immobile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il suo ricorso. I giudici hanno stabilito che le lamentele presentate erano una semplice ripetizione di argomenti già esaminati e respinti nel precedente grado di giudizio. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione sulla durata significativa dell'occupazione e sulla pena applicata, che era già stata fissata al minimo e ridotta per le attenuanti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata obbligata a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso generico, condanna certa: l’inammissibilità costa 3000€
Una persona, condannata per invasione di terreni ed edifici, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, il ricorso è talmente vago e privo di argomentazioni specifiche da essere considerato 'telegrafico'. La Suprema Corte, applicando un principio consolidato, dichiara l'inammissibilità del ricorso per genericità. Questa decisione non solo rende definitiva la condanna precedente, ma comporta anche l'obbligo per la ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro. La sentenza sottolinea l'importanza cruciale di redigere atti di impugnazione chiari e dettagliati.
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Occupazione Abusiva: Niente Sconti di Pena Senza Meriti Positivi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di immobile a carico di una donna. Il suo ricorso è stato respinto perché basato su una richiesta di rivalutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha stabilito un principio importante: per negare le attenuanti generiche (sconti di pena) è sufficiente l'assenza di elementi positivi a favore dell'imputato. Non serve una motivazione complessa. La pena è stata ritenuta adeguata, anche perché lo sgombero dell'immobile è avvenuto solo con l'intervento della forza pubblica. L'appello è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Occupazione abusiva: condannati chiedono sconto già ottenuto
Tre persone, condannate per l'occupazione abusiva di immobile, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La loro unica motivazione era la presunta mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, uno sconto di pena. La Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile, ovvero irricevibile. I giudici hanno infatti scoperto che le attenuanti erano già state riconosciute nel primo grado del processo. Il ricorso era quindi manifestamente infondato, basato su un presupposto falso. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Costruiscono case su suolo pubblico: condanna per occupazione abusiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diversi soggetti per il reato di occupazione abusiva di terreni pubblici. Gli imputati avevano costruito manufatti adibiti ad abitazione per le loro famiglie su un'area di proprietà comunale. Il loro ricorso è stato dichiarato inammissibile perché basato su motivi generici e già respinti nei precedenti gradi di giudizio. La sentenza stabilisce che l'esigenza abitativa non giustifica l'invasione di suolo pubblico, rendendo la condanna definitiva e condannando gli occupanti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di un immobile, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. L'imputata sosteneva una presunta successione nel possesso derivante dalla precedente occupante, ma i giudici hanno ritenuto tale tesi priva di fondamento giuridico. La decisione ribadisce che l'occupazione senza un titolo valido di un alloggio integra i reati previsti dagli articoli 633 e 639-bis del codice penale, indipendentemente da situazioni di fatto pregresse.
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Abuso edilizio: prescrizione e sospensione Covid
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di abuso edilizio e invasione di terreni, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. La decisione si fonda sulla corretta individuazione del momento di ultimazione delle opere e sul calcolo dei termini di prescrizione. In particolare, la Corte ha ribadito che il termine di prescrizione deve includere la sospensione di 64 giorni legata all'emergenza pandemica Covid-19, applicabile anche quando il termine per il deposito della motivazione della sentenza di primo grado ricadeva nel periodo di sospensione delle attività processuali.
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Occupazione abusiva: i limiti dello stato di necessità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di immobili, dichiarando inammissibile il ricorso di due soggetti che invocavano lo stato di necessità. I giudici hanno stabilito che l'occupazione protrattasi per quattro anni e la mancanza di prove circa una condizione di assoluta indigenza rendono inapplicabile l'esimente prevista dall'articolo 54 del codice penale. La decisione evidenzia come la persistenza nel tempo della condotta illecita dimostri una particolare intensità del dolo, precludendo anche il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.
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Inammissibilità ricorso cassazione: i criteri di rigetto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due imputati accusati di invasione di edifici, dichiarando l'inammissibilità ricorso cassazione per difetto di specificità. I ricorrenti avevano contestato la responsabilità penale lamentando carenze motivazionali in modo generico, senza confrontarsi realmente con le argomentazioni della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso non può limitarsi a richiedere una diversa lettura delle prove, ma deve indicare elementi precisi e pertinenti per censurare la decisione impugnata. Oltre al rigetto, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: quando scatta la prescrizione?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di occupazione abusiva di un immobile, rigettando il ricorso basato sulla presunta prescrizione del reato. La difesa sosteneva che il termine fosse decorso calcolandolo dall'inizio dell'occupazione avvenuta nel 2013. La Suprema Corte ha invece ribadito che, trattandosi di un reato permanente, la prescrizione inizia a decorrere solo dal momento in cui cessa l'occupazione illecita. Poiché la persona offesa è rientrata nel possesso del bene solo nel 2017, il termine non era ancora scaduto al momento della decisione.
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Occupazione abusiva di immobili: quando la necessità non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una cittadina accusata di occupazione abusiva di immobili pubblici. La difesa sosteneva la sussistenza dello stato di necessità e richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il pericolo non era né attuale né inevitabile attraverso vie lecite. Inoltre, la natura permanente dell'occupazione e l'intensità del dolo hanno impedito il riconoscimento della causa di non punibilità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva questioni di merito già risolte nei precedenti gradi di giudizio, portando alla condanna della ricorrente anche al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di alloggio popolare: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di alloggio popolare a carico di soggetti che avevano invaso un immobile pubblico. Gli imputati invocavano lo stato di necessità per disagio abitativo e la gravidanza di un familiare. La Corte ha rigettato i ricorsi, chiarendo che la necessità di una casa non giustifica l'occupazione arbitraria, poiché l'edilizia popolare è regolata da graduatorie pubbliche. È stata inoltre esclusa la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, trattandosi di un reato permanente ancora in corso. La decisione ribadisce che il pericolo deve essere attuale e transitorio per escludere la colpevolezza.
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Occupazione abusiva di strada pubblica: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un privato cittadino responsabile di occupazione abusiva di strada pubblica. L'imputata aveva accorpato circa 25 metri di una via comunale alla propria proprietà privata. La decisione si fonda sui rilievi della Guardia di Finanza e sulle perizie tecniche che hanno accertato l'indebita appropriazione del suolo pubblico. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché tentava di ottenere una nuova valutazione dei fatti, operazione vietata in sede di legittimità. I giudici hanno inoltre negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche, sottolineando la durata della condotta illecita e l'assenza di segnali di ravvedimento da parte del soggetto coinvolto.
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Occupazione abusiva di immobile: quando la necessità non scusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto resosi responsabile di occupazione abusiva di immobile di proprietà pubblica. Il ricorrente invocava lo stato di necessità ex art. 54 c.p., sostenendo il diritto all'abitazione. Gli Ermellini hanno però chiarito che la scriminante richiede un pericolo attuale e transitorio, non potendo giustificare la risoluzione definitiva di problemi abitativi tramite l'illegalità. È stata inoltre negata la sospensione condizionale della pena a causa della reiterazione della condotta nel tempo, che suggerisce un elevato rischio di recidiva e una prognosi comportamentale negativa.
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Stato di necessità nell’occupazione abusiva: il no della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una cittadina che aveva occupato abusivamente un immobile, respingendo la tesi difensiva basata sullo **stato di necessità nell'occupazione abusiva**. La ricorrente sosteneva che l'ingresso nell'alloggio fosse avvenuto durante un periodo di emergenza abitativa per proteggere il proprio nucleo familiare. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che l'occupazione era iniziata in un momento antecedente rispetto a quanto dichiarato, come provato dalla sostituzione della serratura originaria constatata dal proprietario. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto riproponeva censure di fatto già ampiamente analizzate e respinte nei gradi precedenti. La decisione ribadisce che il disagio economico non costituisce automaticamente un pericolo attuale di danno grave alla persona tale da giustificare l'occupazione di un immobile altrui.
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Recidiva: quando il ricorso in Cassazione è inutile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due imputati accusati di invasione di terreni o edifici. La decisione si concentra sulla corretta applicazione della recidiva e sui requisiti di specificità del ricorso. Mentre un ricorrente ha presentato doglianze troppo generiche, l'altro ha contestato senza successo l'aggravante della recidiva. La Suprema Corte ha stabilito che la reiterazione di condotte illecite, nonostante precedenti condanne, è un indice inequivocabile di pericolosità sociale, rendendo legittimo l'inasprimento della pena.
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