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Art. 635 Codice Penale — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 635 Codice Penale

Aggressione con mazza da baseball: scatta la condanna penale
Un automobilista ha impugnato in Cassazione la condanna per lesioni aggravate e danneggiamento a seguito di uno scontro stradale. L'imputato sosteneva che la rottura del finestrino dell'autocarro avversario fosse un gesto involontario e negava di aver compiuto un'aggressione con mazza da baseball, chiedendo in subordine la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'impiego di una notevole forza fisica per frantumare il vetro dimostra la piena volontà di danneggiare il bene. Inoltre, la gravità del pestaggio e la fuga immediata dell'autore escludono del tutto la lieve entità del fatto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali, di tremila euro alla Cassa delle Ammende e delle spese legali sostenute dalla vittima.
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Telecamere distrutte e rubate: è furto aggravato
Un uomo travisato con passamontagna ha divelto due telecamere condominiali con un bastone e le ha portate via, depositandole nel proprio garage. La difesa ha sostenuto che l'azione integrasse un mero danneggiamento e non un furto aggravato, sostenendo l'assenza del dolo di profitto poiché i dispositivi erano ormai inservibili. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva confermando la condanna per furto aggravato. I giudici hanno chiarito che l'asportazione fisica della cosa mobile dimostra la volontà di impossessamento, a prescindere dal fatto che i beni siano stati rovinati durante l'azione o conservino solo un valore residuo nei singoli componenti.
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Furto aggravato e danneggiamento: la Cassazione chiarisce l’assorbimento
Un Lavoratore è stato condannato per furto pluriaggravato e danneggiamento aggravato, avendo sottratto caloriferi da una scuola dopo aver forzato recinzione e grata. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i motivi relativi al furto e ad altre questioni procedurali. Tuttavia, ha rilevato d'ufficio un'errata qualificazione giuridica: il reato di danneggiamento aggravato, quando è funzionale all'esecuzione del furto, viene assorbito dal furto aggravato stesso. Pertanto, la Cassazione ha annullato la condanna per danneggiamento, eliminando la relativa pena. Questo principio di assorbimento del danneggiamento nel furto aggravato è stato ribadito.
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Danneggiamento perseguibile d’ufficio: quando la querela non basta
Un Giudice di Pace aveva dichiarato estinti per remissione di querela i reati di minaccia, lesioni e danneggiamento con violenza o minaccia a carico di un Imputato. Il Procuratore della Repubblica ha contestato questa decisione, sostenendo che il reato di danneggiamento con violenza o minaccia (Art. 635 c.p.) è un "Danneggiamento perseguibile d'ufficio", non a querela. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza del Giudice di Pace limitatamente al reato di danneggiamento. Ha ribadito che la remissione di querela è inefficace per i reati perseguibili d'ufficio, confermando che il danneggiamento aggravato rientra in questa categoria.
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Concorso in lesioni personali: risponde anche chi blocca la vittima
Due soggetti hanno aggredito violentemente un uomo per strada. Il primo aggressore ha distratto la vittima togliendole la sigaretta di bocca e l'ha poi bloccata. Il secondo aggressore, pugile esperto, ha sferrato un violento pugno alla mandibola, causando lesioni gravi con prognosi superiore a quaranta giorni. Gli aggressori hanno inoltre danneggiato il vetro dell'ambulanza intervenuta per i soccorsi. I giudici di primo grado avevano assolto gli imputati, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione condannandoli entrambi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, sancendo la piena sussistenza del concorso in lesioni personali anche per chi immobilizza la persona offesa o compie manovre diversive, agevolando l'azione violenta del complice.
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Furto aggravato per il tergicristallo rubato in strada
Le forze dell'ordine hanno fermato un uomo dopo aver asportato la spazzola del tergicristallo da un'automobile parcheggiata in strada. Il tribunale ha condannato l'imputato per il delitto di furto aggravato dalla pubblica fede. La Corte di Appello ha poi riqualificato il fatto in danneggiamento e ha dichiarato l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura Generale, annullando la decisione. I giudici hanno chiarito che staccare un componente per appropriarsene costituisce furto e non semplice danneggiamento. Di conseguenza, i limiti di pena del furto aggravato escludono l'applicazione della particolare tenuità.
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Determinazione della pena: Cassazione annulla per omesso bilanciamento
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per minaccia e danneggiamento. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena e concesso benefici, ma aveva commesso un errore cruciale nella Determinazione della pena. In particolare, non aveva eseguito il necessario giudizio di comparazione tra la circostanza aggravante (la minaccia, assorbita nel danneggiamento) e le circostanze attenuanti generiche riconosciute. Tale bilanciamento è fondamentale per stabilire una pena equa, specialmente considerando la normativa in vigore al momento del fatto. L'omissione ha viziato il calcolo sanzionatorio, che avrebbe potuto risultare più favorevole all'imputato. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente a questo aspetto, rinviando il caso per una nuova Determinazione della pena.
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Concorso di persone nel reato: la Cassazione annulla per insufficiente prova
L'Aggressore Principale e Il Partecipante Controverso sono stati condannati per lesioni aggravate e danneggiamento di un'auto. L'Aggressore Principale ha rotto il lunotto, poi entrambi hanno aggredito le Vittime. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Aggressore Principale. Per Il Partecipante Controverso, ha annullato la condanna relativa al solo danneggiamento dell'auto, ritenendo la motivazione insufficiente a dimostrare un effettivo concorso di persone nel reato basato sulla sola presenza. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio su questo punto.
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Furto aggravato e diritto di querela: decide chi usa il bene
Un uomo, dopo aver infranto il lunotto di un'automobile per sottrarre una borsa e due zaini, ha concordato la pena in tribunale per il reato di furto aggravato da violenza sulle cose. L'imputato ha poi proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'improcedibilità del reato. Secondo la difesa, la querela era invalida perché presentata dall'utilizzatrice del veicolo e non dal proprietario formale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito la disciplina su furto aggravato e diritto di querela: il potere di sporgere denuncia spetta anche a chi possiede o utilizza il bene in base a un titolo legittimo. L'imputato è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato: sconto di pena illegale, la Cassazione annulla
L'Imputato ruba un'auto dotata di antifurto satellitare. Le forze dell'ordine seguono il veicolo senza sosta e bloccano l'uomo, trovandolo con armi a bordo. Il Tribunale lo condanna per il reato di furto aggravato, ma applica una sanzione inferiore ai minimi edittali ed esclude l'aggravante delle armi e la recidiva. Il Procuratore Generale presenta ricorso per cassazione contro la misura della pena. La Suprema Corte accoglie il ricorso e annulla la decisione per il ricalcolo della condanna. La motivazione della prima sentenza era illogica e non rispettava i limiti minimi stabiliti dalla legge penale.
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Furto d’uso e auto contro il muro: scatta la condanna
Un passeggero approfitta della breve sosta del proprietario dell'auto per mettersi alla guida del veicolo senza permesso e finisce contro un muro pochi metri dopo. I giudici di merito qualificano la condotta come furto d'uso. L'autore dell'azione impugna la condanna in Cassazione sostenendo di dover rispondere solo di danneggiamento, data la mancata restituzione del mezzo integro. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'illegittimo impossessamento della vettura integra a tutti gli effetti il delitto contestato. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violenza privata: il blocco dell’auto di pochi secondi è reato
Durante una manifestazione politica, un gruppo di manifestanti ha accerchiato l'auto di alcuni esponenti di un partito, bloccandone la marcia per pochi secondi e proferendo minacce. Un altro gruppo ha inseguito e aggredito un giornalista. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di violenza privata, stabilendo che anche un blocco stradale di brevissima durata configura il reato se limita la libertà di movimento delle vittime. Ha inoltre riconosciuto il diritto al risarcimento del danno morale in favore del partito politico. Per alcuni imputati, la Corte ha dichiarato la prescrizione dei reati o ha annullato la sentenza con rinvio per vizi procedurali legati alla mancata notifica dell'udienza.
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Condanna cancellata: la remissione di querela salva l’imputato
L'Imputato era stato condannato per furto aggravato, danneggiamento e porto abusivo di coltelli. Durante il giudizio di Cassazione, emerge che le vittime hanno formalizzato la remissione di querela per i reati di furto e danneggiamento. La Suprema Corte, applicando le novità della Riforma Cartabia che ha trasformato tali reati da procedibili d'ufficio a procedibili a querela, accoglie il ricorso. La remissione di querela, ritualmente accettata, estingue i reati di furto e danneggiamento. Inoltre, la Cassazione rileva che il reato di porto d'armi si era già estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Corte annulla senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione di tutti i reati e ponendo le spese processuali a carico dell'imputato.
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Patteggiamento e risarcimento danni: no alla provvisionale
Il Tribunale di Firenze aveva applicato a un'imputata la pena concordata di cinque mesi di reclusione per minaccia e danneggiamento, condannandola anche al pagamento di una provvisionale di mille euro in favore della parte civile. L'Imputata ha fatto ricorso in Cassazione contestando la decisione sulla provvisionale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ribadendo che in caso di patteggiamento e risarcimento danni il giudice penale non può decidere sulle pretese risarcitorie della parte civile, né assegnare provvisionali. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna al pagamento della provvisionale e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale per una nuova valutazione sulle spese di costituzione della parte civile.
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Violenza privata: condannati anche i manifestanti rimasti fuori
Un gruppo di attivisti ha fatto irruzione nella sede di un'azienda, minacciando i dipendenti e costringendoli a interrompere il lavoro per affiggere striscioni di protesta. Alcuni partecipanti sono rimasti all'esterno per dare supporto e scattare foto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di danneggiamento, violazione di domicilio e violenza privata. La Corte ha stabilito che la violenza privata si configura quando la vittima è costretta a tollerare un comportamento ulteriore rispetto alla sola violenza fisica, come la sospensione del lavoro. Inoltre, chi è rimasto fuori risponde di concorso morale poiché la sua presenza ha rafforzato il proposito criminoso del gruppo. Infine, il danneggiamento resta reato se commesso in un contesto di violenza o minaccia, anche dopo la depenalizzazione del 2016.
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Danneggiamento aggravato del muretto: quando il confine privato non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per minaccia, violenza privata e danneggiamento aggravato. Il caso nasce da una lite tra vicini: l'imputato aveva minacciato il confinante con un rastrello, bloccato l'accesso alla sua propriet con un veicolo e distrutto un muretto di confine. La difesa sosteneva che il muretto, trovandosi su una propriet privata, non potesse configurare l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. I giudici hanno invece chiarito che, per integrare il danneggiamento aggravato, sufficiente che il bene sia accessibile a terzi, indipendentemente dalla natura privata del terreno. L'imputato perde la causa e viene condannato alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.
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Reato di danneggiamento: speronare l’auto altrui resta un crimine
L'Imputata, alla guida della propria auto in una strada stretta, ha costretto la Persona Offesa a fare retromarcia, tamponandola ripetutamente e causandole lesioni personali e danni al veicolo. Condannata nei primi gradi per lesioni, violenza privata e danneggiamento, l'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la depenalizzazione del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di danneggiamento non è depenalizzato se commesso con violenza alla persona, la quale costituisce oggi un elemento costitutivo della fattispecie criminosa e non una semplice aggravante. L'Imputata perde la causa e deve risarcire la vittima, oltre a pagare le spese processuali e la sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: legittima la revoca d’ufficio
Gli Imputati venivano condannati per lesioni aggravate e danneggiamento. Il Tribunale concedeva la sospensione condizionale della pena, ma la Corte d'appello la revocava d'ufficio a causa dei loro numerosi precedenti penali. Gli Imputati ricorrevano in Cassazione lamentando la violazione del divieto di peggioramento della pena in appello e la depenalizzazione del danneggiamento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la revoca della sospensione condizionale della pena, se concessa in violazione di legge per cause ostative, è un atto dovuto che non viola il divieto di riforma in peggio. Inoltre, il danneggiamento resta reato poiché commesso con violenza alla persona, circostanza contestata nei fatti.
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Violenza privata: bastano 15 minuti di blocco per la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per i reati di danneggiamento e violenza privata. Il caso ha origine dal comportamento dell'imputata, che aveva aggredito verbalmente la persona offesa chiudendola a chiave in una stanza per circa quindici minuti e danneggiando gli specchietti di due auto. La difesa contestava la capacità di intendere e di volere dell'imputata e invocava la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha confermato la condanna, chiarendo che la violenza privata si configura anche con una temporanea ma significativa limitazione della libertà altrui. Inoltre, la gravità della condotta e i precedenti penali escludono la particolare tenuità del fatto. L'imputata perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Arresto in quasi flagranza: valido anche se la polizia non vede
Un uomo danneggia un'auto con una pietra da due chili e minaccia una donna. Allertati da una testimone tramite il 112, i Carabinieri intervengono in pochissimi minuti. Sul posto trovano l'indagato, corrispondente alla descrizione fisica, mentre discute animatamente con il marito della vittima, accanto alla pietra e all'auto danneggiata. Il Tribunale non convalida l'arresto, ritenendo insufficiente la percezione autonoma della polizia. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che l'arresto in quasi flagranza è pienamente legittimo se gli agenti percepiscono immediatamente le tracce del reato e il loro inequivocabile collegamento con il sospettato, senza necessità di assistere direttamente all'azione criminosa. L'ordinanza viene annullata senza rinvio.
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