LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 629 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Pagina 17 di 40

Altri anni per Art. 629 Codice Penale

Tentata estorsione aggravata: proiettile e metodo mafioso
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un uomo accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso in concorso con terzi. La vicenda trae origine da una richiesta estorsiva rivolta a una parrucchiera per ottenere somme legate alla cassa integrazione di una ex dipendente, figlia della convivente dell'indagato. L'uomo ha accompagnato in auto i complici e ha consegnato una busta contenente un proiettile, poi recapitata alla vittima tramite una cliente. I giudici hanno chiarito che il recapito di un proiettile manifesta una carica intimidatoria tipica della criminalità organizzata, a prescindere dall'effettiva appartenenza alla cosca o dalla natura privata della pretesa economica. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Competenza territoriale per associazione mafiosa: la sede a Roma
Un indagato, accusato di far parte di un'articolazione mafiosa attiva a Roma dedita a estorsioni e reati in materia di armi, ha contestato la competenza dei giudici capitolini. La difesa sosteneva che il procedimento spettasse all'autorità giudiziaria calabrese, territorio di origine in cui era avvenuta la prima ideazione del sodalizio criminoso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. I giudici supremi hanno chiarito che la competenza territoriale per associazione mafiosa appartiene al luogo in cui il sodalizio si è stabilito concretamente e ha operato, gestendo le attività delittuose e manifestando la propria forza intimidatrice sul territorio, e non dove è avvenuta la mera autorizzazione preventiva.
Continua »
Falso amico ed estorsione aggravata dal metodo mafioso: arresti
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un soggetto accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'indagato si spacciava per un amico mediatore della vittima, ma di fatto veicolava pesanti minacce evocando la caratura criminale di una cosca locale per scoraggiarla dal partecipare a un'asta giudiziaria. La difesa sosteneva la natura amichevole e solidale dell'intervento, lamentando l'assenza di minacce dirette. I giudici hanno chiarito che evocare la forza criminale di un clan mafioso basta a integrare il metodo mafioso, a prescindere dall'affiliazione formale. Inoltre, per i reati aggravati da contesto mafioso, la pericolosità si presume attuale fino a prova contraria. Il ricorso è stato rigettato.
Continua »
Tentata estorsione: la minaccia implicita per denaro
L'Imputato ha contattato telefonicamente la Persona Offesa per pretendere trecento euro in cambio di dichiarazioni favorevoli davanti alla polizia giudiziaria. La difesa ha sostenuto che il fatto costituisse solo una truffa e ha lamentato il travisamento delle testimonianze. I giudici di merito hanno invece accertato la sussistenza della tentata estorsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ribadendo che la richiesta di denaro formulata con una minaccia implicita di danno ingiusto integra pienamente il delitto di estorsione tentata. L'imputato deve versare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di estorsione: condanna valida senza perizia SMS
I giudici hanno confermato la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione per il reato di estorsione a carico di una donna che minacciava la persona offesa per ottenere denaro. L'imputata ha presentato ricorso per cassazione denunciando la mancata notifica personale dell'atto di citazione, l'assenza di perizia forense sui messaggi trascritti e la convinzione di agire per far valere un proprio credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La consegna dell'atto al difensore domiciliatario rappresenta una semplice irregolarità che non lede il diritto di difesa. Inoltre, la colpevolezza per il reato di estorsione risulta pienamente provata da testimonianze ed e-mail, rendendo superflua la perizia sui singoli messaggi in base al principio della prova di resistenza.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma la misura
Un indagato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava una misura cautelare per tentata estorsione e lesioni personali. La difesa sosteneva l'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, offrendo una diversa interpretazione delle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza rispetto a quella formulata dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare il merito delle prove o sostituire la propria valutazione a quella del tribunale territoriale, se quest'ultima risulta priva di vizi logici evidenti. L'indagato è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Usura ed estorsione: la riscossione illecita costa la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da due soggetti accusati di concorso in usura ed estorsione. I giudici hanno chiarito la distinzione tra la semplice mediazione e la piena compartecipazione criminale nella riscossione di crediti a tassi spropositati. La pretesa violenta di interessi illeciti esclude il meno grave reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, confermando il delitto estorsivo. L'attività costante di reclutamento delle vittime e di esazione dei pagamenti configura un concorso pieno nell'attività usuraria. I giudici hanno confermato la condanna per l'imputato esecutore e annullato la pronuncia per la coimputata a causa dell'errata dichiarazione di tardività del suo appello, regolarmente depositato entro i termini stabiliti.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione respinge il ricorso
Un uomo indagato per estorsione e per la partecipazione a un'associazione a delinquere finalizzata alle truffe assicurative ha impugnato l'ordinanza cautelare emessa a suo carico. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la custodia cautelare, accertando il pericolo di inquinamento probatorio e il ruolo direttivo dell'indagato nelle estorsioni e nei finti incidenti. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di gravi indizi di colpevolezza e contestando l'attendibilità della persona offesa. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può servire per ottenere una nuova valutazione dei fatti già motivati in modo logico dai giudici di merito. L'indagato perde il ricorso, resta soggetto alla misura cautelare ed è condannato al pagamento delle spese.
Continua »
Patteggiamento e sospensione condizionale: no a modifiche del giudice
Un imputato accusato di estorsione ha concordato con il pubblico ministero l'applicazione della pena di due anni, due mesi e venti giorni di reclusione. La richiesta subordinava l'efficacia dell'accordo alla concessione della sospensione condizionale della pena. Il Giudice per le indagini preliminari ha applicato la pena concordata, ma ha negato il beneficio della sospensione e ha omesso la sanzione pecuniaria obbligatoria per legge. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio. Il giudice non possiede il potere di alterare unilateralmente i termini del patteggiamento e sospensione condizionale. Se il giudice ritiene inapplicabile il beneficio richiesto o ravvisa un patto illegale, deve respingere l'accordo nella sua interezza.
Continua »
Busta paga e ricatto: l’estorsione sul posto di lavoro
Un responsabile aziendale pretendeva dalle commesse la restituzione in contanti di una quota del compenso accreditato, minacciando il licenziamento o il mancato rinnovo del contratto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'uomo per il reato di estorsione sul posto di lavoro, dichiarando inammissibile il ricorso difensivo. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni delle lavoratrici, avvalorate dai riscontri bancari e dalle testimonianze dei familiari. Costringere i dipendenti a rinunciare a parte della retribuzione prospettando la perdita del posto costituisce un illecito penale a tutti gli effetti.
Continua »
Estorsione aggravata: condanna per chi occupa la casa altrui
Due soggetti hanno occupato abusivamente l'appartamento di un legittimo assegnatario. Gli occupanti hanno intimorito la vittima con costanti minacce, impedendole di rivolgersi alle autorità competenti. La persona offesa, esasperata dalle violenze psicologiche, ha rinunciato all'assegnazione della casa e ha perso la disponibilità di tutti i beni presenti nei locali. I giudici di merito hanno condannato i responsabili per i reati di violazione di domicilio ed estorsione aggravata. I condannati hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo l'assenza di un profitto ingiusto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili e ha confermato la condanna penale, ribadendo che l'imposizione di una occupazione illegittima e l'appropriazione dell'immobile integrano pienamente l'estorsione aggravata.
Continua »
Concorso in estorsione aggravata: presenza e non mera connivenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso in estorsione aggravata a carico di un imputato che sosteneva di essere stato un mero spettatore passivo. L'uomo si era presentato all'alba a casa della vittima insieme a dei complici, facendo leva su un video compromettente per richiedere denaro con fare intimidatorio. I giudici hanno chiarito che la presenza fisica sul luogo e l'intermediazione telefonica non costituiscono una semplice connivenza non punibile, ma un vero e proprio rafforzamento dell'efficacia intimidatoria del reato. Dichiarato inammissibile il ricorso, la condanna è diventata definitiva.
Continua »
Estorsione aggravata e credito: illecita la pretesa
Tre individui hanno preteso somme di denaro da un professionista con minacce e intimidazioni. Gli autori hanno giustificato la richiesta come compenso per un presunto accordo di mediazione e recupero crediti verso un terzo debitore. La difesa degli imputati ha richiesto di qualificare il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni anziché come estorsione aggravata, sostenendo la convinzione di agire per un credito spettante. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dichiarandoli inammissibili. I giudici hanno chiarito che un patto di recupero fondato su metodi illeciti ha causa illegale e non conferisce alcun diritto azionabile in tribunale. L'impossibilità di ricorrere a un giudice civile esclude il reato meno grave e conferma integralmente la condanna per estorsione aggravata.
Continua »
Tentata estorsione aggravata: confermato il carcere per usura
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di usura e tentata estorsione aggravata. La difesa sosteneva la nullità dell'ordinanza cautelare per genericità delle accuse, la carenza di motivazione autonoma del giudice e l'impossibilità di configurare l'estorsione tra soggetti già complici nel reato di usura. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'accusa cautelare richiede una descrizione sommaria ma sufficiente a consentire la difesa. Le intercettazioni chiaramente rappresentative giustificano una motivazione sintetica. Infine, il profitto della tentata estorsione aggravata resta ingiusto anche se collegato a pregresse intese illecite di credito a tassi usurari tra i soggetti coinvolti.
Continua »
Elementi costitutivi della rapina tra minaccia e custodia
Il Tribunale della Libertà ha confermato la custodia cautelare in carcere per L'Indagato, accusato di rapina aggravata ed estorsione. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che mancasse la minaccia necessaria a configurare gli elementi costitutivi della rapina, poiché la vittima si era spaventata soltanto per un repentino cambio di tono vocale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo. I giudici hanno chiarito che la forza intimidatoria emergeva con chiarezza dal contesto globale dell'azione, dal riconoscimento visivo della vittima e dai filmati di videosorveglianza. La presenza di precedenti penali e la gravità dei fatti giustificano appieno la massima misura cautelare.
Continua »
Modifica della misura cautelare: il carcere resta senza novità
L'indagato, condannato in primo grado a sei anni di reclusione per usura ed estorsione, chiedeva la modifica della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico. La richiesta si fondava sul tempo trascorso dall'arresto e sulla corretta condotta tenuta in istituto penitenziario. I giudici territoriali respingevano l'istanza rilevando l'assenza di elementi nuovi e la persistente gravità dei reati. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso confermando che il semplice decorso del tempo e la buona condotta carceraria non rappresentano fatti nuovi idonei ad attenuare il regime custodiale.
Continua »
Tentata estorsione all’avvocato: condanna per credito inesistente
Un cliente ha inviato al proprio avvocato una lettera minatoria per pretendere la restituzione di quarantamila euro, estendendo le minacce anche ai familiari del professionista. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno escluso la riqualificazione nel meno grave reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni poiché il credito vantato dal cliente era inesistente e privo di basi legali. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione degli indizi spetta ai giudici territoriali e ha sanzionato il ricorrente.
Continua »
Reato continuato e calcolo della pena: vecchie e nuove condanne
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da diversi imputati condannati per associazione mafiosa, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti. Il punto centrale ha riguardato il reato continuato e calcolo della pena nei confronti del principale imputato. I giudici hanno chiarito che, quando si uniscono reati già giudicati con una sentenza irrevocabile ad altri nuovi, il giudice deve sciogliere il vecchio vincolo. Egli deve individuare la pena base per il fatto più grave e motivare i singoli aumenti per ogni reato satellite. La Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata con rinvio limitatamente a questo imputato per ricalcolare la sanzione, dichiarando invece inammissibili i ricorsi degli altri soggetti coinvolti.
Continua »
Tentata estorsione: valida la prova della testimone
Un uomo ha subito la condanna per il delitto di tentata estorsione dopo aver preteso tremila euro da un conoscente, minacciando di rivelare alla moglie una presunta relazione extraconiugale. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione eccependo l'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese da una teste chiave, poi giudicata separatamente per gli stessi fatti, sostenendo che la donna doveva essere sentita fin dal primo momento con le garanzie difensive dell'indagata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno stabilito che la valutazione dello status della dichiarante spetta al giudice di merito: al momento della deposizione iniziale non sussistevano indizi certi di colpevolezza a carico della teste. Le sue dichiarazioni restano quindi pienamente utilizzabili.
Continua »
Estorsione ai danni del dipendente: no a rinunce imposte sul TFR
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per un datore di lavoro accusato di estorsione ai danni del dipendente e lesioni personali. L'imputato, insieme ad altre persone, aveva aggredito e minacciato una lavoratrice per costringerla a firmare false quietanze di rinuncia al Trattamento di Fine Rapporto e all'ultima mensilità maturata. La difesa sosteneva l'assenza di minacce e la volontà spontanea della donna di aiutare l'impresa, ma le registrazioni audio hanno smentito tale versione, provando la piena responsabilità dell'aggressore. La Suprema Corte ha respinto i ricorsi sulla colpevolezza e ha corretto direttamente solo la quantificazione della multa pecuniaria, rideterminandola a 1.777 euro per rispetto dei massimi edittali di legge.
Continua »