LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 629 Codice Penale — Anno 2022

Pagina 28 di 40

Altri anni per Art. 629 Codice Penale

Estorsione con metodo mafioso: condanna anche senza clan
Due individui pretendono il pagamento di una somma di denaro da un'impresa edile attiva in un nuovo cantiere. Gli estorsori minacciano di bloccare i lavori e danneggiare i mezzi aziendali, evocando un capillare controllo del territorio e collegamenti con la criminalità organizzata. I giudici di merito condannano gli imputati per il reato di estorsione con metodo mafioso. Gli imputati propongono ricorso in Cassazione. Uno di essi sostiene che la semplice minaccia sui macchinari non provi il metodo mafioso in assenza di appartenenza a un clan. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici evidenziano che l'aggravante sussiste anche senza l'appartenenza formale a un sodalizio mafioso, quando la minaccia evoca la forza intimidatrice della criminalità organizzata. Gli imputati devono pagare le spese processuali e risarcire le parti civili.
Continua »
Divieto di reformatio in peius: pena finale ridotta e ricalcolo
L'Imputato ha ceduto sostanza stupefacente e ha commesso una tentata estorsione con violenza per ottenere denaro dalla Persona Offesa. La Corte d'Appello ha riqualificato lo spaccio in fatto di lieve entità, rideterminando la pena complessiva in misura inferiore al primo grado, ma aumentando la pena base per un singolo reato. L'Imputato ha proposto ricorso denunciando la violazione del divieto di reformatio in peius e contestando la ricostruzione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I primi motivi erano generici e ripetitivi. Sul calcolo della sanzione, i giudici hanno chiarito che il divieto di reformatio in peius non viene violato se cambia la struttura del reato continuato e la pena finale risulta comunque minore. L'Imputato deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentata estorsione: la condanna resta anche con somme irrisorie
Un uomo si è recato presso un locale pubblico imponendo richieste di denaro mediante frasi minacciose. La difesa ha sostenuto l'assenza del reato di tentata estorsione a causa del presunto stato di ubriachezza dell'aggressore e dell'importo irrisorio richiesto. La difesa ha inoltre lamentato la mancata revoca della parte civile, assente al giudizio di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la responsabilità penale poiché le forze dell'ordine hanno escluso lo stato di ebbrezza e la condotta intimidatoria era idonea a costringere la vittima. La Suprema Corte ha precisato che la mancata presentazione delle conclusioni in appello da parte della vittima non costituisce una revoca tacita della costituzione di parte civile, che rimane valida per l'intero processo. L'Imputato perde il ricorso e versa tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Estorsione e vizi di motivazione: il ricorso inammissibile
L'Indagato, sottoposto alla custodia cautelare in carcere per il reato di estorsione aggravata, ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame. La difesa ha sostenuto l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e la falsità delle dichiarazioni rese dalla Persona Offesa, lamentando generici vizi di motivazione della sentenza impugnata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i vizi di motivazione non possono essere denunciati in modo cumulativo o generico e che la Cassazione non può valutare nuovamente i fatti o la credibilità dei testimoni. Di conseguenza, l'Indagato resta in carcere ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Misure cautelari per reati societari: arresti confermati
L'Indagato, accusato di far capo a una rete d'imprese usata per commettere bancarotta fraudolenta, reati fiscali ed estorsione verso i dipendenti, ha proposto ricorso contro l'ordinanza di arresti domiciliari. La difesa contestava i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, sostenendo l'assenza del pericolo di reiterazione per via del dissesto societario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che il pericolo di reiterazione del reato societario resta concreto quando sussiste una spiccata capacità criminale e la possibilità di creare nuove strutture schermate per sottrarre patrimoni. Conseguentemente, le misure cautelari per reati societari sono state confermate, con condanna del ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: il boss in carcere senza rito
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di essere al vertice di un clan locale della 'ndrangheta e di aver compiuto tre estorsioni aggravate. La difesa sosteneva l'assenza di prove sulla sua partecipazione, evidenziando la mancanza di un formale rito di affiliazione e una precedente collaborazione con la giustizia al Nord. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la mancanza di rituali formali non esclude il reato di associazione di tipo mafioso se vi è un concreto e costante contributo al gruppo. Inoltre, l'azione diretta nelle estorsioni e il comando di un gruppo di esecutori confermano il ruolo apicale dell'indagato, rendendo irrilevante il tentativo di mascherare le attività illecite come semplici mediazioni d'affari.
Continua »
Riciclaggio e reato presupposto: libero chi ha ideato la truffa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore contro l'annullamento della custodia in carcere per un indagato. L'uomo era accusato di tentata estorsione e riciclaggio di somme derivanti da truffe informatiche. Tuttavia, il Tribunale del Riesame ha escluso il reato di riciclaggio poiché le intercettazioni dimostravano la sua partecipazione diretta alla pianificazione delle truffe stesse. Per legge, chi concorre nel reato presupposto non può rispondere di riciclaggio. Inoltre, per la tentata estorsione, è emerso solo un suo generico interesse al recupero del denaro, senza un contributo attivo alle minacce. La Cassazione ha confermato che la valutazione dei giudici di merito era logica e priva di vizi, ribadendo il legame tra riciclaggio e reato presupposto.
Continua »
Estorsione aggravata: costringono a rubare ma perdono il ricorso
Due imputati sono stati condannati per il reato di estorsione aggravata ai danni di una giovane donna, costretta con minacce a compiere furti per procurarsi il denaro da consegnare loro. Uno dei due rispondeva anche di tentata rapina. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati, confermando la sentenza d'appello. I giudici hanno chiarito che l'estorsione si configura anche se il danno patrimoniale colpisce un soggetto diverso dalla persona minacciata. Inoltre, la Corte ha confermato la legittimità dell'uso di intercettazioni provenienti da un altro procedimento, poiché l'estorsione prevede l'arresto obbligatorio in flagranza. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Estorsione aggravata: condannato chi esige un finto credito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di estorsione aggravata nei confronti di un uomo che aveva aggredito e minacciato una donna per ottenere il pagamento di una somma di denaro. L'imputato sosteneva che si trattasse di un semplice esercizio arbitrario delle proprie ragioni, legato a un presunto debito nei confronti di sua moglie. Tuttavia, i giudici hanno rilevato la totale assenza di prove sull'esistenza di questo credito. La condotta violenta, provata da testimonianze, messaggi sul cellulare e certificati medici, configura pienamente il reato di estorsione aggravata. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni in favore della vittima.
Continua »
Tentata estorsione aggravata: il clan perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione aggravata a carico di un soggetto accusato di aver preteso somme di denaro e subappalti da un imprenditore locale. I giudici hanno ritenuto pienamente provata la responsabilità dell'imputato, evidenziando l'utilizzo del metodo mafioso per intimidire la vittima. La Suprema Corte ha chiarito che l'aggravante del metodo mafioso sussiste quando la condotta evoca la forza di un clan criminale, anche se la vittima non si piega del tutto o se l'associazione rimane sullo sfondo. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la pena detentiva e condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Aggravante del metodo mafioso: dalle minacce alla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per gravi reati. Il Primo Imputato rispondeva di porto e detenzione di arma clandestina e ricettazione, mentre il Secondo Imputato di estorsione ai danni di un autonoleggio. Per entrambi i giudici hanno confermato l'aggravante del metodo mafioso e l'agevolazione del clan locale. I ricorrenti facevano infatti parte di una rete di fiancheggiatori che gestiva la latitanza di un boss. La Suprema Corte ha confermato la validità delle prove, tra cui le dichiarazioni delle vittime e dei collaboratori di giustizia, respingendo le tesi difensive. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di estorsione in famiglia: quando la minaccia è solo tentata
Un uomo pretendeva continuamente denaro dal suocero con minacce e violenze, configurando il reato di estorsione. In un'occasione, il genero aggredì la vittima nella sua bottega, ma senza ricevere denaro nell'immediato. La Corte di Cassazione ha stabilito che questo specifico episodio non costituisce un'estorsione consumata, bensì un'estorsione tentata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato parzialmente la sentenza d'appello, ordinando la rideterminazione della pena. Il genero rimane definitivamente responsabile per i fatti commessi, ma la sua sanzione dovrà essere ricalcolata al ribasso poiché l'episodio nella bottega è stato riqualificato come tentativo e non come reato consumato.
Continua »
Estorsione aggravata da metodo mafioso: dipendente o complice?
Un dipendente è stato sottoposto agli arresti domiciliari per il reato di estorsione aggravata da metodo mafioso. L'uomo aveva fatto da intermediario per costringere un imprenditore a consegnare gratuitamente dei pannelli da copertura al proprio datore di lavoro, un soggetto legato alla criminalità organizzata. Il dipendente si era difeso sostenendo di aver agito come semplice lavoratore ignaro delle intenzioni estorsive del capo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che l'aggravante del metodo mafioso ha natura oggettiva e si estende a tutti i partecipanti che, come l'imputato, agiscono con la consapevolezza di sfruttare la forza intimidatrice del sodalizio criminale, anche senza minacce esplicite.
Continua »
In carcere l’insospettabile: gravi indizi di colpevolezza
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di far parte di un sodalizio mafioso e di traffico di stupefacenti. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che i rapporti tra l'indagato e il presunto boss fossero di natura puramente commerciale e che il gruppo non avesse una reale forza intimidatrice. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso, evidenziando come l'indagato fungesse da intermediario e avesse messo a disposizione la propria casa per i vertici del clan. La Corte ha chiarito che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza richiede una prognosi di qualificata probabilità di condanna, ampiamente soddisfatta in questo caso grazie alle intercettazioni e ai riscontri sul territorio.
Continua »
Concorso esterno in associazione mafiosa: politico assolto
Un esponente politico locale viene accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per un presunto patto di scambio elettorale con una cosca locale e di estorsione aggravata per aver preteso sconti forzosi da un commerciante. La Corte d'Appello lo condanna, ma la Cassazione annulla la sentenza senza rinvio. I giudici di legittimità rilevano una totale assenza di prove concrete e riscontri investigativi sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Inoltre, i presunti complici e la stessa vittima dell'estorsione sono stati assolti in altri procedimenti, escludendo l'esistenza di minacce o patti illeciti. L'imputato viene quindi definitivamente assolto con la formula perché il fatto non sussiste.
Continua »
Aggravanti ad effetto speciale: stop al cumulo di pene illegali
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti condannati per tentata estorsione. Il primo ricorrente contestava il calcolo della pena, lamentando l'applicazione cumulativa di più circostanze aggravanti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ricordando che in presenza di più aggravanti ad effetto speciale si applica il criterio moderatore previsto dall'articolo 63 del codice penale. Questo criterio vieta il cumulo materiale delle pene, imponendo l'applicazione della sola pena per l'aggravante più grave, aumentata fino a un terzo. Di conseguenza, i giudici hanno eliminato l'aumento illegittimo per la recidiva e ridotto la pena del primo ricorrente senza rinvio. Al contrario, il ricorso del secondo imputato è stato rigettato, poiché l'aumento per il metodo mafioso era vincolato e applicato nel minimo di legge.
Continua »
Metodo mafioso e tentata estorsione: condannato anche il complice
Il Complice ha impugnato la condanna per tentata estorsione aggravata ai danni di un commerciante. L'uomo aveva accompagnato la vittima in auto al cospetto di un pregiudicato, che aveva poi richiesto il pagamento del pizzo evocando la protezione dei "compagni nostri". La difesa sosteneva l'estraneità del Complice e l'insussistenza dell'aggravante del metodo mafioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la responsabilità del Complice, che ha fornito un contributo decisivo guidando l'auto e presenziando alla minaccia. Inoltre, la Corte ha ribadito che il metodo mafioso si configura anche senza la prova di un'associazione criminale strutturata, poiché basta evocare la forza intimidatrice tipica della criminalità organizzata per assoggettare la vittima. Il ricorrente perde e deve pagare le spese.
Continua »
Impugnazioni cautelari: l’errore di deposito che conferma l’arresto
L'Indagato ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame che confermava la misura degli arresti domiciliari per il reato di estorsione. Tuttavia, la difesa ha depositato l'atto presso la cancelleria del Tribunale di Catania invece che presso quella del Tribunale di Caltanissetta, che aveva emesso il provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per tardività. In tema di impugnazioni cautelari, infatti, la presentazione del ricorso presso un ufficio diverso da quello competente comporta il rischio di inammissibilità se l'atto non perviene alla cancelleria corretta entro il termine perentorio di dieci giorni. Poiché il ricorso è giunto al tribunale competente oltre la scadenza, l'impugnazione è stata respinta con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: il silenzio dell’imputato vale come firma
L'Imputato, condannato per estorsione, ha proposto ricorso per cassazione contestando la validità del concordato in appello. La difesa sosteneva che l'accordo sulla pena fosse nullo perché formulato dal difensore privo di una procura speciale scritta per rinunciare ai motivi di appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la presenza fisica dell'assistito all'udienza e il suo silenzio assenso equivalgono a una manifestazione diretta di volontà. Di conseguenza, l'accordo è pienamente valido anche senza una procura formale scritta, in quanto il difensore agisce nell'interesse del cliente che, non opponendosi, ne ratifica l'operato. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Reato di ricettazione: comprare un camper senza soldi costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per gravi reati. Il primo rispondeva di estorsione, mentre il secondo era accusato del reato di ricettazione per aver acquistato un camper di provenienza illecita. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità di quest'ultimo, evidenziando come l'assenza di risorse finanziarie adeguate al momento dell'acquisto e la mancanza di prove documentali del pagamento costituiscano prove evidenti della consapevolezza dell'origine delittuosa del mezzo. I giudici hanno inoltre ribadito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei gradi precedenti se la motivazione della sentenza d'appello è logica e coerente. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »