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Art. 629 Codice Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 629 Codice Penale

Liberazione anticipata negata tra denunce e sanzioni
Un detenuto richiede il beneficio dello sconto di pena per il periodo tra il 2015 e il 2021. Il Tribunale di Sorveglianza nega la misura a causa di un richiamo disciplinare in carcere e di diverse denunce per evasione e stupefacenti. Il ricorrente impugna la decisione sostenendo la mancanza di condanne definitive e la regolare condotta tenuta durante i domiciliari. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione e conferma il rigetto della richiesta di liberazione anticipata. I giudici evidenziano che le nuove denunce e le violazioni carcerarie dimostrano il mancato percorso rieducativo, potendo incidere negativamente anche sulla valutazione di semestri precedenti o successivi.
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Collaborazione con la giustizia: niente permessi al boss
Un detenuto condannato per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti ed estorsione ha richiesto un permesso premio. Egli ha sostenuto l'impossibilita' di una utile collaborazione con la giustizia, evidenziando le sue parziali assoluzioni per i reati legati alle armi e alla latitanza del capo. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto l'istanza. I giudici hanno evidenziato che la sua posizione di rilievo nell'organizzazione gli consente di rivelare dettagli preziosi sui canali della droga e sulle estorsioni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali. L'assoluzione per singoli episodi non elimina le conoscenze acquisite nel clan, mantenendo intatta la possibilita' di collaborare.
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Droga parlata: Cassazione conferma condanne per spaccio e estorsione
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per due imputati, inizialmente condannati per spaccio di hashish e marijuana e tentata estorsione. I ricorrenti contestavano la prova dei reati, in particolare l'assenza di sequestro della sostanza stupefacente, basandosi sulla cosiddetta "droga parlata". La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che le intercettazioni, se chiare e dettagliate, possono provare il reato di spaccio anche senza il sequestro fisico della droga, superando il principio del "ragionevole dubbio" e confermando la validità della "droga parlata" come prova.
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Reato continuato in fase esecutiva: confini e unione pene
Un condannato per associazione mafiosa ed estorsioni ha chiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per unificare diverse condanne definitive. La Corte di Appello ha accolto l'istanza per i delitti commessi in un comune, ma l'ha respinta per un'estorsione avvenuta in una città limitrofa, ritenendo non provata la preventiva programmazione del crimine al momento dell'ingresso nel clan. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata. I giudici di merito hanno ignorato le prove documentali prodotte dalla difesa che dimostravano come l'influenza territoriale dell'organizzazione criminale includesse sin dall'origine anche la seconda area. Il giudice dell'esecuzione deve verificare l'effettivo piano unitario senza automatismi e riesaminare tutti gli atti.
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Tentata Estorsione: Minacce per Usura, la Cassazione Conferma la Condanna
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un Imputato, confermando la condanna per `tentata estorsione` e usura. L'Imputato aveva minacciato un Debitore per recuperare un prestito usurario. La Corte ha ribadito che le minacce, anche se alternate a toni concilianti, se finalizzate a ottenere un profitto ingiusto (come interessi illegali), configurano la tentata estorsione e non un semplice esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La sentenza ha anche confermato che le dichiarazioni della persona offesa, seppur valutate con rigore, possono fondare una condanna.
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Tentata estorsione aggravata: anche 50 euro integrano il reato
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia in carcere per un indagato accusato del reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'uomo aveva preteso somme di denaro da un commerciante, tra i cinquanta e i cento euro, giustificando la richiesta come regalo di Natale per sostenere le famiglie dei detenuti affiliati al crimine organizzato. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che l'importo ridotto e l'assenza di minacce esplicite impedissero la configurazione del delitto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che anche la pretesa di somme minime integra il reato quando sfrutta il potere intimidatorio del contesto mafioso.
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Continuazione del Reato: La Cassazione nega il beneficio per atti spontanei
Un individuo ha richiesto l'applicazione della "continuazione del reato" per rapine e tentate estorsioni commesse in momenti diversi. Il giudice di primo grado aveva negato questa richiesta, ritenendo i reati atti spontanei e non parte di un unico piano criminoso. L'individuo ha sostenuto che i reati erano finalizzati al suo mantenimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che spetta al condannato dimostrare una preventiva programmazione unitaria dei reati per ottenere il beneficio della "continuazione del reato". La semplice reiterazione non basta.
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Ricorso Penale Inammissibile: Cassazione Conferma Carcere per Mafia ed Estorsione
Un imputato, già sottoposto a custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere di tipo mafioso e tentativo di estorsione aggravata, ha presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che aveva confermato tale misura. La difesa lamentava vizi di motivazione e l'assenza di gravi indizi di colpevolezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendolo manifestamente infondato. Ha stabilito che la motivazione del Tribunale era adeguata e che le obiezioni della difesa riguardavano questioni di merito non sindacabili in sede di legittimità. L'imputato è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di una somma alla cassa delle ammende.
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Associazione mafiosa: Cassazione conferma custodia per ruolo di vertice
Un individuo, accusato di far parte di un'associazione mafiosa e di estorsione, aveva ricevuto un ordine di custodia in carcere. Il Tribunale di Palermo aveva confermato questa misura. Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la logicità e la correttezza giuridica della motivazione. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale adeguata, evidenziando il ruolo di vertice del Ricorrente nell'associazione mafiosa, confermando la custodia cautelare.
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Tentata estorsione: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e sei mesi di reclusione per un uomo imputato dei reati di detenzione illecita di sostanze stupefacenti e tentata estorsione aggravata. L'imputato contestava la credibilità della persona offesa e lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso difensivo, evidenziando che i motivi proposti riproducevano argomentazioni già esaminate e respinte dai giudici di merito. La testimonianza della vittima è risultata pienamente attendibile e supportata da precisi riscontri esterni. Il giudice di merito ha motivato in modo congruo e logico il diniego delle attenuanti generiche, basandosi su elementi ritenuti decisivi. Il ricorrente deve versare le spese di giudizio e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Credito presunto vs. Estorsione aggravata: la Cassazione decide
Tre imputati sono stati condannati per estorsione pluriaggravata ai danni di una vittima. Hanno usato minacce, inclusa l'esplosione di colpi d'arma da fuoco contro l'auto della vittima, per ottenere denaro. La difesa ha sostenuto l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni per un presunto credito e ha contestato l'applicazione dell'estorsione aggravata dal metodo mafioso e il diniego delle attenuanti generiche. La Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, confermando che l'uso della violenza e l'allusione a contesti criminali configurano il metodo mafioso. Ha anche ribadito che il credito vantato non era azionabile contro la vittima e ha giustificato il diniego delle attenuanti.
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Pericolo di Reiterazione: Cassazione Conferma Arresti Domiciliari
Una persona indagata per estorsione e rapina aveva ricevuto gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame aveva accolto l'appello del Pubblico Ministero, applicando la misura cautelare. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza del "pericolo di reiterazione dei reati" e la motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il suo controllo si limita alla verifica della logicità e correttezza giuridica della motivazione, non potendo riesaminare i fatti o rivalutare le prove. La Corte ha confermato la valutazione del Tribunale del Riesame sulla personalità dell'indagato e la sua propensione a delinquere.
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Tentata estorsione: unico disegno ma reati distinti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il delitto di tentata estorsione aggravata dalla continuazione. L'uomo sosteneva che le minacce estorsive costituissero una sola azione delittuosa. Al contrario, i giudici hanno accertato la presenza di due distinti episodi: il primo commesso in solitaria e il secondo attuato insieme a un complice. Inoltre, le minacce hanno colpito vittime differenti e si sono verificate in momenti e con modalità esecutive diverse. La Suprema Corte ha chiarito che condotte minatorie ripetute contro soggetti differenti integrano più reati autonomi unificati dal vincolo della continuazione e non un unico fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro.
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Tentata Estorsione: Richiesta Illecita e Reato Impossibile
Un Lavoratore è stato condannato per tentata estorsione in concorso. La Corte d'Appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse impossibile o che la condotta non configurasse estorsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che non si può parlare di reato impossibile se l'agente usa violenza o minaccia per ottenere stupefacenti, anche se la vittima non li possiede. La richiesta di un bene la cui vendita è sanzionata penalmente, ma che può generare profitto, rientra nella tentata estorsione. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Estorsione: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata e Sanzione
La Corte d'Appello di Genova ha confermato la condanna di un individuo per il reato di estorsione. L'imputato aveva esercitato pressione sulla vittima, minacciando la perdita di beni dati in pegno, per ottenere una somma di denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'imputato inammissibile. I motivi addotti erano generici e ripetitivi, non contestando efficacemente la coartazione psicologica e il profitto ingiusto. Di conseguenza, l'imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza del suo ricorso.
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Ricorso Penale Inammissibile: Custodia Cautelare Confermata e Sanzione
Un Individuo ha presentato un ricorso contro la conferma della sua custodia in carcere, disposta per reati di tentata estorsione e lesioni personali. L'Individuo lamentava che il Tribunale avesse motivato in modo insufficiente la misura cautelare per uno dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo che la motivazione fosse presente e adeguata, seppur sintetica, basata su dichiarazioni e prove dirette dell'aggressione. Per la manifesta infondatezza del ricorso, l'Individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: pena confermata
Un condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro una precedente sentenza di legittimità. Il difensore sosteneva che la Suprema Corte avesse erroneamente confermato il calcolo dell'aumento di pena per la presenza di più aggravanti a effetto speciale, scambiando un vizio di calcolo per una corretta valutazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario per errore di fatto, chiarendo che la contestazione riguardava l'interpretazione di norme e una valutazione discrezionale della gravità delle condotte. I giudici hanno stabilito che l'errore di giudizio non rientra tra le sviste percettive sanabili con questo rimedio speciale, condannando l'imputato alle spese e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Revisione del Processo Penale: Nuove Prove Non Ribaltano la Condanna
Un Lavoratore, condannato per estorsione e rapina aggravata, ha chiesto la revisione del suo processo penale. Ha presentato nuove testimonianze che lo scagionerebbero e ha evidenziato l'assoluzione di un coimputato. La Corte d'Appello ha dichiarato la richiesta inammissibile, ritenendo le nuove prove inaffidabili e non coerenti con i fatti già accertati. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che le nuove dichiarazioni erano implausibili e non avrebbero potuto ribaltare il giudicato. La revisione del processo penale richiede prove nuove e concrete.
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Tentata estorsione aggravata: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per due indagati accusati del delitto di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La vicenda nasce dalle pressioni e dai contatti minatori esercitati ai danni di un collaboratore di giustizia, raggiunto persino all'estero per imporre indebite richieste economiche. Un indagato ha ritirato il proprio ricorso. L'altro ricorrente sosteneva di aver svolto solo il ruolo di messaggero inconsapevole senza attuare violenze dirette. I giudici hanno giudicato inammissibili i ricorsi per motivi generici e infondati, ribadendo che la consegna di messaggi e i viaggi mirati provano la piena consapevolezza del disegno criminale. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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Tentata estorsione aggravata: il peso del metodo mafioso senza affiliazione
Un soggetto è stato accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Aveva cercato di costringere due persone a restituire un assegno, originato da un prestito usurario, avvalendosi dell'influenza di un noto esponente mafioso. Il Tribunale aveva riqualificato il reato come tentato e confermato la custodia cautelare in carcere, ritenendo l'aggravante del metodo mafioso sussistente per la paura indotta nelle vittime. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del soggetto, confermando la legittimità della custodia cautelare e l'applicazione dell'aggravante, anche per chi non è formalmente affiliato, se la condotta richiama la forza intimidatrice mafiosa.
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