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Art. 625 Codice Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 625 Codice Penale

Furto in concorso: telecamere e cellulare confermano la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di furto in concorso di uno zaino dal valore complessivo di oltre seicentomila euro, sottratto nella hall di un hotel. L'imputato sosteneva che la propria colpevolezza poggiasse unicamente su una conversazione telefonica durante il fatto. I giudici hanno respinto la tesi difensiva valorizzando plurimi indizi univoci: i filmati di videosorveglianza hanno documentato la sua presenza non giustificata nell'albergo, i movimenti coordinati per individuare la vittima, il contatto telefonico simultaneo con l'esecutore materiale del reato e la successiva ammissione di conoscere il complice. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Esposizione alla pubblica fede: furto e vigilanza a distanza
Due clienti hanno prelevato oltre cento capi di abbigliamento all'interno di un grande negozio commerciale, riponendoli nei carrelli senza pagarli. La vigilanza interna ha seguito le donne a distanza e le ha bloccate appena superati i varchi di uscita. I giudici di merito hanno condannato entrambe per tentato furto aggravato. Le imputate hanno presentato ricorso sostenendo che il controllo costante delle guardie escludesse l'aggravante della esposizione alla pubblica fede. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna. I giudici supremi hanno chiarito che il monitoraggio generico a distanza, in un locale ampio, non garantisce una custodia continua sui singoli beni sottratti. L'aggravante resta pienamente applicabile.
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Reato di furto aggravato: tubi di valore su terreno
L'Imputato ha sottratto quattro condotti ondulati in acciaio del valore di cinquantamila euro, situati ordinatamente all'interno di un terreno privato non recintato. La difesa ha sostenuto che il materiale costituisse cosa abbandonata e quindi liberamente prelevabile. I giudici di merito hanno respinto la tesi difensiva, condannando l'uomo per il reato di furto aggravato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando integralmente la condanna e comminando le spese di giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende. Per la Suprema Corte, affinché un bene sia considerato abbandonato, deve emergere con certezza la chiara volontà del proprietario di disfarsene. L'elevato valore economico dei beni e la loro ordinata collocazione su un fondo curato escludono qualsiasi presunzione di dismissione.
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Tentato furto aggravato: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un uomo per tentato furto aggravato a un anno e tre mesi di reclusione e duecento euro di multa. L'imputato aveva impugnato la pronuncia della Corte d'appello contestando la mancata concessione dell'attenuante per il danno patrimoniale di speciale tenuità e l'applicazione della recidiva. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché la difesa si è limitata a riprodurre le medesime argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio senza formulare una critica specifica alla decisione. Il condannato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dal furto al reato di rapina: bloccare la porta d’auto è violenza
Un uomo ha bloccato la portiera dell'auto di un'anziana donna di novantatré anni, impedendole di chiuderla e riaprendola con il pretesto di vendere merce. Questa condotta ha paralizzato la donna nell'abitacolo, consentendo al complice di rubare la borsa dal sedile passeggero. Il Tribunale del Riesame ha derubricato il fatto a furto pluriaggravato, revocando il carcere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, chiarendo che integra il reato di rapina qualsiasi limitazione, anche indiretta o su cose, idonea a ridurre l'autonomia e la libertà di movimento della vittima. L'ordinanza è stata quindi annullata con rinvio.
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Bancomat svaligiato: confermata custodia cautelare in carcere
Un indagato ha partecipato a un violento assalto notturno allo sportello bancomat di un istituto bancario mediante esplosivo, sottraendo circa 86.000 euro. Gli inquirenti lo hanno rintracciato poco dopo presso un'area di servizio con abiti sporchi e ferite incompatibili con la versione di un incidente stradale. Il Tribunale del riesame ha disposto la custodia cautelare in carcere al posto degli arresti domiciliari, ritenendo la condotta espressione di una criminalità organizzata e spregiudicata. L'indagato ha impugnato la decisione lamentando una valutazione superficiale della propria pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la massima misura carceraria a causa delle precedenti condanne e dell'elevato pericolo di recidiva.
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Recidiva nel furto aggravato: ricorsi inammissibili
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due imputati per il reato di furto aggravato. Uno dei condannati contestava l'applicazione della recidiva, sostenendo una violazione di legge e un vizio nella motivazione dei giudici territoriali. L'altro imputato lamentava una generica insufficienza dei motivi posti alla base della condanna. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione della recidiva nel furto aggravato è legittima quando i giudici di merito valorizzano il numero e la specifica omogeneità dei precedenti penali. Questi elementi dimostrano una spiccata colpevolezza e una pericolosità sociale concreta. Gli imputati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in edificio pubblico: condanna senza querela
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una persona per il reato di furto aggravato in edificio pubblico e per la violazione del divieto di rientro emesso dal Questore. La difesa sosteneva che il processo non potesse proseguire per mancanza di querela della persona offesa. I giudici hanno chiarito che la contestazione della specifica circostanza aggravante da parte del Pubblico Ministero garantisce la procedibilità d'ufficio del reato, anche alla luce delle riforme processuali. La Suprema Corte ha inoltre respinto la richiesta di concessione delle attenuanti generiche, rilevando la gravità della condotta recidiva e la totale inosservanza dei provvedimenti dell'autorità di pubblica sicurezza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Trattamento sanzionatorio: pena oltre il minimo per furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato a carico dell'imputato, respingendo l'impugnazione con cui la difesa lamentava l'eccessività della pena. Il ricorrente sosteneva che i giudici di merito avessero inflitto una sanzione sproporzionata senza un'adeguata giustificazione. La Suprema Corte ha invece ritenuto legittimo e ben argomentato il trattamento sanzionatorio applicato dai giudici di secondo grado. La decisione di discostarsi dal minimo della pena prevista dalla legge è stata validamente motivata prendendo in considerazione la negativa personalità dell'autore del reato. I giudici di legittimità hanno pertanto dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile, condannando l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e a versare una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: scatta la condanna con beni nel container
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per furto aggravato. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto la refurtiva all'interno di un container di proprietà della madre dell'imputato. Il colpo ha causato alla persona offesa la distruzione della propria abitazione e un danno economico complessivo superiore a 217.000 euro. L'imputato ha presentato ricorso lamentando l'assenza di prove dirette, la prescrizione del reato e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. I giudici supremi hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché i motivi richiedevano un nuovo esame dei fatti precluso in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Casa altrui ma chiavi in mano: scatta il furto di energia elettrica
Una donna è stata condannata per furto di energia elettrica aggravato a seguito della manomissione del contatore all'interno di un'abitazione nella sua esclusiva disponibilità. La difesa sosteneva che l'immobile fosse formalmente intestato a una persona deceduta e che l'imputata non vi risiedesse stabilmente, contestando inoltre l'effettiva quantificazione dei consumi e l'applicabilità dell'aggravante di pubblica utilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata. I giudici hanno chiarito che l'esclusivo possesso delle chiavi e la fruizione della corrente integrano pienamente la responsabilità penale, a prescindere da chi abbia materialmente alterato l'impianto.
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Arresto in quasi flagranza valido anche senza refurtiva addosso
Un testimone assiste a un furto dalla propria abitazione e allerta le forze dell'ordine fornendo la descrizione dei vestiti dei due colpevoli. Gli agenti rintracciano subito i due complici. La perquisizione trova la refurtiva addosso a uno solo dei due individui. Il secondo complice impugna la convalida della misura cautelare, sostenendo l'illegittimità del fermo per assenza di refurtiva sulla propria persona. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma la validità del provvedimento. I giudici stabiliscono che l'arresto in quasi flagranza è pienamente legittimo se gli abiti corrispondono alla descrizione del testimone e i soggetti hanno agito in concorso, rendendo il possesso dei beni rubati comune a entrambi.
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Furto in abitazione: reato anche se il bene è del manutentore
Un uomo si è introdotto all'interno di una casa privata e ha rubato il portafogli di un manutentore che stava eseguendo alcuni lavori nell'immobile. Il proprietario della casa ha sporto querela dichiarando l'assenza di beni propri rubati, mentre la vittima del furto non ha formalizzato alcun atto. Il Tribunale ha quindi declassato l'episodio a furto semplice e ha bloccato il processo per difetto di querela. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della pubblica accusa, stabilendo che il furto in abitazione si configura a prescindere da chi sia il proprietario dei beni sottratti. Trattandosi di un reato perseguibile d'ufficio, il processo a carico del responsabile deve proseguire.
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Furto aggravato: scatta la condanna e il ricorso è inammissibile
L'Imputato ha subito una condanna per ricettazione, porto di coltello e furto aggravato. I giudici hanno accertato la sua presenza nei pressi del veicolo violato e il possesso di banconote corrispondenti all'importo sottratto alla vittima. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione, l'omessa concessione della non punibilità per particolare tenuità del coltellino e il mancato riesame dei filmati di videosorveglianza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. La difesa ha omesso di allegare le trascrizioni integrali delle prove contestate e ha formulato censure generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la sentenza di condanna e hanno inflitto il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: ricorso generico e sanzione confermata
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare la condanna per furto aggravato e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Il ricorrente lamentava anche la presenza di errori nell'indicazione degli articoli di legge e la contestazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha giudicato infondate e generiche le doglianze difensive, rilevando che i giudici di merito hanno motivato adeguatamente ogni aspetto della decisione. Di conseguenza, il Collegio ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'Imputato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: restituzione parziale e niente sconti di pena
Due individui hanno subito una condanna per furto aggravato dopo essersi introdotti in un immobile forzando i lucchetti per sottrarre oggetti in ferro. Uno dei due rispondeva anche del porto di oggetti atti ad offendere. Gli imputati hanno presentato ricorso per ottenere le attenuanti della speciale tenuità del danno economico e della restituzione della refurtiva. La Corte di Cassazione ha respinto le richieste. Il valore dei beni metallici non era minimo. Inoltre, gli imputati hanno restituito solo una parte della refurtiva senza risarcire i lucchetti distrutti. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando le condanne e ordinando il pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Furto di energia elettrica con magnete: scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per furto di energia elettrica aggravato. L'uomo alterava il contatore della propria abitazione mediante l'apposizione di un magnete per azzerare i consumi. I giudici hanno respinto il ricorso e hanno chiarito due principi essenziali. Risponde del furto aggravato anche chi sfrutta consapevolmente una manomissione o un allaccio abusivo realizzato da terzi. L'attenuante del danno di speciale tenuità non spetta all'autore del reato. L'illecito prelievo di corrente avviene infatti a flusso continuo e si protrae per tutto il periodo di occupazione dell'immobile, causando una sottrazione non trascurabile. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato a scuola: forzare la palestra costa caro
L'Imputato è stato condannato per furto aggravato dopo essere entrato in un istituto scolastico forzando la porta antipanico della palestra. L'uomo ha impugnato la condanna contestando l'applicazione delle aggravanti della violenza sulle cose e della destinazione dell'edificio a pubblico servizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che la scuola è a tutti gli effetti una struttura destinata a pubblico servizio e che la forzatura dell'uscita di sicurezza costituisce effrazione punibile. Il responsabile deve quindi scontare la pena confermata, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto e prescrizione del reato: condanna valida con le sospensioni
L'Imputato, condannato per furto aggravato commesso a febbraio 2018, ha presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata declaratoria di estinzione per prescrizione del reato e la carenza di motivazione sul punto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondato. I giudici hanno chiarito che, oltre al termine massimo ordinario, si applicano la sospensione di 91 giorni per sciopero difensivo e l'ulteriore sospensione di 18 mesi prevista dalla legge per la pronuncia della sentenza di primo grado. Di conseguenza, il tempo necessario per cancellare l'illecito non era ancora decorso all'atto della decisione d'appello, rendendo valida la condanna.
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Furto aggravato e recidiva: pena confermata in Cassazione
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di furto aggravato con applicazione dell'aumento per recidiva. La difesa ha impugnato la decisione in Cassazione contestando la valutazione della pericolosità sociale e l'eccessiva entità della pena inflitta. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il giudice di merito ha motivato correttamente la recidiva, evidenziando come la nuova condotta rivelasse una spiccata pericolosità sociale alla luce dei precedenti penali. Inoltre, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del magistrato di merito. Se la sanzione si attesta al di sotto della media edittale, non occorre una motivazione analitica e la Cassazione non può procedere a un nuovo conteggio. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese legali oltre a 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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