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Art. 615-bis Codice Penale — Sezione Prima Penale

Altri anni per Art. 615-bis Codice Penale

Misure alternative alla detenzione: quando il no è definitivo
Il condannato ha richiesto la concessione delle misure alternative alla detenzione, quali affidamento in prova e semilibertà, forte di una proposta lavorativa e del supporto familiare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Nonostante la relazione favorevole dell'équipe penitenziaria, il soggetto ha mostrato una persistente pericolosità sociale. Durante la detenzione domiciliare aveva installato microcamere illegali ed era stato sanzionato in carcere per il possesso di dispositivi elettronici non consentiti. La Suprema Corte ha precisato che le opportunità esterne non bastano se manca una sincera revisione critica del proprio passato criminale e se la condotta del detenuto continua a violare le regole prescritte.
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Molestia in luogo privato: telecamera sul vicino non è reato
Un uomo installa una telecamera sul muro di confine, inquadrando il cortile e le finestre del vicino. Viene condannato per il reato di molestia. La Corte di Cassazione, tuttavia, annulla la sentenza. Il principio sancito è che non si configura il reato di molestia se l'intera azione si svolge tra due proprietà private. La legge (art. 660 c.p.) richiede che il fatto avvenga in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o che almeno una delle persone coinvolte si trovi in tale luogo. Poiché la vicenda era confinata tra due spazi privati, la cosiddetta 'molestia in luogo privato' non integra questo specifico reato, facendo mancare un suo presupposto fondamentale. L'imputato viene quindi assolto perché il fatto non sussiste.
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Stalking tecnologico: condannato per controllo GPS, non per minacce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per stalking tecnologico nei confronti di un uomo che perseguitava l'ex partner tramite GPS e spyware. I giudici hanno stabilito che l'uso invasivo della tecnologia per monitorare costantemente i movimenti e la vita privata di una persona è sufficiente a integrare il reato di atti persecutori. Questa forma di controllo, anche senza minacce dirette o contatti fisici, è di per sé idonea a provocare un grave stato di ansia e paura nella vittima, costringendola a modificare le proprie abitudini. La sentenza chiarisce che la persecuzione digitale ha la stessa gravità di quella tradizionale.
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Conflitto di competenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso conflitto di competenza tra i Tribunali di Brescia e Bergamo. Il caso riguarda plurimi reati, tra cui corruzione e favoreggiamento dell'immigrazione, connessi a un delitto di accesso abusivo a sistema informatico. La Corte ha stabilito che la competenza per i reati legati da un nesso teleologico (di mezzo a fine) spetta al tribunale distrettuale di Brescia per 'vis attractiva', mentre i reati privi di tale connessione restano di competenza del tribunale territoriale di Bergamo, portando a una suddivisione del processo.
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