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Art. 612-ter Codice Penale — Anno 2025

Altri anni per Art. 612-ter Codice Penale

Affidamento in prova: no se manca l’autocritica
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'affidamento in prova a un uomo condannato per stalking. La decisione si fonda sulla mancanza di una reale revisione critica del reato commesso e su un concreto pericolo di recidiva, ritenuti elementi prevalenti rispetto ad alcuni aspetti positivi emersi dai rapporti dei servizi sociali.
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Travisamento della prova: la Cassazione annulla condanna
Un uomo, assolto in primo grado dall'accusa di violenza sessuale ma condannato per stalking e lesioni, viene condannato per tutti i reati in appello. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per violenza sessuale a causa di un 'travisamento della prova'. La Corte d'Appello aveva ignorato prove decisive, come i tabulati telefonici che collocavano l'imputato a centinaia di chilometri di distanza al momento del fatto. La Cassazione ha ribadito che per ribaltare un'assoluzione è necessaria una motivazione rafforzata che confuti specificamente le prove a discarico.
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Custodia cautelare: quando si applica sotto i 3 anni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la custodia cautelare in carcere è legittima anche per pene previste inferiori a tre anni, qualora sia disposta in aggravamento di una misura precedente violata dall'imputato. La sentenza chiarisce che la regola generale che vieta il carcere per pene lievi trova un'eccezione fondamentale nella necessità di sanzionare la trasgressione delle prescrizioni cautelari, confermando così la decisione del Tribunale del Riesame che aveva sostituito misure più lievi con la detenzione.
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Sequestro probatorio: l’obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava un sequestro probatorio per reati di bancarotta fraudolenta. Sebbene la Corte abbia ritenuto non necessaria la convalida del giudice per il sequestro di dati informatici disposto dal PM, ha accolto il ricorso per difetto di motivazione. Il Tribunale, infatti, non aveva adeguatamente considerato le argomentazioni difensive volte a contestare il "fumus boni iuris", ovvero la plausibilità del reato, limitandosi a un rinvio generico alle tesi dell'accusa. La sentenza sottolinea l'obbligo per il giudice del riesame di condurre un'analisi concreta e completa di tutti gli elementi, inclusi quelli a favore dell'indagato.
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