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Art. 612-bis Codice Penale — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 612-bis Codice Penale

Reato di violenza sessuale: bacio sul collo e blocco dell’auto
Un padre ha bloccato la strada alla figlia con la propria automobile e le ha dato un bacio non gradito sulla zona tra guancia e collo, accompagnato da apprezzamenti verbali di tipo seduttivo. Il Tribunale del Riesame ha applicato nei suoi confronti il divieto di avvicinamento per atti persecutori, violenza privata e per il reato di violenza sessuale. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo l'irrilevanza penale del bacio e l'assenza di violenza nel blocco stradale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il bacio su zone non strettamente genitali rientra negli atti sessuali se il contesto relazionale evidenzia una carica erotica invasiva. La Suprema Corte ha confermato la piena legittimità della misura cautelare.
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Attendibilità della persona offesa: tra accusa e assoluzione
Una donna ha impugnato l'assoluzione dell'ex compagno dai reati di stalking e violenza sessuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che le dichiarazioni della vittima costituita parte civile possono fondare una condanna, ma richiedono un controllo rigoroso sull'attendibilità della persona offesa, specialmente in contesti di forte conflittualità familiare e denunce reciproche. Nel caso specifico, il racconto della donna è risultato confuso, privo di riscontri esterni e smentito da testimonianze. Di conseguenza, l'assoluzione dell'imputato è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Maltrattamenti in famiglia: condannato anche senza convivenza stabile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per gravi reati, tra cui i maltrattamenti in famiglia ai danni della compagna. Il punto centrale della decisione riguarda la nozione di convivenza. I giudici hanno stabilito che per configurare il reato di maltrattamenti in famiglia non è necessaria una coabitazione continua e tradizionale. Anche una frequentazione assidua, come dormire a casa della vittima fino a cinque notti a settimana, è sufficiente se basata su un progetto di vita comune, seppur anomalo. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante la successiva ritrattazione della vittima, attribuendola alla paura, e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, rendendo la condanna definitiva.
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Utilizzabilità screenshot WhatsApp: prova valida, condanna confermata
Un uomo, condannato per stalking e violenza sessuale ai danni della ex compagna, ha contestato la sentenza basandosi sulla presunta inutilizzabilità degli screenshot WhatsApp prodotti dalla vittima. Sosteneva che, trattandosi di corrispondenza privata, avrebbero richiesto un decreto di sequestro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sull'utilizzabilità screenshot WhatsApp: se a produrre i messaggi è uno dei partecipanti alla conversazione, questi non sono coperti da segretezza e valgono come prova documentale. Non è necessario un sequestro. La condanna dell'uomo è diventata quindi definitiva.
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Relazione affettiva: quando aggrava il reato?
Un uomo viene condannato per violenze contro la partner. La Cassazione, intervenendo sul caso, conferma in gran parte la condanna ma annulla parzialmente la sentenza riguardo l'aggravante della relazione affettiva per i fatti antecedenti all'agosto 2019. La Corte ha stabilito che, prima della riforma, tale aggravante richiedeva una convivenza stabile, non essendo sufficiente il solo legame sentimentale.
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Violenza sessuale tentata: l’autoerotismo è reato?
Un uomo compie atti di autoerotismo davanti a una minore. La Cassazione chiarisce che non è violenza sessuale consumata per assenza di contatto, ma configura violenza sessuale tentata. Il reato è dichiarato prescritto, ma vengono confermati gli effetti civili e il risarcimento del danno alla vittima.
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Travisamento della prova: la Cassazione annulla condanna
Un uomo, assolto in primo grado dall'accusa di violenza sessuale ma condannato per stalking e lesioni, viene condannato per tutti i reati in appello. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per violenza sessuale a causa di un 'travisamento della prova'. La Corte d'Appello aveva ignorato prove decisive, come i tabulati telefonici che collocavano l'imputato a centinaia di chilometri di distanza al momento del fatto. La Cassazione ha ribadito che per ribaltare un'assoluzione è necessaria una motivazione rafforzata che confuti specificamente le prove a discarico.
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Traffico illecito di rifiuti: competenza territoriale
La Corte di Cassazione interviene su un caso di traffico illecito di rifiuti per chiarire i criteri di determinazione della competenza territoriale. La sentenza dichiara inammissibile il rinvio pregiudiziale di un Tribunale, giudicandolo esplorativo, e coglie l'occasione per definire il momento consumativo del reato. Viene stabilito che la competenza si radica nel luogo in cui la condotta organizzata, continuativa e su ingenti quantitativi diventa penalmente rilevante, non necessariamente dove avviene lo stoccaggio finale o si realizza il profitto.
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Atti persecutori: condanna anche con prove contrarie
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per atti persecutori, tentata violenza sessuale e lesioni. L'imputato aveva sostenuto che le testimonianze di alcuni testi smentivano le accuse, ma la Corte ha rigettato il ricorso, affermando che in caso di "doppia conforme" (due sentenze di condanna uguali), non si può riesaminare il merito dei fatti. I giudici hanno ritenuto logica la motivazione delle corti precedenti, che avevano giudicato inattendibili i testi a discarico, confermando così la validità delle dichiarazioni delle persone offese.
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Attendibilità persona offesa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per atti persecutori e violenza sessuale ai danni dell'ex compagna. La sentenza ribadisce i principi sulla valutazione dell'attendibilità della persona offesa, sottolineando come la sua testimonianza, se ritenuta intrinsecamente credibile e coerente, non necessiti di riscontri esterni per fondare una condanna. Il ricorso, che mirava a una rivalutazione dei fatti e della credibilità della vittima, è stato respinto in quanto le motivazioni della Corte d'appello sono state giudicate logiche e prive di vizi.
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Maltrattamenti in famiglia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato in primo e secondo grado per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori ai danni della consorte. La difesa contestava la valutazione delle prove, sostenendo l'insussistenza della soggezione psicologica della vittima e la contraddittorietà delle testimonianze. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una "doppia conforme" (due sentenze di merito uguali), il suo giudizio è limitato alla verifica della logicità della motivazione, senza poter riesaminare i fatti. La condanna a sei anni di reclusione è stata quindi confermata, ritenendo le motivazioni della Corte d'Appello coerenti e prive di vizi logici.
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Credibilità vittima: Cassazione conferma condanna
Un uomo è stato condannato per maltrattamenti, lesioni, violenza sessuale e atti persecutori ai danni della moglie. Nel ricorso per Cassazione ha contestato principalmente l'attendibilità della testimonianza della donna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e ribadendo il principio fondamentale sulla credibilità vittima: le sue dichiarazioni possono essere l'unica fonte di prova, purché la loro attendibilità sia vagliata con particolare rigore. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e una mera riproposizione di argomenti già respinti nei gradi precedenti.
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