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Art. 612-bis Codice Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 612-bis Codice Penale

Violazione del Divieto di Avvicinamento: Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per la violazione del divieto di avvicinamento alla persona offesa, precedentemente riqualificato da atti persecutori a minacce. La Corte d'Appello aveva estinto il reato principale di atti persecutori per remissione di querela, ma aveva confermato la responsabilità per la violazione del divieto. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la punibilità e la pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le contestazioni riguardavano un capo d'accusa non oggetto di appello precedente e la pena era stata correttamente motivata. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali.
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Maltrattamenti in famiglia: la tregua non cancella le violenze
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per un uomo indagato per il reato di maltrattamenti in famiglia contro l'ex compagna. Il Tribunale del riesame aveva già respinto la richiesta difensiva, valorizzando referti medici, testimonianze e foto delle lesioni. L'indagato contestava l'attendibilità della vittima, sostenendo che vi fosse stato un riavvicinamento temporaneo e che la convivenza fosse ormai cessata. I giudici hanno chiarito che un tentativo di riconciliazione non annulla la credibilità della persona offesa né la sua condizione di vulnerabilità psicologica. Inoltre, la tutela penale per i maltrattamenti si estende anche all'ex convivente in presenza di figli comuni. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'indagato al pagamento delle spese di giudizio.
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Durata della custodia cautelare: no a scarcerazioni parziali
Il Tribunale di Napoli ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata da un imputato per reati associativi e stalking. La difesa sosteneva che la durata della custodia cautelare avesse superato la pena inflitta in primo grado per i reati satellite, invocandone l'estinzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che, in tema di durata della custodia cautelare per reato continuato, occorre fare riferimento alla pena complessiva inflitta per tutti i reati e non solo a quella dei reati minori. Inoltre, la presunzione di adeguatezza del carcere per un reato satellite rimane valida anche se il tempo trascorso in cella supera la pena specifica per quel singolo reato. L'imputato resta quindi in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Vittima vulnerabile: se manca la registrazione la prova cade
Un uomo, accusato di maltrattamenti contro l'ex convivente, ha impugnato il divieto di avvicinamento. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le dichiarazioni della donna, considerata vittima vulnerabile, raccolte dalla polizia senza registrazione audiovisiva o fonografica, sono inutilizzabili. Inoltre, la Corte ha chiarito che, per i fatti commessi dopo la fine della convivenza (avvenuta nel 2022) e prima della riforma del 2025, non si può applicare retroattivamente il reato di maltrattamenti in famiglia, ma semmai quello di atti persecutori. L'ordinanza è stata annullata con rinvio al Tribunale di Roma per una nuova valutazione.
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Atti persecutori o semplici risate: la Cassazione condanna
Tre soggetti sono stati condannati per i reati di calunnia, detenzione di stupefacenti e atti persecutori ai danni di un cittadino. Gli imputati tormentavano la vittima con telefonate assillanti, minacce e false accuse, simulando persino prove di reati a suo carico. La difesa sosteneva che si trattasse di semplici molestie, poiché la vittima aveva talvolta risposto ridendo alle telefonate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che si configura il reato di atti persecutori, e non di semplice molestia, quando le condotte provocano un grave e perdurante stato di ansia o un crollo psicologico tale da impedire temporaneamente le normali attività lavorative, come avvenuto in questo caso.
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Atti persecutori: la prova del danno alla vittima
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di atti persecutori e calunnia. Il ricorrente contestava la mancanza di prove oggettive circa il mutamento delle abitudini di vita della vittima e invocava l'attenuante del pentimento operoso per aver ritrattato una falsa accusa di minaccia. La Corte ha stabilito che per gli atti persecutori rileva il significato emotivo della costrizione percepita dalla vittima, mentre la ritrattazione della calunnia non è considerata spontanea se avviene solo a seguito dell'intervento delle forze dell'ordine.
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Successione leggi penali: la Cassazione chiarisce
Un uomo, condannato per maltrattamenti in famiglia commessi tra il 2009 e il 2013, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha annullato la condanna, soffermandosi sulla cruciale questione della successione leggi penali. Una legge del 2012 aveva inasprito le pene per tale reato. La Cassazione ha stabilito che l'applicazione retroattiva della norma più severa a condotte precedenti non è automatica, ma richiede una verifica puntuale da parte del giudice per non violare il principio di prevedibilità della pena, punto che la Corte d'Appello aveva omesso di considerare.
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Reato di maltrattamenti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'insegnante per il reato di maltrattamenti verso i bambini a lei affidati. La sentenza chiarisce che il delitto si perfeziona con la sola condotta abitualmente vessatoria, idonea a ledere l'integrità psico-fisica della vittima, a prescindere dalla manifestazione esterna di un trauma o di uno stato di sofferenza, soprattutto quando le vittime sono bambini in tenera età incapaci di elaborare e comunicare il proprio disagio. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli relativi al dolo, al divieto di 'reformatio in peius' e al bilanciamento delle attenuanti.
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Calunnia online: la Cassazione sul concorso di persone
Una madre e una figlia sono state accusate di stalking, calunnia online e altri reati per aver creato falsi profili social a nome di un uomo, usandoli per perseguitarlo e per accusare falsamente un'altra donna. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna della madre, ritenendo non provato il suo concorso nei reati commessi materialmente dalla figlia. Per la figlia, ha confermato la responsabilità penale ma ha disposto un nuovo calcolo della pena per difetto di motivazione.
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Convalida arresto: il giudizio del giudice è ex ante
La Corte di Cassazione annulla l'ordinanza che negava la convalida di un arresto per resistenza a pubblico ufficiale. Secondo la Corte, il giudice della convalida deve limitarsi a una valutazione 'ex ante', ossia basata sulle circostanze note alla polizia al momento dell'intervento, senza sostituire il proprio giudizio a quello degli agenti. La violenza usata dall'indagato, anche se inefficace, rendeva l'arresto legittimo.
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Termine deposito motivazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro un'ordinanza che confermava un divieto di avvicinamento. Il ricorrente lamentava vizi procedurali, tra cui la mancata giustificazione dell'estensione del termine deposito motivazione a 45 giorni. La Corte ha stabilito che la legge non richiede una motivazione esplicita per tale proroga, essendo sufficiente la sua indicazione nel dispositivo. Ha inoltre chiarito che la motivazione per relationem, ovvero il rinvio ad atti noti alle parti, non costituisce causa di nullità del provvedimento.
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Maltrattamenti dopo separazione: è un unico reato
Un uomo, già condannato per maltrattamenti in famiglia, viene accusato anche di atti persecutori (stalking) per le condotte tenute dopo la separazione dalla moglie. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11723/2024, ha stabilito che non si tratta di due reati distinti in continuazione. I maltrattamenti dopo separazione, se rappresentano la prosecuzione del medesimo disegno criminoso sorto in ambito domestico, costituiscono un unico reato di maltrattamenti in famiglia. La Corte ha annullato la sentenza precedente, rinviando alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena sulla base di questa diversa qualificazione giuridica.
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Incompetenza territoriale: quando sollevare l’eccezione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che sollevava l'eccezione di incompetenza territoriale per la prima volta in sede di legittimità. La sentenza chiarisce che tale questione deve essere dedotta nel giudizio di riesame, confermando un principio di preclusione processuale per le questioni non rilevabili d'ufficio.
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Maltrattamenti assistiti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2698/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per maltrattamenti in famiglia. La Corte ha confermato che il reato sussiste anche dopo la cessazione della convivenza e che l'aggravante dei maltrattamenti assistiti si configura quando i minori sono esposti a episodi ripetuti di violenza, creando un rischio per il loro sviluppo psicofisico, anche se molto piccoli.
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Reato di maltrattamenti: quando non si configura
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per il reato di maltrattamenti, stabilendo che tale delitto non è configurabile per condotte avvenute dopo la cessazione della convivenza. La Suprema Corte ha precisato che, in assenza di un rapporto di coabitazione, eventuali comportamenti persecutori devono essere valutati nell'ambito del reato di stalking (art. 612-bis c.p.), in ossequio al principio di tassatività della legge penale.
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