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Art. 609-bis Codice Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 609-bis Codice Penale

Palpeggiamenti sono violenza sessuale: condanna definitiva
Un uomo è stato condannato in via definitiva per violenza sessuale per aver palpeggiato il seno di una donna e aver tentato di abbassarle i pantaloni. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, ritenendolo infondato. I giudici hanno confermato che la testimonianza della vittima, se ritenuta credibile e coerente, è una prova sufficiente per la condanna in casi di violenza sessuale. La difesa dell'imputato, basata su presunti errori di identificazione e un alibi, non ha scalfito la logicità delle sentenze precedenti. È stata negata anche la richiesta di una riduzione della pena.
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Detenzione domiciliare speciale: vince il diritto del figlio disabile
Un padre, condannato per un reato grave, si è visto negare la detenzione domiciliare speciale richiesta per assistere il figlio affetto da un grave handicap. Il diniego si basava sulla natura del reato, considerato 'ostativo' alla concessione di benefici. La Corte di Cassazione ha però annullato questa decisione. I giudici hanno stabilito che il preminente interesse del minore, specialmente se disabile, deve prevalere sugli automatismi legati al tipo di reato. Non è possibile negare a priori la misura senza una valutazione concreta del caso. La vicenda torna quindi al Tribunale di Sorveglianza per una nuova decisione che tenga conto dei diritti del figlio. In questo grado di giudizio, il padre vince.
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Utilizzabilità screenshot WhatsApp: prova valida, condanna confermata
Un uomo, condannato per stalking e violenza sessuale ai danni della ex compagna, ha contestato la sentenza basandosi sulla presunta inutilizzabilità degli screenshot WhatsApp prodotti dalla vittima. Sosteneva che, trattandosi di corrispondenza privata, avrebbero richiesto un decreto di sequestro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sull'utilizzabilità screenshot WhatsApp: se a produrre i messaggi è uno dei partecipanti alla conversazione, questi non sono coperti da segretezza e valgono come prova documentale. Non è necessario un sequestro. La condanna dell'uomo è diventata quindi definitiva.
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Madre passiva agli abusi: è concorso omissivo in violenza sessuale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una madre per concorso omissivo in violenza sessuale per non aver impedito gli abusi del convivente sui propri figli. La donna sosteneva di non essere a conoscenza di tutti gli episodi. I giudici hanno stabilito che il genitore ha una precisa posizione di garanzia e l'obbligo di proteggere la prole. La sua passività di fronte a chiari segnali di pericolo integra il 'dolo eventuale': pur non volendo direttamente gli abusi, ne ha accettato il rischio, rendendosi così complice. La sua condotta omissiva è stata quindi equiparata a una partecipazione attiva al reato. La madre ha perso il ricorso e la condanna è diventata definitiva.
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Sfruttamento prostituzione: da aiuto a condanna, la Cassazione
Un uomo è stato condannato in via definitiva per lo sfruttamento della prostituzione di due donne. L'imputato sosteneva di averle solo aiutate, ma le prove hanno dimostrato che le costringeva con minacce e violenza, appropriandosi dei loro guadagni. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, ritenendo la versione delle vittime pienamente credibile e supportata da numerosi riscontri oggettivi, come i dati telefonici e la sua tentata fuga al momento dell'intervento dei carabinieri. La condanna per sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale è diventata così definitiva.
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Vizio di motivazione: condanna annullata per un copia e incolla
Un imputato, condannato a dodici mesi per evasione dagli arresti domiciliari, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte rileva d'ufficio una grave anomalia nel testo della sentenza di appello, frutto di un palese copia e incolla. Le prime due pagine riguardano il caso di evasione, mentre le successive si riferiscono all'assoluzione di un'altra persona per un reato completamente diverso. A causa di questo macroscopico vizio di motivazione, che rende impossibile comprendere l'iter logico del giudice, la Cassazione annulla la condanna e rinvia gli atti per un nuovo processo.
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Violenza sessuale su minore: condanna definitiva per il bidello
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un collaboratore scolastico accusato di violenza sessuale su minore e adescamento. L'imputato, approfittando del proprio ruolo e della vulnerabilità di un'alunna affetta da attacchi di panico, aveva compiuto ripetuti palpeggiamenti nelle zone intime all'interno dei locali scolastici. La difesa contestava l'attendibilità della vittima e la qualificazione dei fatti, invocando l'attenuante della minore gravità. Gli Ermellini hanno però ribadito che la testimonianza della persona offesa, se coerente e spontanea, costituisce prova piena. La sentenza sottolinea come l'abuso della condizione di fragilità psicologica della vittima escluda qualsiasi ipotesi di lieve entità del fatto, confermando la gravità della condotta e la correttezza dell'apparato motivazionale dei giudici di merito.
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Sospensione condizionale: limiti e irretroattività
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio un'ordinanza che imponeva, in fase di esecuzione, la partecipazione a percorsi di recupero come condizione per la sospensione condizionale. Il caso riguardava reati sessuali commessi tra il 2011 e il 2013, prima dell'introduzione dell'obbligo normativo del 2019. La Suprema Corte ha ribadito che tale obbligo ha natura sostanziale e non può essere applicato retroattivamente. Inoltre, trattandosi di una pena concordata tramite patteggiamento, il giudice non può integrare d'ufficio l'accordo tra le parti né il giudice dell'esecuzione può colmare lacune decisionali della sentenza di cognizione.
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Semilibertà: revoca per violazione del permesso
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della semilibertà per un detenuto che, durante un permesso premio, ha violato le prescrizioni imposte. Nonostante la misura non fosse ancora iniziata per mancanza del programma di trattamento, le violazioni, tra cui la mancata presenza della figlia e contatti non autorizzati, hanno dimostrato l'inidoneità al beneficio. La Corte ha precisato che, in assenza di avvio formale, l'ordinanza di concessione va dichiarata inefficace anziché revocata, ma il rigetto del ricorso resta fermo.
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Violenza sessuale: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violenza sessuale alla pena di 4 anni e 6 mesi. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante della minore gravità, ma la Corte ha rilevato che il motivo di ricorso era una mera riproposizione di quanto già discusso in appello. I giudici hanno confermato la gravità del fatto basandosi sulla veemenza dell'aggressione, sulla vulnerabilità della vittima e sul contesto domestico, sottolineando che l'azione si è interrotta solo per una reazione estrema della persona offesa.
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Travisamento della prova: limiti ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violenza sessuale, confermando la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente lamentava un presunto travisamento della prova e la violazione del principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio. La Suprema Corte ha chiarito che, in presenza di una doppia conforme, il vizio di travisamento è deducibile solo se macroscopico e riguardante il dato oggettivo, non la sua interpretazione. Inoltre, il controllo sul ragionevole dubbio in sede di legittimità si limita alla verifica della coerenza logica della motivazione, senza possibilità di rivalutare il merito delle prove già esaminate dai giudici precedenti.
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Inammissibilità ricorso cassazione: i limiti legali
La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità ricorso cassazione presentato da un imputato condannato per reati sessuali. Il ricorrente aveva basato la propria difesa sulla presunta violazione dell'articolo 192 c.p.p., contestando i criteri di valutazione della prova adottati nei gradi di merito. La Corte ha ribadito che tali doglianze non possono essere configurate come violazione di legge nel giudizio di legittimità, portando al rigetto del ricorso e alla condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Violenza sessuale: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violenza sessuale e lesioni personali. Il ricorrente lamentava un'errata valutazione delle prove, basata principalmente sulle dichiarazioni della vittima. La Suprema Corte ha ribadito che il controllo sulla valutazione della prova spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere oggetto di sindacato in sede di legittimità. Inoltre, è stata confermata l'attendibilità della persona offesa, supportata da riscontri medici e testimonianze, sottolineando che la mera riproposizione dei motivi d'appello senza critiche specifiche rende il ricorso inammissibile.
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Violenza sessuale: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violenza sessuale e violazione di domicilio. L'imputato si era introdotto con la forza nell'abitazione della vittima, spingendola all'interno e compiendo atti sessuali. La difesa contestava l'attendibilità della persona offesa e le modalità di riconoscimento fotografico. La Suprema Corte ha confermato che la testimonianza della vittima costituisce prova piena se coerente e che la querela è valida anche se non indica i termini giuridici esatti, purché descriva i fatti con precisione.
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Revoca parte civile: condannato per abusi ma risarcimento annullato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un marito per violenza sessuale continuata ai danni della moglie. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'imputato su un punto cruciale, disponendo la revoca della costituzione di parte civile. La vittima, infatti, aveva già avviato un'azione per il risarcimento degli stessi danni in sede civile, nel contesto della causa di separazione. La legge vieta di esercitare contemporaneamente l'azione civile in sede penale e civile per lo stesso fatto. Di conseguenza, pur confermando la colpevolezza e la pena detentiva, la Corte ha annullato le statuizioni civili, cioè la condanna al pagamento del risarcimento del danno decisa nel processo penale.
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Abusi sulla figlia: madre condannata per responsabilità omissiva
Una madre viene condannata per i reati di maltrattamenti e violenza sessuale subiti dalla figlia minorenne ad opera del compagno. La Corte di Cassazione conferma la sentenza, affermando la piena responsabilità omissiva del genitore. La madre, pur essendo a conoscenza degli abusi, non solo non è intervenuta per proteggere la figlia, ma ha anche coperto le condotte del partner. Secondo i giudici, il genitore ha una 'posizione di garanzia', ovvero un obbligo legale di proteggere i figli. Omettere di intervenire in questi casi equivale a commettere il reato in prima persona. La sua passività consapevole l'ha resa complice e quindi penalmente responsabile.
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Abusi su minore: no all’annullamento per iscrizione tardiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un minore a lui affidato. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle prove a causa della presunta **iscrizione tardiva nel registro degli indagati**. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'obbligo di iscrizione, e quindi l'inizio dei termini per le indagini, scatta solo quando emergono 'indizi' concreti che identificano un presunto colpevole, non sulla base di meri sospetti. Una semplice notizia di reato senza un autore identificato non è sufficiente. Di conseguenza, la misura della custodia cautelare in carcere per il sacerdote è stata confermata, data la gravità dei fatti e l'abuso della sua posizione di fiducia.
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Maltrattamenti e violenza sessuale: la Cassazione conferma la doppia condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato sia per maltrattamenti verso la moglie e i figli, sia per violenza sessuale verso la figlia minorenne. L'uomo sosteneva che non poteva essere condannato due volte, poiché la violenza sessuale era parte dei maltrattamenti. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che il concorso tra maltrattamenti e violenza sessuale è pienamente legittimo. I due reati, infatti, proteggono beni giuridici diversi: l'integrità della famiglia e la libertà di autodeterminazione sessuale. L'assorbimento avviene solo se i maltrattamenti consistono esclusivamente in abusi sessuali, circostanza non verificatasi nel caso di specie. La doppia condanna è stata quindi confermata.
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Violenza sessuale aggravata: stop al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di violenza sessuale aggravata ai danni di una minore di dieci anni. La difesa contestava l'attendibilità della bambina e l'assenza di riscontri medici, ma i giudici hanno confermato la validità della misura cautelare. La decisione si fonda sulla coerenza del racconto della vittima e sulla pericolosità sociale dell'indagato, già gravato da precedenti penali specifici.
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Violenza sessuale: la Cassazione sul contatto fisico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violenza sessuale ai sensi dell'art. 609-bis c.p. L'imputato aveva tentato di riqualificare la condotta come violenza privata, sostenendo l'assenza di contatto fisico e un vizio totale di mente. Tuttavia, le videoregistrazioni hanno confermato il palpeggiamento dell'interno coscia della vittima, zona considerata erogena. La Suprema Corte ha ribadito che il vizio parziale di mente, accertato in sede di merito, non esclude il dolo e la responsabilità penale, confermando la pena e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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