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Art. 604-bis Codice Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 604-bis Codice Penale

Associazione Eversiva: Obbligo di Dimora Confermato, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Indagato, sottoposto all'obbligo di dimora per la sua partecipazione a un'associazione eversiva e per la propaganda di idee discriminatorie. L'Indagato sosteneva che il pericolo fosse cessato, ma la Corte ha confermato la misura cautelare. Ha ritenuto che la sua adesione ideologica fosse inequivocabile e che non avesse dimostrato una reale dissociazione. La permanenza dell'attività criminosa dell'associazione, volta a rovesciare le istituzioni, ha giustificato il mantenimento dell'obbligo di dimora. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Saluto romano: commemorare i defunti non è reato per la Cassazione
Durante una commemorazione per i caduti della Repubblica Sociale Italiana in un cimitero di Milano, alcuni partecipanti compivano il saluto romano e la chiamata del presente. Accusati inizialmente di violazione della Legge Mancino, venivano assolti in primo grado. La Corte d'Appello ribaltava la decisione condannandoli. La Corte di Cassazione ha infine annullato senza rinvio la condanna. I giudici hanno chiarito che il saluto romano in un contesto puramente commemorativo non viola la Legge Mancino, la quale punisce solo l'uso di simboli legati a gruppi discriminatori attualmente attivi. La condotta rientra invece nella Legge Scelba, che richiede però un pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista, escluso nel caso di specie. Di conseguenza, il fatto non sussiste e i manifestanti sono stati definitivamente assolti.
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Saluto romano al cimitero: da omaggio a condanna penale
Durante una commemorazione autorizzata presso un cimitero monumentale, un gruppo di circa cinquanta persone ha risposto alla chiamata del "presente" compiendo il saluto romano ed esponendo stendardi con simboli della Repubblica Sociale Italiana. La Corte d'Appello ha condannato i partecipanti per violazione della Legge Mancino. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, rigettando i ricorsi. I giudici hanno stabilito che il saluto romano, inserito in quel preciso contesto pubblico e associativo, non era un semplice omaggio ai defunti, ma integrava un pericolo concreto di diffusione di idee discriminatorie e fasciste. Di conseguenza, i manifestanti sono stati condannati in via definitiva alla pena della reclusione e della multa, oltre al pagamento delle spese processuali.
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Negazione della Shoah: la Cassazione condanna il finto revisionismo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione per un attivista accusato di concorso nella diffusione di idee discriminatorie e nella negazione della Shoah. Durante il Giorno della Memoria, l'imputato aveva distribuito volantini e affisso striscioni negazionisti nel centro di Milano. La difesa sosteneva che si trattasse di legittimo revisionismo storico tutelato dalla libertà di espressione. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la negazione di fatti storici accertati non rientra nella libertà di manifestazione del pensiero, ma costituisce propaganda d'odio. La condotta, attuata deliberatamente in una ricorrenza ufficiale, dimostra il dolo generico del reato, escludendo qualsiasi buona fede.
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Like e propaganda razziale sui social: la Cassazione decide
Il Tribunale ha confermato la misura cautelare dell'obbligo di firma nei confronti di un indagato per il reato di propaganda e istigazione alla discriminazione razziale. L'indagato faceva parte di una comunità virtuale neonazista e interagiva con post antisemiti e negazionisti su Facebook, VKontakte e Whatsapp. La difesa sosteneva che i semplici "like" fossero una libera manifestazione del pensiero. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che l'inserimento di "mi piace" sui social network configura il reato di propaganda razziale sui social. Questo perché l'algoritmo dei social aumenta la visibilità dei post in base alle interazioni, diffondendo il messaggio discriminatorio a un pubblico indeterminato.
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