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Art. 600-ter Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 600-ter Codice Penale

Video nascosto: condanna per utilizzazione del minore per pornografia
Un uomo adulto viene condannato per aver videoregistrato di nascosto un rapporto sessuale con la sua partner quindicenne. La ragazza aveva acconsentito al rapporto, ma non sapeva di essere ripresa. La Cassazione conferma la condanna per il reato di utilizzazione del minore per pornografia. I giudici stabiliscono un principio fondamentale: il consenso all'atto sessuale non include automaticamente il consenso alla videoregistrazione. Realizzare il video all'insaputa della minore integra il reato, perché la trasforma in uno strumento per la produzione di materiale pornografico, configurando pienamente l'utilizzazione vietata dalla legge.
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Corruzione di minorenni online: Videochat equivale a presenza
La Corte di Cassazione affronta un caso di corruzione di minorenni online. Un'adulta si esibiva in atti di autoerotismo durante una videochiamata su un social network, costringendo un dodicenne ad assistere. La difesa sosteneva che il reato richiedesse la presenza fisica, assente nella comunicazione telematica. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: la 'presenza' non è solo fisica. Anche la condivisione in tempo reale tramite mezzi telematici integra il reato, poiché il minore assiste agli atti sessuali come se fosse presente, subendo lo stesso danno psicologico. L'appello dell'imputata è stato quindi rigettato, confermando la misura cautelare a suo carico.
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Scopo sessuale: riprese a minori in spiaggia nudista
Un individuo è stato condannato per produzione di materiale pedopornografico per aver filmato minori su una spiaggia per nudisti. In ricorso, sosteneva l'assenza di uno scopo sessuale, dato il contesto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che lo scopo sessuale può essere dedotto non solo dalle immagini ma anche dalle modalità di ripresa (inquadrature insistenti e isolate) e da elementi esterni, come la comprovata inclinazione pedofilica dell'autore.
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Violenza sessuale virtuale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per atti sessuali con minori, pornografia minorile e adescamento. Il caso verteva sulla configurabilità della cosiddetta violenza sessuale virtuale, ovvero l'induzione di minori a compiere atti di autoerotismo via web. La Corte ha confermato che tale condotta integra il reato di cui all'art. 609-quater c.p., per il quale non è necessario il contatto fisico e il consenso della vittima infraquattordicenne è irrilevante. Sono stati inoltre respinti i motivi di ricorso relativi a vizi di notifica, ritenuti sanati dalla presenza del difensore in udienza senza sollevare eccezioni.
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Detenzione materiale pedopornografico: il cloud è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione materiale pedopornografico di un uomo che conservava oltre 4000 file illegali su un account di cloud storage. La Corte ha stabilito che la disponibilità esclusiva di file su uno spazio virtuale, accessibile con credenziali personali, integra il reato di detenzione, anche senza il download fisico sui propri dispositivi.
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