LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

art. 6 L. 401/1989

DASPO urbano: divieto valido anche senza convalida
Un cittadino viene condannato per aver violato il DASPO urbano impostogli dal Questore per un periodo inferiore a un anno. La difesa impugna la condanna sostenendo che la misura fosse radicalmente nulla perché mancava la convalida del giudice per le indagini preliminari. La Corte di Cassazione respinge l'istanza e dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che la legge vigente all'epoca del fatto imponeva il vaglio del giudice esclusivamente per i divieti più severi, compresi tra dodici mesi e due anni, emessi a carico di soggetti già condannati per reati contro la persona o il patrimonio. Per il divieto semplice fino a dodici mesi, invece, il provvedimento del Questore è immediatamente esecutivo senza richiedere alcuna ratifica giudiziaria. Di conseguenza, l'imputato deve scontare la pena e pagare le spese processuali.
Continua »
DASPO con obbligo di firma: ricorso tardivo e conferma
La Questura ha imposto a un tifoso il DASPO con obbligo di firma per otto anni in concomitanza con le partite della propria squadra di calcio. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura. Il tifoso ha presentato ricorso in Cassazione denunciando la mancanza di prove concrete, l'assenza dei filmati nel fascicolo e il difetto di motivazione sulla sua reale pericolosità sociale. La Suprema Corte ha tuttavia dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Il tifoso ha depositato l'atto a luglio, oltrepassando ampiamente il termine perentorio di quindici giorni scaduto a maggio. Di conseguenza, la misura restrittiva resta pienamente valida ed esecutiva, con la condanna del tifoso al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
Continua »
Ricorso contro il DASPO: la tardività costa cara al tifoso
Il Questore ha emesso un divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma nei confronti di un tifoso. Il Giudice delle indagini preliminari ha convalidato la misura. Il destinatario ha promosso un ricorso contro il DASPO contestando la mancanza di motivazione e l'assenza di reale pericolosità sociale. La Corte di Cassazione non è entrata nel merito delle difese e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il difensore ha depositato l'atto oltre la scadenza improrogabile di quindici giorni stabilita dal codice di procedura penale. A causa del ritardo, il tifoso subisce la piena efficacia della misura e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
Continua »
Lavoro serale e obbligo di presentazione DASPO: c’è la revoca
Un tifoso colpito da divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma in commissariato ha trovato lavoro come operatore ecologico. I turni lavorativi serali coincidevano perfettamente con gli orari delle partite della squadra, rendendo impossibile l'adempimento della misura e riducendo il rischio di reati. Il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di revoca della prescrizione accessoria, ritenendo il lavoro irrilevante. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato: l'assunzione con orari incompatibili costituisce un fatto nuovo idoneo a modificare le condizioni originarie. Il giudice di merito deve valutare concretamente se l'attività lavorativa impedisca la violazione della misura. Per questo motivo, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza e ha disposto un nuovo esame sulla richiesta di revoca obbligo di presentazione DASPO.
Continua »
Revoca obbligo di presentazione DASPO: novità sul lavoro e rinvio
Un tifoso ha ricevuto un divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni con obbligo di firma in questura. Dopo due anni di rigoroso rispetto delle prescrizioni, l'interessato ha trovato lavoro stabile in Sardegna con regolare contratto e trasferimento di residenza. La nuova situazione geografica e l'impeccabile condotta rendevano impossibile la violazione del divieto. L'uomo ha quindi richiesto la revoca obbligo di presentazione DASPO. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto l'istanza ritenendo la misura immodificabile per via di un precedente DASPO. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato e ha annullato la decisione impugnata. Il giudice deve sempre esaminare in concreto i fatti nuovi sopravvenuti e rivalutare l'effettiva pericolosità sociale del soggetto.
Continua »
Violazione dell’obbligo di firma: dieci minuti non sono reato
La Corte di Cassazione ha assolto un tifoso condannato per la presunta violazione dell'obbligo di firma collegato al provvedimento di DASPO. L'uomo doveva presentarsi in Questura alle 20:40 durante una partita di calcio disputata a circa ottocento chilometri di distanza. L'interessato si era presentato alle 20:50, accumulando dieci minuti di ritardo. I giudici di merito avevano inflitto un anno di reclusione e diecimila euro di multa. La Suprema Corte ha annullato la condanna senza rinvio stabilendo che il fatto non sussiste. Un ritardo di pochi minuti non costituisce reato perché la legge punisce la totale mancata presentazione e non il lieve ritardo. Inoltre, la presenza del tifoso a centinaia di chilometri dallo stadio garantisce comunque la finalità di controllo della misura preventiva.
Continua »
DASPO urbano tra urgenza della misura e tutela difensiva
Un cittadino riceve un aggravamento del DASPO urbano con divieto triennale di accesso ai locali ed obbligo di presentazione periodica alla polizia. La difesa impugna la misura sostenendo la violazione del termine di quarantotto ore per la convalida del giudice e la mancata ostensione degli atti a seguito di istanza scritta. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il termine difensivo decorre dall'effettivo deposito del provvedimento in cancelleria e non dalla decisione in camera di consiglio, garantendo il rispetto delle quarantotto ore. Inoltre, data l'urgenza tipica delle misure di prevenzione, l'interessato deve esercitare il diritto di accesso recandosi direttamente di persona presso gli uffici competenti, non bastando una generica richiesta telematica. La misura resta pienamente valida ed esecutiva, con condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione del divieto di accesso: basta entrare senza pericolo
Un cittadino ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per violazione del divieto di accesso emesso dal Questore. La difesa sosteneva l'assenza di un pericolo concreto e attuale per l'ordine pubblico al momento del fatto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il reato punisce la trasgressione del comando amministrativo. Il pericolo per la sicurezza deve sussistere all'origine, quando l'autorità adotta la misura di prevenzione. Nel processo penale conta unicamente l'avvenuto ingresso nell'area interdetta e la conoscibilità del provvedimento. Non occorre accertare nuove condotte aggressive o un rinnovato pericolo. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva e il pagamento delle spese processuali.
Continua »
Convalida dell’obbligo di firma: stop se il giudice corre
Il Questore imponeva a due tifosi il divieto di accedere agli stadi per sei anni con l'obbligo di presentarsi alla polizia durante le partite. La notifica del provvedimento avveniva nella mattinata e nel pomeriggio del venticinque ottobre. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava la misura il ventisette ottobre mattina, prima dello scadere del termine di quarantotto ore concesso alla difesa per presentare memorie. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei cittadini. La convalida dell'obbligo di firma effettuata prima del termine legale viola direttamente le garanzie difensive previste dal codice di procedura penale. Di conseguenza, la Corte annulla l'ordinanza senza rinvio e dichiara la cessazione dell'efficacia dell'obbligo di presentazione alla polizia.
Continua »
Violazione del DASPO: ignorare il calendario non scusa
Un tifoso ha ricevuto un provvedimento di divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L'uomo ha mancato la firma durante una partita della propria squadra del cuore. Davanti ai giudici ha tentato di giustificarsi affermando di non conoscere il calendario delle partite del campionato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione del DASPO. I giudici hanno chiarito che l'asserita ignoranza sul calendario sportivo non costituisce un errore scriminante di fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Daspo: Diritto di Difesa negato, convalida annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un Daspo emesso dal Questore contro un Lavoratore. Il GIP aveva convalidato il provvedimento senza concedere il termine minimo di 48 ore per l'esercizio del diritto di difesa del Lavoratore, impedendogli di presentare memorie difensive. La Corte ha ribadito che il rispetto di questo termine è fondamentale per garantire il contraddittorio cartolare e il diritto di difesa nel Daspo. La mancata osservanza di tale termine costituisce una violazione di legge che rende nullo il provvedimento. L'obbligo di presentazione in Questura è stato dichiarato inefficace.
Continua »
Revoca del daspo fuori contesto: no senza prove di lavoro
Un cittadino ha richiesto la revoca del daspo fuori contesto imposto a seguito di vicende legate agli stupefacenti. L'interessato ha sostenuto di aver intrapreso un percorso di riabilitazione, svolto volontariato e trovato impiego all'estero. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha rigettato l'istanza evidenziando la persistenza della pericolosità sociale e la mancanza di prove sul lavoro svolto oltreconfine. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione, affermando che le semplici dichiarazioni senza documenti probatori non bastano a modificare il giudizio sulla pericolosità. Di conseguenza, la richiesta di revoca del daspo fuori contesto è stata respinta con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
DASPO e diritto di difesa: Cassazione annulla convalida per difesa inascoltata
Un Cittadino ha ricevuto un DASPO, un divieto di accedere agli stadi per cinque anni e l'obbligo di presentarsi in caserma per tre anni. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha convalidato questo provvedimento. Tuttavia, il Cittadino aveva presentato una memoria difensiva entro i termini, ma il giudice non l'ha considerata. La Corte di Cassazione ha annullato la convalida del DASPO, ritenendo violato il diritto di difesa del Cittadino. La sentenza sottolinea che il giudice deve valutare le deduzioni difensive, anche se presentate in forma concisa, per garantire un'effettiva tutela.
Continua »
Violazione del DASPO per bagarinaggio: scatta la condanna penale
Un uomo sottoposto a divieto di accesso alle manifestazioni sportive è stato sorpreso a vendere biglietti all'esterno dello stadio. Il ricorrente ha sostenuto che l'attività di bagarinaggio costituisce solo un illecito amministrativo e non una condotta violenta idonea a giustificare una sanzione penale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, sancendo che la violazione del DASPO scatta per la semplice presenza fisica nelle zone interdette, a prescindere dal compimento di atti violenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Convalida DASPO e termine 48 ore: senza difesa la misura cade
Il Questore impone a un cittadino un provvedimento di DASPO con obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura prima dello scadere delle quarantotto ore dalla notifica dell'atto al destinatario. Il cittadino propone ricorso in Cassazione denunciando la violazione del diritto di difesa. La Suprema Corte accoglie la собаanza e stabilisce che la Convalida DASPO e termine 48 ore richiede il rispetto di un lasso temporale pieno per consentire al cittadino di esaminare gli atti e presentare memorie scritte. L'emissione anticipata dell'ordinanza di convalida lede il contraddittorio cartolare e provoca una nullità insanabile. Di conseguenza, i giudici annullano l'ordinanza senza rinvio e dichiarano la cessazione dell'obbligo di firma.
Continua »
Obbligo di comparizione DASPO: ricorso inammissibile
La Questura ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di comparizione durante le partite di calcio della squadra locale. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura. Il tifoso ha impugnato la convalida davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha sostenuto che il Tribunale di Sorveglianza non aveva revocato l'affidamento in prova per gli stessi fatti posti a base del provvedimento amministrativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per assoluta genericità dei motivi e per la mancata indicazione delle norme violate. La Suprema Corte ha precisato che le decisioni della magistratura di sorveglianza sono autonome e irrilevanti ai fini della convalida della misura di prevenzione, confermando così l'obbligo di comparizione DASPO.
Continua »
Convalida del DASPO annullata: manca l’orario di deposito
Un tifoso ha ricevuto dalla Questura la notifica di un divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di presentazione alla polizia. La notifica è avvenuta alle ore dodici del 13 aprile, mentre il Giudice per le Indagini Preliminari ha depositato l'ordinanza di convalida il 15 aprile senza specificare l'orario esatto. Il destinatario ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando l'assenza dell'ora di deposito e la violazione dei termini a difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'incertezza sull'orario di deposito dell'atto impedisce di verificare la tempestività della decisione. Questo vizio inficia la convalida del DASPO limitatamente all'obbligo di firma. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza senza rinvio, dichiarando inefficace l'obbligo di presentazione imposto al ricorrente.
Continua »
Convalida del DASPO: annullata la durata senza motivazione
Un tifoso riceve dal Questore un divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma per cinque anni a seguito di disordini allo stadio. Il Giudice per le indagini preliminari convalida integralmente il provvedimento. Il tifoso propone ricorso in Cassazione contestando sia la sussistenza dei presupposti di pericolosità sociale sia l'assenza di motivazione sulla durata quinquennale dell'obbligo di firma. La Corte di Cassazione conferma la sussistenza della pericolosità del soggetto rilevata dai filmati. Tuttavia la Suprema Corte accoglie il ricorso sulla durata della misura preventiva. La Convalida del DASPO richiede infatti un'autonoma e specifica motivazione del giudice sulla congruità del termine imposto. Di conseguenza la Cassazione annulla l'ordinanza limitatamente alla durata dell'obbligo di presentazione e rinvia al giudice di merito per una nuova valutazione.
Continua »
Revoca del DASPO e canapa legale: la Cassazione conferma il no
Un imprenditore del settore della canapa industriale riceve la misura del DASPO a seguito di un sequestro aziendale. L'interessato presenta istanza per la revoca del DASPO, sostenendo la totale assenza di efficacia drogante della sostanza e contestando la propria pericolosità sociale. Il Giudice per le indagini preliminari rigetta la richiesta. L'imprenditore propone quindi ricorso in Cassazione per difetto di motivazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la revoca del DASPO richiede fatti nuovi rispetto alla convalida iniziale. Inoltre, per i soggetti già colpiti da precedenti provvedimenti analoghi, la legge presume la pericolosità sociale senza necessità di ulteriore dimostrazione. Il ricorrente subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
Continua »
Convalida del DASPO: nullo il modulo prestampato
La Questura impone a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma per un anno e sei mesi. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura usando un modulo prestampato e ignora del tutto la memoria depositata dalla difesa, la quale conteneva un recente decreto di archiviazione penale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cittadino e annulla l'ordinanza per violazione del diritto di difesa. Il controllo giudiziale non può ridursi a una firma automatica su formule stereotipate. La mancata analisi delle ragioni difensive rende nulla la convalida del DASPO e determina la sospensione temporanea dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Continua »