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Art. 586-bis Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 586-bis Codice Penale

Ricettazione di sostanze anabolizzanti: condanna anche senza gare
I due imputati sono stati condannati per aver lanciato oltre le mura di un carcere alcuni pacchi contenenti droga e sostanze dopanti. La Corte d'Appello li ha ritenuti colpevoli anche del reato di ricettazione per aver acquistato sostanze anabolizzanti provenienti dal mercato nero. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che mancasse il dolo specifico di alterare le prestazioni sportive e che l'attività non fosse professionale. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando che la ricettazione di sostanze anabolizzanti si configura ogniqualvolta si acquistino tali prodotti fuori dai canali farmaceutici autorizzati. Non rileva la tipologia di attività sportiva, né occorre il fine di alterare le gare, poiché il commercio clandestino costituisce già di per sé il reato presupposto.
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Sequestro preventivo: lecito il blocco anche del denaro pulito
Il Tribunale ha confermato il sequestro preventivo di oltre 400.000 euro su conti e carte di una famiglia accusata di commercio illecito di sostanze dopanti. Gli indagati hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che parte del denaro avesse un'origine lecita e che mancasse il nesso diretto con il reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per il denaro, non serve dimostrare la provenienza illecita delle singole somme sequestrate, poiché il denaro si confonde nel patrimonio. Inoltre, il pericolo di dispersione dei beni è emerso chiaramente dal trasferimento di fondi su carte dei familiari dopo le prime perquisizioni. Di conseguenza, gli indagati perdono il ricorso e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di anabolizzanti: condanna anche senza profitto economico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per ricettazione di anabolizzanti a carico di diversi soggetti, tra cui titolari di palestre e personal trainer. Gli imputati sostenevano che la ricettazione non fosse applicabile, perché il reato di origine (commercio illecito di sostanze dopanti) non è contro il patrimonio e perché il loro 'profitto' era solo il miglioramento fisico, non economico. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: la ricettazione si configura per beni provenienti da 'qualsiasi delitto'. Inoltre, il profitto non deve essere per forza patrimoniale, ma può consistere in qualsiasi vantaggio personale, incluso il potenziamento muscolare. Di conseguenza, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e le condanne sono diventate definitive.
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Prescrizione del reato: annullamento in Cassazione
La Corte di Cassazione ha disposto l'annullamento senza rinvio di una sentenza di condanna poiché la prescrizione del reato era maturata prima della decisione della Corte d'Appello. Il giudice di merito ha l'obbligo di rilevare d'ufficio l'estinzione del reato ai sensi dell'art. 129 c.p.p., a meno che non emergano prove evidenti per un proscioglimento nel merito, circostanza non riscontrata nel caso in esame.
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Doping: condanna confermata per l’atleta tesserato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Doping a carico di un atleta tesserato, trovato in possesso di farmaci dopanti. Il ricorrente contestava una presunta inversione dell'onere della prova, sostenendo che spettasse all'accusa dimostrare l'effettivo utilizzo della sostanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la decisione di merito poggiava su solide basi documentali, tra cui il tesseramento sportivo e il ritrovamento di confezioni vuote del farmaco presso l'abitazione dell'imputato.
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Sostanze anabolizzanti e spaccio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della misura cautelare degli arresti domiciliari per un soggetto sorpreso a confezionare sostanze anabolizzanti e stupefacenti. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale da parte di un terzo, il rinvenimento di macchinari, bilancini e materiali per il taglio ha dimostrato l'esistenza di un'attività di spaccio organizzata. La presenza di sostanze pericolose come la subutramina, ritirata dal commercio, aggrava il quadro indiziario relativo ai reati contro la salute pubblica.
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Sostanze dopanti: quando scatta il reato di spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza cautelare riguardante la detenzione di ingenti quantitativi di sostanze dopanti e stupefacenti. La difesa sosteneva l'uso personale per attività di body building, ma il rinvenimento di macchinari per il confezionamento, bilancini elettronici, flaconi vuoti ed etichette ha confermato l'esistenza di un'attività di spaccio organizzata. La Corte ha sottolineato che la presenza di sostanze pericolose ritirate dal commercio, come la subutramina, integra il pericolo per la salute pubblica, rendendo legittima la misura degli arresti domiciliari.
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