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Art. 517-quater Codice Penale — Sezione Sesta Penale

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Partecipazione ad associazione mafiosa: libero chi fa solo affari
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di un indagato. L'accusa ipotizzava la sua partecipazione ad associazione mafiosa basandosi su contatti con esponenti del clan e su un'operazione commerciale di compravendita di vini con uno di essi. La Suprema Corte ha stabilito che tali elementi non dimostrano una stabile messa a disposizione o un inserimento organico nella struttura criminale, ma solo un rapporto economico individuale. Di conseguenza, mancando i gravi indizi di colpevolezza per il reato associativo, la Cassazione ha ordinato l'immediata scarcerazione dell'indagato.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione cancella il carcere
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti de L'Indagato, accusato di associazione mafiosa ed estorsione. I giudici hanno stabilito che il Tribunale ha errato nel ritenere sussistenti i gravi indizi di colpevolezza. Riguardo al reato associativo, i giudici hanno dato per presupposta l'appartenenza del soggetto al clan senza dimostrarla con fatti concreti. Per l'estorsione, la semplice presenza de L'Indagato che accompagnava un altro soggetto non prova la sua consapevolezza del fine illecito (concorso morale). La Cassazione ha inoltre chiarito che il vizio di un'intercettazione non si estende automaticamente a quelle successive. Il caso torna al Tribunale di Catanzaro per una nuova valutazione.
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