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Art. 432 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 432 Codice di Procedura Civile

Rimborso spese mezzo proprio: spetta sempre?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un autista a ricevere il rimborso spese per l'uso del mezzo proprio per recarsi in una sede di lavoro diversa da quella contrattuale. Secondo la Corte, un accordo sindacale aziendale che prevede un compenso forfettario, trattato fiscalmente come straordinario, non può sostituire l'indennità specifica prevista dal CCNL per l'uso del veicolo personale nell'interesse dell'azienda.
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Prova orario di lavoro: testimoni decisivi
Una cuoca, assunta con contratto part-time, ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per ottenere il pagamento di differenze retributive, sostenendo di aver di fatto svolto un orario di lavoro full-time. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto centrale della decisione è il valore della prova orario di lavoro fornita tramite testimoni. La Suprema Corte ha ribadito che la testimonianza di un ex collega è pienamente valida per dimostrare le ore effettivamente lavorate, anche se il capitolo di prova non è iper-dettagliato, purché sia credibile e basato su conoscenza diretta. L'ordinanza chiarisce che il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel valutare le prove e che le censure del datore di lavoro su presunti vizi procedurali e di quantificazione del danno sono state ritenute inammissibili e infondate.
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Aliunde perceptum: onere della prova e calcolo danni
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il caso di un recesso anticipato illegittimo da parte di un Comune nei confronti di un dipendente a tempo determinato. La Corte ha chiarito che l'onere di provare l'aliunde perceptum, ovvero i guadagni alternativi del lavoratore, spetta interamente al datore di lavoro. In assenza di prove specifiche da parte dell'ente, è legittimo che il giudice proceda a una quantificazione equitativa del danno, basandosi sugli elementi disponibili. Il ricorso del Comune è stato quindi respinto.
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Tempo tuta: retribuzione per vestizione è d’obbligo
Un gruppo di operatori sanitari ha citato in giudizio la propria azienda ospedaliera per ottenere il pagamento del 'tempo tuta' e del cambio consegne. Dopo le decisioni negative dei tribunali di merito, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori. La Suprema Corte ha ribadito che il tempo necessario per indossare e dismettere la divisa, così come quello per le consegne, costituisce a tutti gli effetti orario di lavoro e deve essere retribuito, specialmente nel settore sanitario dove tali attività sono imposte da esigenze di igiene e sicurezza. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Danno da demansionamento: risarcimento e trasferimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda per danno da demansionamento, stabilendo che il pregiudizio professionale può essere provato anche in via presuntiva. L'ordinanza chiarisce che il trasferimento di un lavoratore che assiste un familiare disabile è illegittimo anche se avviene all'interno della stessa città, qualora leda la possibilità di assistenza. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'illegittimità del trasferimento e il demansionamento del dipendente, assegnato a mansioni di call center non equivalenti alle precedenti.
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