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Art. 43 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 43 Codice Civile

Rimborso spese selezione interna: un diritto negato ai lavoratori
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni lavoratori che chiedevano il rimborso spese selezione interna, sostenute per partecipare a un concorso interno per la progressione di carriera. La Corte d'Appello aveva negato il rimborso, ritenendo che l'interesse primario fosse del lavoratore e che mancasse una specifica previsione contrattuale. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che le norme precedenti che prevedevano tale rimborso sono state abrogate da successive leggi e contratti collettivi. Pertanto, senza un'esplicita disposizione, il datore di lavoro non è tenuto a coprire queste spese.
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Regolamento di competenza: stop al ricorso contro atti provvisori
Un agente promuove una causa contro l'azienda davanti al Tribunale di Verona per questioni legate al rapporto di agenzia. L'azienda contesta la competenza territoriale, indicando come foro competente Perugia o Rovereto. Il giudice di Verona ritiene temporaneamente infondata l'eccezione e dispone la riunione del fascicolo a un'altra causa pendente, rinviando la decisione finale. L'azienda propone allora un regolamento di competenza in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il regolamento di competenza può essere proposto solo contro provvedimenti decisori e definitivi sulla competenza. L'ordinanza del Tribunale, avendo natura meramente ordinatoria e interlocutoria, non è impugnabile, poiché il giudice ha rinviato la valutazione definitiva al momento della decisione finale sul merito della causa riunita.
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Assegno sociale: la residenza reale vince sulla carta
Gli eredi di un cittadino straniero hanno impugnato il rifiuto dell'INPS di concedere l'assegno sociale. L'ente previdenziale ha negato la prestazione rilevando la mancanza del requisito dell'effettiva residenza in Italia. I giudici di merito hanno accertato che i richiedenti mantenevano il domicilio in Romania, dove percepivano anche un sussidio analogo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi. La Suprema Corte ha confermato che la formale iscrizione anagrafica in Italia non basta se smentita da elementi concreti, come la stabile dimora all'estero. Di conseguenza, gli eredi perdono definitivamente la causa e sono condannati a pagare le spese processuali.
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Assegno Sociale e Residenza: Permesso Non Basta, Vince l’INPS
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'assegno sociale a un cittadino straniero, chiarendo il principio su **assegno sociale e residenza effettiva**. Il richiedente non è riuscito a dimostrare di aver vissuto in Italia in modo continuativo per almeno dieci anni. Secondo i giudici, il solo possesso di un permesso di soggiorno non è una prova sufficiente. L'onere di fornire prove concrete della permanenza stabile sul territorio, come le risultanze anagrafiche, spetta interamente a chi chiede il beneficio. Di conseguenza, il ricorso del cittadino è stato dichiarato inammissibile e l'INPS ha vinto la causa, vedendo confermato il suo diniego della prestazione.
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Indennità turno spezzato: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore all'indennità turno spezzato, anche in presenza di una pausa inferiore a un'ora e mezza. La sentenza stabilisce che se il contratto collettivo non prevede una durata minima della pausa per l'erogazione dell'indennità, questa è comunque dovuta. La Corte ha distinto l'applicabilità di due diverse norme contrattuali, chiarendo che la finalità dell'indennità è compensare il disagio derivante dalla rottura della continuità dell'orario di lavoro, a prescindere dalla durata dell'intervallo.
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Fondi retribuzione accessoria: no all’aumento automatico
Un gruppo di medici dirigenti ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, un'azienda sanitaria, sostenendo che i loro fondi per la retribuzione accessoria fossero stati determinati illegittimamente perché non incrementati in proporzione alle nuove assunzioni. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta, stabilendo che i contratti collettivi non impongono un automatismo nell'incremento dei fondi per la retribuzione accessoria. Al contrario, richiedono un adeguamento 'congruo', che implica una valutazione discrezionale da parte del datore di lavoro, bilanciando l'aumento del personale con i vincoli di bilancio.
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Trattamento economico segretario: la Cassazione decide
Un segretario comunale, collocato in disponibilità, ha richiesto il mantenimento del trattamento economico percepito nell'ultimo incarico, nonostante una nuova legge avesse abolito il principio di protezione salariale. Il Ministero dell'Interno si opponeva, chiedendo la restituzione di somme. La Corte di Cassazione ha dato ragione al segretario, affermando che le norme specifiche della contrattazione collettiva per i segretari in disponibilità prevalgono sulla legge generale, garantendo così il mantenimento del trattamento economico segretario comunale.
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Competenza territoriale: domicilio e residenza
Una società e un collaboratore disputano su quale sia il tribunale competente. Il collaboratore, residente in provincia di Mantova ma attivo in tutto il Nord Italia, sostiene che il suo rapporto di lavoro fosse di agenzia. La Corte di Cassazione stabilisce che per tali controversie la competenza territoriale è determinata dal domicilio del lavoratore. Data la forte presunzione di coincidenza tra domicilio e residenza, e in assenza di prove contrarie, il Tribunale di Mantova viene dichiarato competente.
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Domicilio dell’agente: per la Cassazione fa fede la residenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per le controversie di lavoro parasubordinato come quelle degli agenti di commercio, la competenza territoriale spetta al tribunale del luogo di residenza del lavoratore. Questa si presume coincidere con il domicilio, ovvero il centro principale degli affari e interessi. Nel caso specifico, nonostante l'agente operasse in tutto il Nord Italia e si recasse presso la sede aziendale, la Corte ha ritenuto che non vi fossero prove sufficienti per superare la presunzione di coincidenza tra domicilio e residenza, confermando la competenza del tribunale del luogo in cui l'agente risiedeva.
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Domicilio lavoratore: la Cassazione sceglie la residenza
Un medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per questioni retributive. La Cassazione ha risolto un conflitto di competenza tra due tribunali, stabilendo che per un lavoratore parasubordinato, il foro competente si determina in base al domicilio, che si presume coincidente con la residenza anagrafica, e non con il luogo di svolgimento dell'attività lavorativa. Pertanto, la competenza è del tribunale del luogo di residenza del medico.
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Reperibilità notturna: è orario di lavoro? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10653/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di reperibilità notturna. Il tempo trascorso da un lavoratore in regime di reperibilità con obbligo di pernottamento presso la struttura del datore di lavoro deve essere considerato integralmente come 'orario di lavoro', in linea con la normativa europea. Di conseguenza, la retribuzione per tale servizio non può consistere in una minima indennità forfettaria, ma deve essere proporzionata e sufficiente, come sancito dall'art. 36 della Costituzione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato tale diritto a un educatore di una cooperativa sociale, rinviando il caso per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Reperibilità notturna: è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reperibilità notturna con obbligo di permanenza presso la struttura lavorativa deve essere considerata integralmente orario di lavoro. Un educatore di una cooperativa sociale si era visto negare in appello la retribuzione per lavoro straordinario per i turni notturni. La Cassazione, in linea con la giurisprudenza europea, ha cassato la sentenza, affermando che tale periodo non è riposo e deve essere compensato con una retribuzione proporzionata e sufficiente, come previsto dall'art. 36 della Costituzione.
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Orario di lavoro reperibilità: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reperibilità notturna con obbligo di permanenza presso il luogo di lavoro deve essere qualificata come 'orario di lavoro' e non come 'periodo di riposo'. Di conseguenza, la retribuzione prevista dal contratto collettivo, anche se forfettaria, deve essere adeguata e proporzionata alla prestazione, in linea con l'art. 36 della Costituzione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato la qualifica di orario di lavoro reperibilità, rinviando il caso per una nuova valutazione del compenso.
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