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Art. 426 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 426 Codice di Procedura Civile

Eccezione di inadempimento: quando non è legittima
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una conduttrice che aveva sospeso il pagamento del canone di locazione sollevando un'eccezione di inadempimento. La Corte ha stabilito che la sospensione era contraria a buona fede e che il ricorso mirava a un inammissibile riesame dei fatti. Viene confermato che l'accoglimento di un motivo di appello in rito non impedisce il rigetto della domanda nel merito.
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Interesse ad impugnare: quando l’appello è inammissibile
Una società del settore lusso impugna una sentenza che, pur respingendo la domanda di una ex dipendente, lo fa per motivi procedurali. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso della società inammissibile per mancanza di interesse ad impugnare, non essendo la società risultata soccombente. Il caso chiarisce che non si può ricorrere contro una decisione favorevole solo per ottenerne una diversa motivazione nel merito.
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Mutamento del rito: quando è inappellabile l’ordinanza
La Corte di Cassazione ha stabilito l'inammissibilità del ricorso contro un'ordinanza di mutamento del rito. Un'azienda aveva impugnato la decisione di un giudice di passare dal rito speciale Fornero a quello ordinario in una causa di lavoro. La Suprema Corte ha confermato che tale provvedimento, avendo natura puramente ordinatoria e non decisoria, non è autonomamente impugnabile, in quanto non definisce il giudizio, che prosegue secondo il nuovo rito.
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Ragione più liquida: i limiti di applicazione
In un caso di sfratto, la Cassazione ha stabilito i limiti del principio di ragione più liquida. Un conduttore sosteneva che il suo contratto di locazione fosse commerciale e non abitativo. La Corte d'Appello aveva ignorato la questione, applicando una norma valida solo per le locazioni abitative. La Cassazione ha annullato la decisione, affermando che la natura del contratto doveva essere decisa prima di ogni altra cosa, poiché da essa dipende la legge applicabile. Viene così chiarito che la ragione più liquida non può essere usata per eludere questioni preliminari che cambierebbero l'esito del giudizio.
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Modifica domanda sfratto: ecco quando è ammessa
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un procedimento di sfratto per morosità, il locatore può modificare la propria domanda iniziale dopo l'opposizione del conduttore. Se l'inquilino dimostra di aver pagato i canoni contestati, il locatore può, nella fase successiva del giudizio, basare la sua richiesta su altre mensilità non pagate relative allo stesso rapporto contrattuale. Questa modifica domanda sfratto è considerata un ammissibile adeguamento alle difese della controparte e non una domanda nuova. La Corte ha quindi respinto il ricorso del conduttore, confermando la risoluzione del contratto.
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Onere della prova: limiti e inammissibilità del ricorso
Una cooperativa ha citato in giudizio una casa di cura per ottenere la restituzione di somme ritenute non dovute, pagate nell'ambito di un contratto di locazione. La Corte d'Appello ha respinto la domanda perché i contratti, posti a fondamento della pretesa, sono stati prodotti tardivamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere della prova gravava sull'attrice e che i motivi di ricorso erano generici e non specifici, non riuscendo a scalfire la decisione impugnata.
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Riduzione canone locazione: la Cassazione e il Covid
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una società commerciale che richiedeva la riduzione del canone di locazione a causa delle chiusure imposte dall'emergenza Covid-19. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto automatico a ottenere una riduzione giudiziale del canone. Il decreto "Cura Italia" esclude la responsabilità per inadempimento ma non crea un diritto alla rinegoziazione forzata. Il rimedio principale per l'eccessiva onerosità sopravvenuta resta la risoluzione del contratto, con la facoltà per il locatore di offrire una modifica per evitarla. La richiesta di riduzione del canone locazione del conduttore è stata quindi respinta.
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Impossibilità sopravvenuta: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società che aveva smesso di pagare il canone di locazione a seguito del sequestro di un'area adiacente. L'ordinanza chiarisce che l'impossibilità sopravvenuta non si applica alle obbligazioni pecuniarie, in base al principio 'genus numquam perit'. Il conduttore non può unilateralmente sospendere i pagamenti, ma al massimo recedere per giusta causa. Il ricorso è stato respinto anche per la novità delle domande e la mancanza di specificità dei motivi.
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Prescrizione decennale crediti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione decennale dei crediti si applica anche quando una precedente opposizione del debitore sia stata respinta con una sentenza di inammissibilità per tardività. Tale pronuncia, sebbene di rito, acquisisce forza di giudicato e trasforma il termine di prescrizione da quinquennale a decennale. Una società aveva contestato una comunicazione di ipoteca da parte di un ente previdenziale, sostenendo la prescrizione quinquennale dei crediti. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente, affermando che le precedenti sentenze di inammissibilità avevano 'cristallizzato' il credito, rendendolo soggetto alla prescrizione decennale.
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