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Art. 419 Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 419 Codice Penale

Carcere e rivolta: concorso nel reato di devastazione confermato
Durante una violenta rivolta in un istituto penitenziario, un gruppo di detenuti ha distrutto arredi, divelto cancelli e appiccato incendi per facilitare un'evasione di massa. Il Ricorrente è stato identificato tramite video mentre partecipava attivamente ai disordini e danneggiava i locali. Il Tribunale del Riesame ha ordinato la custodia cautelare in carcere per il reato di devastazione. Il Ricorrente ha impugnato il provvedimento, negando la gravità degli indizi e l'attualità del pericolo di recidiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. La Corte ha chiarito che per configurare il concorso nel reato di devastazione non serve che il soggetto compia materialmente ogni singolo atto distruttivo, essendo sufficiente la sua partecipazione consapevole e attiva ai disordini diffusi che minacciano l'ordine pubblico.
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Reato di devastazione: evadere e costituirsi non evita il carcere
Durante una violenta rivolta nel carcere di Foggia nel 2020, un detenuto partecipava ai disordini abbattendo le porte di sicurezza per evadere insieme ad altri reclusi. Pur essendosi costituito dopo sei ore, la magistratura disponeva la custodia cautelare in carcere. L'indagato ricorreva in Cassazione, sostenendo di aver voluto solo evadere e di non aver preso parte ai successivi atti distruttivi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che risponde di concorso nel reato di devastazione chiunque partecipi consapevolmente ai disordini generali, fornendo un contributo materiale o morale alla distruzione della struttura, a nulla rilevando l'allontanamento precoce o la successiva costituzione spontanea se persiste il pericolo di reiterazione di reati violenti.
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Pericolo di reiterazione del reato: sì al carcere dopo 3 anni
Durante le proteste in un istituto penitenziario nel marzo 2020, un detenuto partecipava attivamente a gravi atti di devastazione, distruggendo arredi e uffici. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia cautelare in carcere, provvedimento impugnato dalla difesa che eccepiva l'assenza di un attuale pericolo di reiterazione del reato, evidenziando il tempo trascorso dai fatti e il contesto emergenziale della pandemia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di una specifica occasione per delinquere, ma si desume dalla gravità della condotta violenta e dai precedenti penali del soggetto, elementi che dimostrano una spiccata incapacità di autocontrollo, rendendo irrilevante il mero decorso del tempo.
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Pericolo di reiterazione del reato: dai domiciliari al carcere
Durante una violenta rivolta in un istituto penitenziario, un detenuto partecipava attivamente a gravi atti di devastazione, distruggendo arredi, appiccando incendi e favorendo l'evasione di massa. Successivamente, l'indagato veniva ammesso alla detenzione domiciliare per un'altra causa. Il Tribunale del Riesame disponeva comunque la custodia in carcere, ravvisando un concreto pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il beneficio della detenzione domiciliare, concesso senza considerare i gravi fatti della rivolta, non esclude l'attualità delle esigenze cautelari. La condotta violenta e la totale mancanza di autocontrollo dimostrano la persistenza della pericolosità sociale del soggetto, rendendo necessaria la misura carceraria.
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Rivolta e fuga: confermato il pericolo di reiterazione del reato
Durante la rivolta carceraria del marzo 2020, un detenuto partecipava alle devastazioni, agevolava la fuga di altri reclusi, evadeva e compiva una rapina. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia in carcere, ma la difesa ricorreva in Cassazione contestando l'assenza di un pericolo di reiterazione del reato attuale e concreto, data la distanza di tre anni dai fatti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'attualità del pericolo non coincide con l'imminenza di un nuovo reato, bensì con la persistenza nel tempo della pericolosità del soggetto. Nel caso specifico, la gravità delle condotte, i precedenti penali e la fuga violenta dimostrano un rischio concreto e costante, rendendo legittima la misura cautelare massima nonostante il tempo trascorso.
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Rivolta in carcere: c’ pericolo di reiterazione del reato
Durante la pandemia da Covid-19, si verifica una violenta sommossa nel carcere di Foggia. Il Detenuto, con gravi precedenti penali, partecipa attivamente come promotore della rivolta. Il Tribunale del Riesame dispone la custodia in carcere, ravvisando il pericolo di reiterazione del reato. Il Detenuto ricorre in Cassazione, sostenendo che il lungo tempo trascorso e l'eccezionalit del contesto pandemico escludano l'attualit del rischio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che la gravit della condotta violenta e la personalit aggressiva del soggetto dimostrano un rischio concreto e attuale di recidiva, non superato dal mero decorso del tempo o dalla particolarit del contesto storico. Il Detenuto perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Devastazione e saccheggio: quando il danno diventa terrore
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un uomo accusato di devastazione e saccheggio, porto di armi clandestine e ricettazione, con l'aggravante del metodo mafioso. I fatti si sono svolti in una località balneare durante il periodo estivo: dopo una lite, l'indagato ha organizzato una violenta spedizione punitiva armata contro l'abitazione e i veicoli della famiglia rivale, sparando colpi d'arma da fuoco in pieno centro abitato. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della difesa, chiarendo che il reato di devastazione e saccheggio si configura quando il danno materiale è talmente vasto da minacciare concretamente l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini. L'uso di un arsenale per riaffermare la propria supremazia sul territorio giustifica pienamente l'applicazione dell'aggravante mafiosa e la massima misura cautelare.
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Pericolo di reiterazione del reato: carcere pur senza occasioni
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un detenuto che aveva partecipato attivamente a una violenta rivolta carceraria durante la pandemia da Covid-19. Il ricorrente aveva danneggiato la struttura con spranghe di ferro e tentato di aggredire il direttore. Il giudice di primo grado aveva escluso le esigenze cautelari ritenendo la situazione eccezionale e irripetibile. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che il pericolo di reiterazione del reato deve basarsi sulla personalità antisociale del soggetto e sulla gravità dei suoi precedenti, non sulla presenza di un'immediata occasione per delinquere. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, confermando la legittimità della misura cautelare massima applicata dal Tribunale del Riesame.
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Rivolta in cella e pericolo di reiterazione del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un detenuto accusato di devastazione durante una rivolta in un istituto penitenziario. Il soggetto aveva divelto un cancello d'ingresso, agevolando l'evasione di altri reclusi. Nonostante la difesa sostenesse l'eccezionalità del contesto pandemico in cui si erano svolti i fatti, i giudici hanno ritenuto sussistente un concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato. Tale valutazione si fonda sulla gravità della condotta, sul ruolo organizzativo del soggetto e sui suoi numerosi precedenti penali per reati violenti. La Suprema Corte ha stabilito che l'attualità del pericolo non richiede l'imminenza di una nuova occasione per delinquere, ma si desume dalla spiccata propensione a violare la legge e dall'inadeguatezza di misure meno severe.
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Rivolta in carcere: confermato il pericolo di reiterazione del reato
Durante le rivolte carcerarie del 2020, scoppiate con il pretesto della pandemia, Il Detenuto partecipava attivamente alla devastazione e all'incendio di un istituto penitenziario. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia cautelare in carcere, ma la difesa ricorreva in Cassazione contestando l'assenza di un attuale pericolo di reiterazione del reato, dato il tempo trascorso e la fine dello stato di emergenza. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la misura restrittiva. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di una nuova occasione, ma una valutazione complessiva della personalità aggressiva del soggetto e dei suoi precedenti penali, ritenendo la carcerazione l'unica misura idonea a contenere la sua pericolosità sociale.
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Custodia cautelare in carcere: la rivolta non cancella il reato
Durante la pandemia da Covid-19, scoppiava una violenta rivolta nel carcere di Foggia. Il Detenuto partecipava attivamente allo scardinamento del cancello principale, favorendo un'evasione di massa e seminando il panico in città. Il Tribunale di Bari applicava la custodia cautelare in carcere, ritenendo concreto il pericolo di recidiva. Il Detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo che l'eccezionalità della pandemia rendesse l'evento irripetibile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'emergenza sanitaria non giustifica atti illeciti, ma ha solo fatto emergere impulsi criminali già insiti nel soggetto, gravato da numerosi precedenti penali. Di conseguenza, la custodia cautelare in carcere è stata pienamente confermata.
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Rivolta per il Covid: resta la custodia cautelare in carcere
Durante la pandemia da Covid-19, un detenuto partecipava a una violenta rivolta nel carcere di Foggia, culminata con l'evasione di massa e gravi danni alla struttura. Il Tribunale di Bari disponeva la custodia cautelare in carcere per il reato di devastazione, ritenendo concreto il pericolo di reiterazione del reato. Il detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo che l'eccezionalità della pandemia escludesse la ripetibilità del gesto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura restrittiva. I giudici hanno chiarito che l'emergenza sanitaria non giustifica atti violenti, ma ha solo fatto emergere la pericolosità sociale del soggetto, già gravato da precedenti penali. Di conseguenza, la custodia cautelare in carcere resta confermata e il ricorrente deve pagare le spese processuali.
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Rivolta in carcere e pericolo di reiterazione del reato
Durante le rivolte carcerarie del marzo 2020, un detenuto ha guidato un gruppo di settanta persone devastando la portineria del carcere di Foggia ed evadendo. Il Tribunale della Libertà ha disposto la custodia cautelare in carcere per il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato. Il detenuto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la pandemia fosse un contesto eccezionale e irripetibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il pericolo di reiterazione del reato prescinde dall'imminenza di una specifica occasione. La gravità della condotta, l'organizzazione della rivolta e i precedenti penali del soggetto dimostrano una spiccata pericolosità sociale. Il detenuto resta quindi in carcere e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Rivolta e sequestro dell’agente: sì alla custodia cautelare
Durante una violenta rivolta in un istituto penitenziario, un detenuto aggrediva un agente di polizia penitenziaria, lo sequestrava in un ufficio e gli sottraeva le chiavi per fuggire insieme ad altri ristretti. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia cautelare in carcere per i reati di devastazione aggravata e sequestro di persona. Il detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo di aver voluto solo evadere e di non aver partecipato alle successive devastazioni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno stabilito che l'azione del detenuto era parte di un piano coordinato e violento, e che il pericolo di reiterazione del reato rimane concreto e attuale, escludendo che la successiva cattura all'esterno, dovuta al blocco della polizia, potesse dimostrare un ravvedimento spontaneo.
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Pericolo di recidiva: la rivolta Covid non evita il carcere
Durante la pandemia da Covid-19, scoppiava una violenta rivolta nel carcere di Foggia. Il Detenuto partecipava attivamente devastando i locali, aggredendo un'agente e fuggendo insieme ad altri reclusi. Il Tribunale del Riesame applicava la custodia in carcere per il concreto pericolo di recidiva. Il Detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo che la rivolta fosse un evento eccezionale e irripetibile legato all'emergenza sanitaria, escludendo così l'attualità delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'emergenza pandemica non giustifica la violenza, ma ha solo fatto emergere impulsi criminali già presenti nel soggetto. Di conseguenza, sussiste il pericolo di recidiva, confermando la legittimità della misura cautelare in carcere e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Pericolo di reiterazione del reato: carcere anche se già detenuto
Durante una violenta rivolta carceraria scoppiata nel 2020 a causa delle restrizioni per la pandemia, Il Detenuto partecipava attivamente al sequestro di un agente e alla devastazione della struttura. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia in carcere, ritenendo sussistente il pericolo di reiterazione del reato. Il Detenuto proponeva ricorso in Cassazione, contestando l'ammissibilità dell'appello del Pubblico Ministero e l'attualità delle esigenze cautelari, sostenendo che la rivolta fosse un evento eccezionale e irripetibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la gravità dei fatti, la personalità violenta del soggetto e i suoi precedenti penali giustificano la misura cautelare. L'emergenza sanitaria non scusa la violenza, e il pericolo di reiterazione del reato rimane concreto anche se il soggetto è già detenuto per altra causa.
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Rivolta Covid e pericolo di reiterazione del reato: sì al carcere
Durante le proteste per la pandemia da Covid-19 nel marzo 2020, un detenuto partecipava attivamente a una violenta rivolta carceraria, commettendo devastazioni, resistendo agli agenti ed evadendo. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia in carcere, ravvisando il concreto pericolo di reiterazione del reato. Il detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo che la rivolta fosse un evento eccezionale e irripetibile legato all'emergenza sanitaria e che l'appello del Pubblico Ministero fosse generico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'eccezionalità del contesto non cancella la pericolosità del soggetto, evidenziata dalla gravità delle condotte e dai numerosi precedenti penali. Di conseguenza, la misura cautelare in carcere è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di devastazione: da semplice danno a rivolta in carcere
Durante una rivolta nel carcere di Rebibbia nel marzo 2020, scoppiata per la sospensione dei colloqui a causa della pandemia, due detenuti hanno partecipato a gravi disordini. I soggetti hanno appiccato incendi, saccheggiato le infermerie e distrutto impianti e condizionatori. Condannati in primo e secondo grado a quattro anni di reclusione, i ricorrenti hanno proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il fatto come semplice danneggiamento. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando la condanna per il reato di devastazione. I giudici hanno chiarito che, quando la distruzione di beni è così vasta da minacciare l'ordine pubblico e la sicurezza collettiva, non si tratta di un semplice danno patrimoniale, ma del più grave reato di devastazione, nel quale rimangono assorbiti i singoli danneggiamenti.
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Rivolta contro buona condotta: pericolo di reiterazione del reato
Durante la pandemia da Covid-19, scoppiava una violenta rivolta nel carcere di Foggia. Il Detenuto partecipava attivamente devastando i locali. Il Tribunale del Riesame applicava la custodia in carcere, ravvisando il pericolo di reiterazione del reato. Il Detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo che l'eccezionalità del contesto pandemico escludesse tale rischio e valorizzando la sua successiva buona condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede la ripetizione dello stesso identico fatto, ma si riferisce a reati della stessa specie, caratterizzati da violenza indiscriminata. La buona condotta successiva non cancella la gravità dei precedenti e dei rilievi disciplinari accumulati.
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Covid e Rivolta: il Pericolo di Reiterazione del Reato
Durante la pandemia, un detenuto partecipa attivamente a una violenta rivolta in carcere, sequestrando agenti e devastando la struttura. Il Tribunale dispone la custodia in carcere per il concreto pericolo di reiterazione del reato, evidenziando la sua personalità aggressiva e i numerosi precedenti penali. Il detenuto fa ricorso sostenendo che la rivolta fosse un evento unico legato al panico da Covid-19. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Suprema Corte conferma che l'emergenza sanitaria non giustifica la violenza né esclude la pericolosità del soggetto. Il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale, data l'incapacità di autocontrollo dell'uomo e la sua refrattarietà alle regole. Di conseguenza, il detenuto resta in carcere e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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