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Rivolta e fuga: confermato il pericolo di reiterazione del reato

Durante la rivolta carceraria del marzo 2020, un detenuto partecipava alle devastazioni, agevolava la fuga di altri reclusi, evadeva e compiva una rapina. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia in carcere, ma la difesa ricorreva in Cassazione contestando l’assenza di un pericolo di reiterazione del reato attuale e concreto, data la distanza di tre anni dai fatti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l’attualità del pericolo non coincide con l’imminenza di un nuovo reato, bensì con la persistenza nel tempo della pericolosità del soggetto. Nel caso specifico, la gravità delle condotte, i precedenti penali e la fuga violenta dimostrano un rischio concreto e costante, rendendo legittima la misura cautelare massima nonostante il tempo trascorso.

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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 33016 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 1 n. 33016/2023)

La rivolta in carcere e il pericolo di reiterazione del reato

Nel marzo del 2020, in piena emergenza sanitaria, scoppiava una violenta rivolta all’interno di un istituto penitenziario. Un detenuto, indicato come l’Indagato, assumeva un ruolo di primo piano nei disordini. L’Indagato danneggiava gravemente i sistemi di chiusura dei cancelli, permettendo ad altri ristretti di invadere aree riservate della struttura. Questa vicenda solleva importanti questioni giuridiche sul pericolo di reiterazione del reato e sui presupposti per applicare la custodia cautelare in carcere a distanza di tempo dai fatti.

La fuga e la rapina durante l’evasione

La condotta dell’Indagato non si esauriva nella devastazione della struttura carceraria. Approfittando del caos generato dalla rivolta, l’Indagato riusciva a evadere dall’istituto di pena. Durante la sua breve latitanza, durata circa due giorni, l’uomo commetteva anche una rapina aggravata per impossessarsi di un veicolo utile alla fuga. Le forze dell’ordine riuscivano a catturarlo solo grazie a un’operazione straordinaria che richiedeva l’impiego di oltre trecento agenti. Successivamente, il Pubblico Ministero chiedeva l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Il Giudice per le indagini preliminari rigettava la richiesta per mancanza di esigenze cautelari. Il Tribunale del Riesame, invece, accoglieva l’appello del Pubblico Ministero e disponeva la misura restrittiva. La difesa dell’Indagato proponeva quindi ricorso in Cassazione, sostenendo che il lungo tempo trascorso dai fatti escludesse la concretezza delle esigenze cautelari.

Quando il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale

La difesa lamentava in particolare la violazione delle regole sulla proporzionalità della misura cautelare. Secondo i difensori, la giovane età dell’indagato e il decorso di circa tre anni dai fatti contestati rendevano la custodia in carcere una misura eccessiva. La difesa sosteneva inoltre che mancasse una specifica occasione per delinquere nel futuro immediato. La Corte di Cassazione ha affrontato la questione definendo i confini del pericolo di reiterazione del reato. I giudici hanno chiarito che l’attualità del pericolo non deve essere confusa con l’imminenza di un nuovo reato. L’attualità indica invece la continuità temporale della pericolosità del soggetto. Questa valutazione deve basarsi sulla vicinanza ai fatti, sulla personalità dell’indagato e sul contesto sociale. Non occorre dimostrare che il soggetto avrà subito l’occasione di delinquere, ma basta una valutazione prognostica basata sulla gravità dei comportamenti passati.

Le motivazioni: la gravità della rivolta e la custodia in carcere

I giudici di legittimità hanno ritenuto del tutto corretto il ragionamento del Tribunale del Riesame. Le motivazioni della sentenza evidenziano come l’Indagato abbia commesso una pluralità di illeciti gravissimi in un brevissimo arco temporale. L’uso sistematico della violenza gratuita all’interno del carcere dimostra una totale assenza di autocontrollo. Inoltre, l’Indagato vanta numerosi precedenti penali recenti che destano un forte allarme sociale. La Corte ha sottolineato che l’Indagato non ha interrotto spontaneamente la sua condotta criminosa. Solo l’intervento massiccio della polizia ha posto fine alle sue azioni. Anche il contesto della pandemia non può giustificare o attenuare la gravità della condotta. L’emergenza sanitaria ha rappresentato solo l’occasione, e non la causa, per scatenare una violenza cieca e organizzata.

Le conclusioni: il rigetto del ricorso e la conferma della misura cautelare

Le conclusioni della Cassazione stabiliscono l’inammissibilità del ricorso presentato dalla difesa. L’Indagato perde la causa e deve rimanere in custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha confermato la piena legittimità della misura cautelare massima, ritenendola proporzionata alla gravità dei fatti e alla personalità violenta del soggetto. Oltre alla conferma della custodia in carcere, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. L’Indagato dovrà inoltre versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, poiché ha proposto un ricorso manifestamente infondato senza alcuna giustificazione valida.

Cosa si intende per attualità del pericolo di reiterazione?
L’attualità non indica l’imminenza di un nuovo reato, ma la persistenza nel tempo della pericolosità sociale del soggetto, valutata in base alla gravità dei suoi comportamenti passati.

Il decorso del tempo esclude automaticamente la custodia in carcere?
No, il trascorrere del tempo non cancella le esigenze cautelari se la gravità delle condotte e la personalità del soggetto dimostrano un rischio di reato ancora concreto.

È necessaria una specifica occasione per delinquere per applicare la misura cautelare?
No, non serve la previsione di una precisa opportunità per commettere un reato, ma basta un giudizio prognostico basato sulla condotta e sul contesto del soggetto.

Termini giuridici

Custodia cautelare in carcere
La misura di privazione della libertà personale più severa, applicata prima della sentenza definitiva per evitare pericoli come la fuga o l'inquinamento delle prove.
Pericolo di reiterazione del reato
Il rischio concreto e attuale che il soggetto possa commettere nuovamente reati della stessa specie o comunque gravi.
Valutazione prognostica
Un giudizio probabilistico sul comportamento futuro di un soggetto basato su elementi concreti del passato.
Inammissibilità
La condizione per cui un ricorso non può essere esaminato nel merito perché non rispetta i requisiti di legge.
Devastazione e saccheggio
Un grave reato contro l'ordine pubblico che punisce chi compie atti di distruzione diffusa e indiscriminata.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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