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Art. 391-quater Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 391-quater Codice di Procedura Civile

Vittoria a Strasburgo, Sconfitta in Italia: No Esecutività Sentenze Corte EDU
Un gruppo di dipendenti pubblici, dopo aver ottenuto una sentenza favorevole dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) che condannava l'Italia per violazione del giusto processo, ha tentato di rendere questa decisione direttamente esecutiva in Italia per modificare una precedente sentenza nazionale sfavorevole sul loro trattamento economico. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta, stabilendo un principio fondamentale: l'esecutività sentenze Corte EDU non è automatica. Le decisioni della CEDU non sono equiparabili a sentenze di uno Stato estero e non possono essere 'delibate' per annullare un giudicato civile interno, specialmente se la pronuncia europea si limita a constatare una violazione senza disporre una condanna specifica al pagamento.
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Indennità di espropriazione: i criteri di stima
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari terrieri, confermando la correttezza della decisione della Corte d'Appello sulla determinazione dell'indennità di espropriazione. La sentenza sottolinea che la stima deve basarsi su un'analisi equilibrata delle caratteristiche del terreno, del suo inserimento nel tessuto urbanistico e della destinazione delle aree circostanti, come precedentemente indicato dalla stessa Cassazione in una sentenza di rinvio. Le critiche alla consulenza tecnica d'ufficio (C.T.U.) sono state ritenute inammissibili in sede di legittimità.
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Indennità di esproprio: i criteri di valutazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello sulla corretta determinazione dell'indennità di esproprio per alcuni terreni destinati a parcheggio pubblico. La Corte ribadisce che la valutazione deve basarsi su tre criteri congiunti: le caratteristiche del terreno, il suo inserimento nel tessuto urbanistico e la destinazione delle aree circostanti. Le critiche alla consulenza tecnica d'ufficio (CTU) non possono essere motivo di ricorso in Cassazione, in quanto attengono a valutazioni di merito.
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Indennità di esproprio: i criteri di stima corretti
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla corretta determinazione dell'indennità di esproprio per un terreno destinato a parcheggio pubblico. Confermando la decisione della Corte d'Appello, ha stabilito che la valutazione deve basarsi su un'analisi congiunta di tre criteri fondamentali: le caratteristiche intrinseche del bene, il suo inserimento nel tessuto urbanistico e la destinazione dei terreni circostanti. La Corte ha rigettato il ricorso dei proprietari, i quali sostenevano una valutazione errata, ribadendo che la stima del consulente tecnico, se recepita dal giudice di merito con motivazione adeguata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Revocazione in Cassazione: i limiti del ricorso
Una società, dichiarata fallita, ha presentato un ricorso per la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione che aveva precedentemente dichiarato inammissibile un suo appello. La Corte ha rigettato anche il ricorso per revocazione, giudicandolo inammissibile. Le ragioni principali includono la tardività della presentazione, l'erronea qualificazione di un errore di diritto come errore di fatto e l'infondata invocazione della violazione delle norme europee senza una specifica pronuncia della Corte EDU. Questa decisione chiarisce i rigidi presupposti per la revocazione in Cassazione.
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Responsabilità in espropriazione: la decisione finale
In una complessa vicenda giudiziaria durata decenni, relativa a un'illegittima occupazione di terreni per la realizzazione di un'opera pubblica, la Corte di Cassazione si è pronunciata su questioni procedurali dirimenti. Il caso verteva sulla corretta individuazione del soggetto legittimato a impugnare una sentenza d'appello a seguito di trasformazioni normative che avevano modificato la rappresentanza legale di un ente pubblico. Gli eredi dei proprietari originali sostenevano che la sentenza d'appello, che riconosceva la responsabilità solidale dell'ente, fosse passata in giudicato. La Corte ha rigettato il ricorso, ricostruendo l'evoluzione legislativa e confermando che l'impugnazione era stata validamente proposta dal soggetto all'epoca legalmente rappresentante dell'ente, impedendo così la formazione del giudicato. Di conseguenza, la questione della responsabilità in espropriazione rimane definita dalle precedenti sentenze della stessa Corte, che avevano escluso la colpa dell'ente.
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