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Art. 391-quater Codice di Procedura Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 391-quater Codice di Procedura Civile

Errore Revocatorio Negato se il Giudice Omette gli Interessi
Un'azienda ottiene una condanna al pagamento di una somma, ma la Corte di Cassazione nel dispositivo omette di includere gli accessori (interessi e spese). L'azienda tenta di rimediare con un ricorso per revocazione, sostenendo un errore di fatto del giudice. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: l'omissione di una parte della domanda non costituisce un errore revocatorio (errore di fatto), bensì un errore di diritto (omessa pronuncia). Questo tipo di vizio deve essere contestato con altri strumenti giuridici, non con la revocazione. Di conseguenza, la richiesta dell'azienda viene respinta.
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Vittoria a Strasburgo, Sconfitta in Italia: No Esecutività Sentenze Corte EDU
Un gruppo di dipendenti pubblici, dopo aver ottenuto una sentenza favorevole dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) che condannava l'Italia per violazione del giusto processo, ha tentato di rendere questa decisione direttamente esecutiva in Italia per modificare una precedente sentenza nazionale sfavorevole sul loro trattamento economico. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta, stabilendo un principio fondamentale: l'esecutività sentenze Corte EDU non è automatica. Le decisioni della CEDU non sono equiparabili a sentenze di uno Stato estero e non possono essere 'delibate' per annullare un giudicato civile interno, specialmente se la pronuncia europea si limita a constatare una violazione senza disporre una condanna specifica al pagamento.
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Errore di Fatto vs Giudizio: No alla Revocazione della Sentenza
Una lavoratrice, dopo aver perso in Cassazione una causa per la regolarizzazione dei suoi contributi, tenta di far riaprire il caso con una richiesta di revocazione per errore di fatto. Sostiene che i giudici abbiano commesso delle sviste nel leggere gli atti. La Corte Suprema, però, respinge la richiesta. Spiega che i presunti errori non erano semplici sviste materiali, ma un disaccordo con il ragionamento giuridico della Corte, cioè 'errori di giudizio'. Poiché la revocazione per errore di fatto è ammessa solo per chiare percezioni errate della realtà processuale, e non per contestare la valutazione del giudice, il ricorso viene dichiarato inammissibile.
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Revocazione: quando l’errore di fatto è inammissibile
La Corte di Cassazione ha respinto un ricorso per revocazione presentato da una lavoratrice contro una precedente sentenza di legittimità. La ricorrente sosteneva che la Corte avesse commesso un errore di fatto nella ricostruzione del rapporto di lavoro e della posizione contributiva. I giudici hanno stabilito che le doglianze non riguardavano un errore percettivo decisivo, ma una critica alla valutazione delle prove, configurando un errore di giudizio non sindacabile tramite revocazione.
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Revocazione: limiti dell’errore di fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione proposto da una lavoratrice contro una precedente sentenza di legittimità. La ricorrente lamentava un'errata percezione dei fatti processuali riguardanti la regolarizzazione della propria posizione contributiva. La Suprema Corte ha stabilito che la revocazione richiede un errore di fatto decisivo ed essenziale, non configurabile quando la censura riguarda in realtà la valutazione delle prove o errori di giudizio. Poiché i motivi addotti non integravano un errore percettivo oggettivo ma contestavano l'interpretazione del materiale istruttorio, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Assegno ad personam: cosa entra nel calcolo? Analisi
Un dipendente, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il mantenimento del trattamento economico precedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma speciale applicabile tutela l'irriducibilità della retribuzione tramite un assegno ad personam che include solo le voci fisse e continuative. La Corte ha escluso il riconoscimento automatico dell'anzianità pregressa ai fini della progressione di carriera e di alcuni emolumenti variabili, come i premi assicurativi, cassando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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