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Art. 391 Codice di Procedura Civile

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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite con l’INPS
Un libero professionista ha proposto opposizione contro una cartella di pagamento dell'INPS per contributi omessi relativi all'anno 2009, eccependo la prescrizione del credito. Dopo la decisione sfavorevole nei gradi di merito, il professionista ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza in camera di consiglio, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del processo per rinuncia: l’accordo che cancella la lite
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia in una controversia civile riguardante un pagamento di somme. Il Creditore e gli Eredi della controparte hanno depositato atti formali di rinuncia al ricorso principale e al ricorso incidentale, regolarmente sottoscritti e accettati da tutti i difensori. Di conseguenza, i giudici hanno preso atto dell'accordo tra le parti, disponendo la compensazione delle spese di lite e l'insussistenza dei presupposti per il versamento del doppio contributo unificato. Nessuna delle parti ha quindi ottenuto una vittoria giudiziale di merito, preferendo risolvere la lite in via transattiva.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: si spegne la lite con la banca
Una risparmiatrice ha citato in giudizio la banca per ottenere la restituzione di somme trattenute su titoli in pegno, contestando la falsità delle proprie firme su alcuni contratti. Dopo il rigetto delle sue domande nei primi due gradi di giudizio, la cliente ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Successivamente, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente sottoscritta dal proprio difensore munito di procura speciale. La banca ha aderito a tale rinuncia tramite firma digitale del proprio avvocato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, stabilendo che non vi è luogo a pronuncia sulle spese di giudizio, vista l'accettazione della controparte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: addio al credito ma senza spese
Un istituto di credito ha proposto opposizione contro il fallimento di una società per ottenere l'ammissione al passivo di un credito derivante da un mutuo. Dopo il rifiuto del Tribunale, la banca ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, la banca ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione chiarisce che la rinuncia determina la fine del giudizio anche senza l'accettazione della controparte. Di conseguenza, la banca non può più far valere il proprio credito nel fallimento, ma evita la condanna alle spese e il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e cancella la lite
Una contribuente impugnava un avviso di liquidazione per imposte di successione. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la contribuente presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 193 del 2016, pagando integralmente quanto dovuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. I giudici hanno chiarito che l'adesione alla definizione agevolata comporta la rinuncia ai giudizi pendenti. Inoltre, la Corte ha stabilito che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione è un evento sopravvenuto e non un rigetto del ricorso. Le spese di lite sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: vince l’agente
Un agente di commercio ha ottenuto un decreto ingiuntivo per costringere l'azienda preponente a consegnargli i documenti contabili necessari a calcolare le sue provvigioni. L'azienda ha impugnato la decisione fino in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, l'azienda ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'ex agente senza richiesta di rimborso delle spese legali. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, confermando che non si applica il raddoppio del contributo unificato in caso di rinuncia accettata. Vince l'agente, in quanto la decisione precedente che gli riconosceva il diritto ai documenti diventa definitiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: definitivo il reintegro
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della formale rinuncia al ricorso per cassazione presentata dall'Azienda Cedente e accettata dal Lavoratore. La vicenda originaria riguardava l'illegittimità del trasferimento di ramo d'azienda tra l'Azienda Cedente e l'Azienda Cessionaria, con conseguente ordine di ripristino del rapporto di lavoro in capo alla prima. A causa dell'estinzione del ricorso principale, la Suprema Corte ha dichiarato l'inefficacia del ricorso incidentale tardivo proposto dall'Azienda Cessionaria e ha disposto la compensazione integrale delle spese di lite tra tutte le parti coinvolte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’azienda paga le spese
La controversia nasce dal licenziamento collettivo di un dipendente, dichiarato illegittimo dalla Corte d'Appello che ha ordinato la reintegrazione e il risarcimento del danno. Le società datrici di lavoro hanno proposto ricorso in Cassazione per ribaltare la decisione. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, le aziende hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. Il lavoratore ha preso atto della decisione ma ha richiesto la condanna delle controparti al pagamento delle spese legali sostenute per difendersi. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia e ha condannato le società ricorrenti a rimborsare le spese di giudizio in favore del lavoratore.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’azienda si arrende e paga
Una compagnia aerea ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento di un dipendente, ordinandone la reintegrazione e il risarcimento. Nel corso del giudizio di legittimità, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. Il lavoratore ha accettato la rinuncia, chiedendo però la condanna della controparte al pagamento delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia e ha condannato la società ricorrente a rimborsare le spese di giudizio in favore del lavoratore, escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sui contratti
Un operaio ha impugnato la successione di contratti a termine stipulati con un Consorzio di bonifica dal 1999 al 2012, chiedendo la conversione in rapporto a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando il divieto legislativo regionale di nuove assunzioni e qualificando il rapporto come mera prestazione di fatto. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima dell'udienza, ha depositato formale rinuncia agli atti, accettata dalla controparte. La Suprema Corte, preso atto dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese. La rinuncia al ricorso per cassazione ha così chiuso definitivamente la vicenda processuale.
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Anzianità di servizio apprendistato: l’Azienda rinuncia e perde.
L'Azienda ha impugnato la sentenza d'appello che riconosceva ad alcuni dipendenti il diritto al computo dell'intero periodo di apprendistato per gli scatti di anzianità, dichiarando nulle le clausole contrarie del contratto collettivo. Successivamente, L'Azienda ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dai lavoratori. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. Ha inoltre chiarito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, misura sanzionatoria riservata solo al rigetto o all'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, i lavoratori vedono confermato in via definitiva il proprio diritto all'anzianità di servizio apprendistato fin dal giorno dell'assunzione originaria.
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Computo dell’apprendistato: l’azienda rinuncia e i lavoratori vincono
I Lavoratori hanno ottenuto nei gradi di merito il riconoscimento del diritto al computo dell'apprendistato ai fini degli scatti di anzianità, con conseguente nullità delle clausole del contratto collettivo che lo escludevano. L'Azienda ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ma ha successivamente depositato un formale atto di rinuncia al ricorso, accettato dai dipendenti. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo la condanna alle spese per via dell'accordo tra le parti. Inoltre, i giudici hanno chiarito che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, misura sanzionatoria riservata solo ai casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità della domanda.
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Computo anzianità apprendistato: l’azienda rinuncia al ricorso
Un'azienda di trasporti ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava nullo l'accordo sindacale escludente i primi 18 mesi di apprendistato dal calcolo degli scatti di stipendio. Prima della decisione della Cassazione, l'azienda ha rinunciato al ricorso con l'accordo dei dipendenti. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, i lavoratori ottengono definitivamente il computo anzianità apprendistato e il pagamento delle differenze retributive dovute.
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Computo anzianità apprendistato: nullo l’accordo che lo esclude
I Lavoratori hanno chiesto il riconoscimento del primo periodo di apprendistato ai fini degli aumenti dello stipendio. L'Azienda escludeva tale periodo basandosi su un accordo sindacale. I giudici di merito hanno dato ragione ai dipendenti, dichiarando nullo l'accordo. L'Azienda ha fatto ricorso in Cassazione ma ha poi deciso di rinunciare alla causa. I Lavoratori hanno accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo. La vicenda si chiude con la vittoria dei dipendenti che mantengono il diritto al computo anzianità apprendistato per gli scatti di stipendio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che chiude la lite
Una società preponente e un suo ex agente si sono scontrati in giudizio in merito a spettanze provvigionali e a un presunto patto di non concorrenza. Dopo alterne vicende nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, tuttavia, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole. La società ha quindi presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente accettata dalla controparte, con contestuale accordo per compensare le spese legali. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del processo, senza applicare sanzioni o raddoppi del contributo unificato.
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Computo dell’apprendistato: l’Azienda si arrende ma paga le spese
Alcuni dipendenti hanno chiesto il computo dell'apprendistato ai fini degli aumenti periodici di anzianità. La Corte d'Appello ha dato loro ragione. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione, ma successivamente ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. La rinuncia determina il passaggio in giudicato della sentenza d'appello favorevole ai lavoratori. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio in base al principio della soccombenza virtuale, poiché i precedenti giurisprudenziali davano ragione ai dipendenti. L'estinzione esonera l'Azienda dal pagamento del doppio contributo unificato. I lavoratori vincono definitivamente, ottenendo il riconoscimento dell'anzianità e il rimborso delle spese legali.
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Apprendistato e scatti di anzianità: l’Azienda rinuncia e perde
Alcuni lavoratori hanno chiesto il computo dell'apprendistato per gli scatti di anzianità, ottenendo ragione nei primi gradi di giudizio. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente depositato un atto di rinuncia formale. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, confermando in via definitiva il diritto dei lavoratori. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio in base al principio della soccombenza virtuale, poiché i precedenti giurisprudenziali davano ragione ai dipendenti. La rinuncia ha evitato all'Azienda il pagamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: vince il lavoratore
L'Azienda ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava nulla la cessione del ramo d'azienda, ordinando il reintegro del Lavoratore. Successivamente, l'Azienda ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rilevando che la rinuncia è un atto unilaterale ricettizio che non richiede l'accettazione della controparte. Di conseguenza, la decisione precedente favorevole al Lavoratore diventa definitiva e l'Azienda non deve versare il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: docente chiude la causa senza sanzioni
Una docente precaria della scuola ha fatto causa al Ministero per ottenere differenze retributive legate all'anzianità di servizio. Dopo le sentenze di merito, la lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione, ma successivamente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso. Sebbene la rinuncia fosse formalmente imperfetta (irrituale), la Corte di Cassazione ha stabilito che essa dimostra comunque il venir meno dell'interesse a proseguire la causa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese del giudizio sono state interamente compensate tra le parti e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato, poiché l'inammissibilità non era originaria ma successiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco cede sul rimborso
L'Azienda Agricola richiede il rimborso dell'IVA per l'anno 2012. L'Amministrazione Finanziaria nega tacitamente il rimborso a causa di un atto impositivo pendente. Successivamente, i giudici di secondo grado accolgono la richiesta dell'Azienda, poiché l'atto impositivo ostativo viene annullato. L'Amministrazione Finanziaria propone ricorso in Cassazione, ma in un secondo momento presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. La rinuncia determina il passaggio in giudicato della sentenza favorevole all'Azienda, rendendo definitivo il suo diritto al rimborso dell'imposta. Le spese di giudizio vengono compensate tra le parti.
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