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Art. 390 Codice di Procedura Civile

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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al doppio contributo
Un Comune ha richiesto a una società pubblicitaria il pagamento di tariffe maggiorate per l'installazione di cartelloni pubblicitari. Dopo la decisione favorevole alla società in appello, il Comune ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, l'ente pubblico ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo e ha stabilito la compensazione delle spese di giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia volontaria, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione colpisce solo il rigetto o l'inammissibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per transazione: stop alla lite col Comune
Una società di pubblicità e un Comune si scontravano sul rimborso delle somme versate in eccedenza per l'installazione di impianti pubblicitari tra il 2005 e il 2009. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato per risolvere la lite. Di conseguenza, hanno presentato una formale rinuncia al ricorso per transazione, accettata da entrambi i difensori. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno inoltre disposto la compensazione delle spese di giudizio e chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, in quanto si tratta di una misura eccezionale non applicabile a questa fattispecie.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: vittoria senza scontro
Un'azienda di servizi ambientali ha notificato a una carrozzeria alcuni avvisi di accertamento per la tariffa d'igiene ambientale (TIA). La carrozzeria ha contestato l'applicazione dell'IVA e delle sanzioni, ottenendo ragione in appello. L'azienda ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione ma, prima dell'udienza, ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la sentenza d'appello favorevole alla carrozzeria è passata in giudicato, diventando definitiva. La Corte ha inoltre compensato le spese di giudizio ed escluso il pagamento del doppio contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta e non originaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Una carrozzeria ha impugnato gli avvisi di accertamento per la tariffa d'igiene ambientale emessi da una società di servizi ambientali. Dopo diverse fasi processuali, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la società contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse sopravvenuta, disponendo la compensazione delle spese. La decisione conferma che la rinuncia al ricorso per cassazione determina l'estinzione del giudizio e il passaggio in giudicato della sentenza d'appello impugnata.
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Risarcimento danni per occupazione illegittima: calcolo storico
Una società privata ha richiesto al Comune il risarcimento danni per occupazione illegittima di alcuni terreni edificabili destinati all'edilizia popolare. Il Comune ha rinunciato al ricorso principale, mentre la società ha proposto ricorso incidentale contestando i criteri di calcolo dell'indennizzo, pretendendo il valore attuale del bene anziché quello al momento del trasferimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la correttezza della stima effettuata dal giudice di merito. La Corte ha ribadito che la determinazione del valore del fondo può avvenire sia con metodo sintetico-comparativo sia con metodo analitico-ricostruttivo, senza alcuna gerarchia tra i due criteri, purché si accerti il reale valore venale del bene al momento della perdita della proprietà, rivalutato poi all'attualità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo estingue la lite
Una società contribuente ha impugnato gli accertamenti relativi alla tariffa di igiene ambientale emessi da un gestore di servizi pubblici. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo privato per risolvere la controversia. Di conseguenza, la società ha depositato formale atto di rinuncia, accettato dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso per cassazione, disponendo che non si faccia luogo alla condanna alle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Una società impugnava gli accertamenti della tariffa rifiuti emessi dall'ente gestore. Dopo una complessa vicenda giudiziaria, la controversia giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti raggiungevano un accordo transattivo per conciliare la lite. La società presentava quindi formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'ente. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che nulla è dovuto per le spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle spese extra
Un'azienda di servizi ambientali ha impugnato la decisione favorevole a una ditta contribuente in merito alla Tariffa Igiene Ambientale (TIA). Prima della decisione della Suprema Corte, il gestore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la compensazione delle spese. I giudici hanno chiarito che l'estinzione per rinuncia esclude l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, data la natura eccezionale e sanzionatoria della norma.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle doppie tasse
Un'azienda di gestione dei rifiuti ha impugnato la sentenza favorevole a un imprenditore riguardante il pagamento della Tariffa Igiene Ambientale (TIA). Prima dell'udienza, l'azienda ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del procedimento. Trattandosi di estinzione e non di rigetto, la Corte ha chiarito che l'azienda non deve pagare il raddoppio del contributo unificato (la tassa giudiziaria), poiché la norma sanzionatoria non si applica in caso di rinuncia. Nessuna decisione sulle spese è stata presa, poiché l'imprenditore non si è costituito in giudizio. Vince l'imprenditore, la cui vittoria nel grado precedente diventa definitiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio
Il Gestore dei Servizi Ambientali ha impugnato la sentenza d'appello che esonerava parzialmente la Società Contribuente dal pagamento della TIA su alcune superfici industriali. Tuttavia, prima dell'udienza in Cassazione, il Gestore ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la decisione di secondo grado favorevole alla Società Contribuente diventa definitiva. Inoltre, i giudici hanno chiarito che l'estinzione per rinuncia esclude l'obbligo di pagare il raddoppio del contributo unificato, una misura sanzionatoria prevista solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Estinzione del giudizio per rinuncia: pace tra Azienda e Comune
L'Azienda pubblicitaria ha impugnato il rifiuto del Comune di rimborsare oltre 134.000 euro versati in eccedenza per il canone di installazione di impianti pubblicitari tra il 2005 e il 2009. Dopo le decisioni dei giudici di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato per risolvere la lite. Di conseguenza, sia L'Azienda sia Il Comune hanno depositato una formale rinuncia ai rispettivi ricorsi, accettata da entrambe le parti. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese legali. Grazie a questa pronuncia di estinzione, le parti non dovranno pagare il raddoppio del contributo unificato, previsto invece in caso di rigetto del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop definitivo al fermo
Il Contribuente ha impugnato il preavviso di fermo amministrativo della propria vettura per tasse automobilistiche non pagate, sostenendo di aver acquistato il veicolo solo successivamente. Dopo i rigetti nei primi gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, il suo difensore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. In seguito, il Contribuente ha chiesto la sospensione del processo in attesa di una querela di falso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che la rinuncia al ricorso per cassazione produce effetti immediati e non può essere revocata, né richiede l'accettazione della controparte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo chiude la lite
Una società pubblicitaria ha impugnato l'avviso di liquidazione emesso da un Comune per il canone di installazione di mezzi pubblicitari, ritenendo le tariffe superiori ai limiti di legge. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere bonariamente la lite. Di conseguenza, l'amministrazione comunale ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente accettata dalla società. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, disponendo la compensazione delle spese di giudizio ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, non trattandosi di una pronuncia di rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a lite e doppie tasse
Una socia impugna l'esclusione da una società per morosità, chiedendo il risarcimento dei danni. Dopo i primi gradi di giudizio, la controversia giunge in Cassazione. Prima della decisione, le parti depositano un atto di rinuncia al ricorso per cassazione, accettato dalla controparte, con richiesta di compensazione delle spese. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio. Inoltre, chiarisce che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione, infatti, colpisce solo il rigetto o l'inammissibilità dell'impugnazione e non può essere estesa per analogia.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente tassa doppia per il Comune
Un Comune ha proposto ricorso contro una societa pubblicitaria per contestare l'annullamento di un avviso di liquidazione relativo al canone per l'installazione di mezzi pubblicitari. Successivamente, l'ente pubblico ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo e ha stabilito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura, di natura eccezionale e sanzionatoria, colpisce solo il rigetto, l'inammissibilita o l'improcedibilita del ricorso, e non puo essere estesa per analogia alla rinuncia volontaria. Di conseguenza, le spese del giudizio di legittimita sono state compensate tra le parti.
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Agevolazioni tariffarie dipendenti: scontro e rinuncia finale
Un gruppo di ex dipendenti ha contestato la cancellazione delle agevolazioni tariffarie dipendenti sull'energia elettrica, decisa unilateralmente dall'Azienda tramite disdetta di accordi collettivi a tempo indeterminato. La Corte d'Appello ha ritenuto legittimo il recesso dell'Azienda, escludendo l'esistenza di diritti quesiti poiché il beneficio non costituiva un corrispettivo diretto del lavoro svolto. Nel corso del giudizio di Cassazione, i ricorrenti hanno presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dall'Azienda. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando le spese di giudizio.
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Carenza di interesse: la rinuncia informale blocca il ricorso
Un'insegnante ha fatto ricorso per ottenere l'inserimento nelle graduatorie scolastiche per il sostegno. Dopo decisioni sfavorevoli nei gradi precedenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, l'insegnante ha firmato personalmente una rinuncia al ricorso, trasmessa dal suo avvocato via PEC, senza però la firma di quest'ultimo e senza l'accettazione del Ministero. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche se la rinuncia non è formale, essa dimostra una sopravvenuta carenza di interesse. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse, compensando le spese e stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente raddoppio tassa
Un Comune ha notificato a un'Azienda pubblicitaria un avviso di liquidazione per il pagamento di un maggiore importo relativo al canone per l'installazione di mezzi pubblicitari. Dopo la decisione d'appello favorevole all'Azienda, il Comune ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per rinuncia e ha stabilito che non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura sanzionatoria si applica infatti solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, e non può essere estesa per analogia alla rinuncia.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: definitiva la condanna da 100mila €
Una società fornitrice di gas ottiene un decreto ingiuntivo contro un cliente per oltre centomila euro. Dopo il rigetto dell'opposizione in primo grado, la Corte di Appello condanna definitivamente il cliente al pagamento della somma. Il cliente propone ricorso davanti alla Suprema Corte. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente presenta formale rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettata dalla controparte con accordo per compensare le spese legali. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità dell'atto firmato dalle parti e dai rispettivi difensori, dichiara l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la condanna al pagamento emessa in appello diventa definitiva e nessuna delle parti deve rimborsare le spese di questo grado alla controparte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a tasse e spese
Un dipendente pubblico ha contestato una trattenuta del 2,5% sulla propria busta paga, applicata dall'Amministrazione per garantire la parità di trattamento tra vecchi e nuovi assunti. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione, tuttavia, il lavoratore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità. Nessuno ha vinto la causa di merito, ma il processo si è concluso senza ulteriori spese per il ricorrente.
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