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Art. 390 Codice di Procedura Civile

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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo evita condanna alle spese
Un'azienda edile si oppone al decreto ingiuntivo ottenuto da un avvocato per il pagamento di compensi professionali pari a oltre dodicimila euro. Dopo il rigetto dell'opposizione e dell'eccezione di incompetenza territoriale da parte del Tribunale, l'azienda propone un regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione. Successivamente, le parti raggiungono un accordo e l'azienda deposita l'atto di rinuncia al ricorso per cassazione, formalmente accettato e sottoscritto dal professionista. La Suprema Corte, riscontrando la conformità dell'atto alle norme procedurali, dichiara l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese, data l'adesione della controparte. La vicenda evidenzia come la rinuncia al ricorso per cassazione rappresenti uno strumento efficace per chiudere consensualmente una lite giudiziaria pendente.
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Rinuncia al ricorso: l’accordo spegne la lite in condominio
I Condomini avevano impugnato una decisione del Tribunale riguardante l'inammissibilità della riassunzione di un giudizio estinto per inattività. Tuttavia, prima che la Corte di Cassazione decidesse sul merito, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la controversia. Di conseguenza, il difensore dei ricorrenti ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione. Trattandosi di una rinuncia al ricorso, i ricorrenti non sono stati condannati al pagamento delle spese processuali, poiché le controparti non si erano costituite, e sono stati esentati dal versamento del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: l’accordo che spegne la lite sull’ICI
Un Ente Religioso ha impugnato gli avvisi di accertamento ICI emessi da un Comune per gli anni dal 2004 al 2009. Dopo l'esito negativo nei primi due gradi di giudizio, l'Ente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia. Di conseguenza, l'Ente Religioso ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso, accettato successivamente dal Comune con accordo per la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando interamente le spese tra le parti.
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Improcedibilità del ricorso per cassazione: la forma vince
In una controversia in materia di successioni, un coerede ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la decisione della Corte d'Appello. Tuttavia, l'uomo ha depositato l'atto in cancelleria oltre il termine tassativo di venti giorni dalla notifica alla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per cassazione, ribadendo che il mancato rispetto di questo termine perentorio impedisce la prosecuzione del giudizio. Questo vizio è insanabile e rilevabile d'ufficio dal giudice, anche se la controparte si è regolarmente costituita. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la possibilità di far valere le proprie ragioni e dovrà versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite sul fallimento
Un professionista ha proposto opposizione allo stato passivo per ottenere il riconoscimento del proprio credito professionale verso una società fallita. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, ammettendo il credito in parte come privilegiato e in parte come chirografario. Il professionista ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, e la procedura fallimentare ha risposto con un ricorso incidentale. Successivamente, entrambi i difensori, muniti di apposita procura, hanno depositato formale atto di rinuncia ai rispettivi ricorsi. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso in Cassazione, disponendo la compensazione delle spese di lite poiché entrambe le parti hanno concordato sulla cessazione della materia del contendere.
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Estinzione del processo tributario: l’accordo cancella la lite
L'Azienda ha impugnato la cartella di pagamento TARSU emessa dal Comune per i locali di un centro orafo. Durante il giudizio di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia. Di conseguenza, sia L'Azienda sia Il Comune hanno depositato una formale rinuncia agli atti di causa. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo tributario, disponendo la compensazione delle spese di lite ed escludendo il raddoppio del contributo unificato. Vince l'accordo amichevole: la lite si chiude senza vincitori né vinti, azzerando le pendenze.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione senza sanzioni
Un professionista ha proposto ricorso in Cassazione contro un noto istituto di credito pubblico. Successivamente, il ricorrente ha depositato telematicamente la formale rinuncia al ricorso per cassazione. L'istituto di credito ha accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, non è stata emessa alcuna decisione sulle spese processuali e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione per rinuncia impedisce l'applicazione della sanzione tributaria.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: l’accordo spegne la lite
Nel corso di un giudizio davanti alla Corte di Cassazione, il Ricorrente ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso in Cassazione. Questa decisione è scaturita dal raggiungimento di un accordo amichevole, definito transazione, tra il Ricorrente e l'Intimato per risolvere definitivamente la controversia. Poiché l'Intimato non ha svolto alcuna attività difensiva nel processo di legittimità, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza dover provvedere alla liquidazione delle spese legali. Il processo si è così concluso anticipatamente senza una decisione sul merito della vicenda.
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Rinuncia al ricorso: l’Ente Pubblico si ritira ma paga le spese
La Regione ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Consiglio di Stato che aveva annullato l'autorizzazione all'ampliamento di un impianto di smaltimento rifiuti. Successivamente, la stessa Regione ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per intervenuta rinuncia al ricorso, condannando la Regione al pagamento delle spese di giudizio in favore dei Comuni che non avevano aderito alla rinuncia.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chi paga le spese legali?
Una lavoratrice, impiegata come educatrice scolastica, ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'Azienda Sanitaria per differenze retributive. L'Azienda Sanitaria ha impugnato la decisione fino in Cassazione. Tuttavia, a causa di precedenti sentenze sfavorevoli su casi identici, l'ente pubblico ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Ha chiarito che la rinuncia non richiede l'accettazione della controparte per essere valida, ma incide sulla ripartizione delle spese. Di conseguenza, la Corte ha compensato le spese legali al 50% e ha condannato l'Azienda Sanitaria al pagamento della restante metà a favore della lavoratrice, escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chi paga le spese legali?
Un'azienda sanitaria locale ha proposto ricorso contro la decisione che la condannava a pagare differenze retributive a un lavoratore. Successivamente, l'azienda ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione a causa di precedenti decisioni sfavorevoli. Il lavoratore non ha accettato formalmente la rinuncia, chiedendo la condanna alle spese. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia al ricorso per cassazione non richiede l'accettazione della controparte per essere efficace e dichiarare l'estinzione del giudizio. Tuttavia, l'accettazione rileva per la ripartizione delle spese legali. In assenza di accordo, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando le spese al 50% e condannando l'azienda al pagamento della restante metà a favore del lavoratore.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chi paga senza accordo?
L'Azienda ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento del Lavoratore, ordinandone la reintegrazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia. Di conseguenza, l'Azienda ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Tuttavia, poiché l'Azienda non ha allegato un documento scritto che dimostrasse un accordo diverso sulla divisione delle spese legali, la Corte l'ha condannata a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore del Lavoratore.
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Rinuncia al ricorso: l’accordo che estingue la lite fiscale
Un ente assistenziale ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che confermava la legittimità di un accertamento fiscale per il mancato riconoscimento dell'aliquota IRES dimezzata. Tuttavia, prima dell'udienza in Cassazione, l'ente ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dall'Agenzia delle Entrate con richiesta di compensazione delle spese. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, confermando l'efficacia della rinuncia al ricorso e lasciando a carico di ciascuna parte le proprie spese legali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente tasse doppie per chi desiste
Un'ex dipendente pubblica a tempo determinato viene citata in giudizio dalla Procura della Corte dei Conti per aver svolto attività libero professionali non autorizzate, trattenendo i relativi compensi. Dopo alterne vicende sulla giurisdizione, la lavoratrice propone ricorso in Cassazione, ma successivamente presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio, specificando che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura sanzionatoria eccezionale applicabile solo nei casi espressamente previsti di rigetto, inammissibilità o improcedibilità.
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Rinuncia agli atti del giudizio: si spegne la lite sul fallimento
Un promissario acquirente ha proposto opposizione allo stato passivo del fallimento di una società venditrice per ottenere il riconoscimento di un credito privilegiato di oltre ottocentomila euro, derivante dal mancato adempimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare. Il tribunale ha rigettato la richiesta, ammettendo il credito solo in via chirografaria. Il creditore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, entrambe le parti hanno depositato un atto di rinuncia reciproca agli atti e all'azione, accettando la compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese, applicando la disciplina della rinuncia agli atti del giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al recupero del credito
La Società Creditrice ha proposto opposizione contro la decisione del Tribunale che escludeva il suo credito dallo stato passivo della procedura concorsuale avviata contro la Società Debitrice. Successivamente, la Società Creditrice ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione prima della decisione della Suprema Corte. La controparte, rappresentata dalla Curatela Fallimentare, non ha svolto alcuna attività difensiva nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, stabilendo che non vi è alcuna necessità di provvedere sulle spese di giudizio. La controversia si chiude così definitivamente senza una pronuncia sul merito del credito.
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Definizione agevolata: stop alle liti fiscali anche senza notifica
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato su indici di capacità contributiva, tra cui l'acquisto di una casa di lusso e le spese per una collaboratrice domestica. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la stessa ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie e ha dichiarato di voler rinunciare agli atti del giudizio. Sebbene la rinuncia non sia stata regolarmente notificata all'Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. L'adesione alla definizione agevolata dimostra infatti il venir meno dell'interesse a coltivare la causa. Le spese del giudizio sono state compensate e si è escluso il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: quando il processo si estingue senza consenso
L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso contro una cittadina in merito a due avvisi di addebito. Successivamente, avendo ottenuto una decisione favorevole in un altro giudizio correlato, l'Ente ha presentato e notificato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia al ricorso, regolarmente notificata alla controparte, determina l'immediata estinzione del processo senza necessità di accettazione da parte del destinatario. L'accettazione rileva solo ai fini della ripartizione delle spese giudiziarie. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio e ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Estinzione del giudizio: la pace tra eredi e costruttori
Una complessa controversia per vizi di costruzione edilizia si è conclusa pacificamente fuori dalle aule di giustizia. Dopo che la Corte d'Appello aveva ribaltato la prima sentenza favorevole ai proprietari, la vicenda è giunta in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio, uno dei ricorrenti è deceduto. L'erede, avendo raggiunto un accordo transattivo con le società costruttrici, ha deciso di non proseguire la causa. I difensori del defunto hanno formalizzato la rinuncia al ricorso avvalendosi dell'ultrattività del mandato. Le società resistenti hanno accettato la rinuncia concordando sulla compensazione delle spese. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla lite senza alcuna condanna alle spese o al pagamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite sui vizi
L'Acquirente di un immobile ha citato in giudizio I Venditori per gravi difetti di costruzione. Dopo alterne vicende nei primi due gradi di giudizio, incentrate sull'applicabilità della garanzia decennale per i difetti dell'opera, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, L'Acquirente ha presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettata dai Venditori. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciarsi sulle spese di lite.
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