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Art. 386 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 386 Codice di Procedura Civile

Permesso in ritardo e fondi persi: il TAR decide sul risarcimento
Un'impresa edile chiede un risarcimento al Comune per aver perso un finanziamento regionale a causa dell'eccessiva lentezza nel rilascio del permesso di costruire. La società non ha potuto rispettare i termini del bando per colpa della burocrazia comunale. Sorge un contrasto sulla competenza tra giudice civile e giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono che la richiesta configura una domanda per danno da ritardo della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, la competenza spetta in via esclusiva al Tribunale Amministrativo Regionale, poiché l'origine del danno risiede nella gestione temporale del procedimento edilizio.
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Compenso per incarico professionale autonomo: decide il giudice
Un dipendente regionale, inquadrato nell'ufficio legale dell'ente pubblico, riceveva l'incarico speciale di presiedere una commissione per valutare controdeduzioni sui finanziamenti per infrastrutture. Il professionista chiedeva al tribunale civile la condanna dell'amministrazione al pagamento della retribuzione specifica o all'indennizzo per ingiustificato arricchimento. L'ente pubblico contestava la giurisdizione ordinaria, sostenendo la competenza del giudice amministrativo in forza di una precedente sentenza su mansioni superiori. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha rigettato il ricorso dell'ente territoriale, confermando la giurisdizione del giudice ordinario. L'attività prestata in commissione eccedeva le normali mansioni del rapporto di pubblico impiego e costituiva un rapporto contrattuale distinto. La pretesa economica integrava una richiesta di compenso per incarico professionale autonomo estranea alle dinamiche dell'impiego pubblico, obbligando l'ente anche alla rifusione delle spese processuali.
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Ente Pubblico vs Società: La Giurisdizione del Giudice Ordinario sul Contratto
Un Ente Pubblico e una Società Sportiva hanno stipulato un contratto per il trasferimento del diritto di superficie su uno stadio. L'Ente si era impegnato a realizzare opere per ottenere le certificazioni di sicurezza e prevenzione incendi. La Società ha citato l'Ente per inadempimento contrattuale, sostenendo che gli interventi promessi non erano stati eseguiti. L'Ente ha proposto un ricorso per regolamento di giurisdizione, ritenendo la controversia di competenza del giudice amministrativo, poiché riguardava un "facere provvedimentale specifico". La Corte di Cassazione ha invece stabilito la **giurisdizione del giudice ordinario**, affermando che l'Ente aveva agito come un soggetto privato, e la disputa verteva su un inadempimento contrattuale, non sull'esercizio di poteri autoritativi.
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Indennità di espropriazione: il giudicato blocca somme ulteriori
I proprietari di un terreno occupato per opere pubbliche contestavano il decreto prefettizio di acquisizione e chiedevano una rideterminazione degli importi a titolo di indennità di espropriazione. Una precedente sentenza definitiva aveva già quantificato l'indennizzo dovuto per il medesimo provvedimento ablatorio. I proprietari hanno riavviato la causa sostenendo la diversità delle domande e la presenza di nuovi enti convenuti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei privati. I giudici hanno confermato che il giudicato copre l'intera vicenda indennitaria, impedendo di richiedere ulteriori somme per la medesima privazione del bene. Il provvedimento della Prefettura costituiva un atto unitario e la quantificazione stabilita in passato rimane definitiva e vincolante.
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Giurisdizione sui canoni concessori: privato contro Comune
Una società privata concessionaria di impianti di risalita funiviari ha convenuto in giudizio un Comune per non pagare le somme pattuite. L'impresa sosteneva la nullità dell'accordo per assenza di causa e oggetto, affermando la proprietà privata dei suoli e la natura sportiva del servizio. La Suprema Corte ha risolto la questione della giurisdizione sui canoni concessori stabilendo un principio fondamentale. Quando una controversia contesta alla radice la validità dell'intero rapporto amministrativo e l'esercizio del potere autoritativo, la competenza spetta al giudice amministrativo e non al tribunale ordinario. I giudici hanno dunque confermato la decisione dei gradi precedenti e rigettato il ricorso della società con condanna alle spese.
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Chiamata in causa del terzo: no al ricorso se il giudice la nega
Una lavoratrice ha fatto causa all'azienda per ottenere il pagamento di differenze retributive, sostenendo di aver svolto un rapporto di lavoro subordinato. L'azienda ha eccepito che una parte del periodo era un semplice tirocinio e ha chiesto la chiamata in causa del terzo (il Centro per l'Impiego), sollevando anche una questione di giurisdizione. Il Tribunale ha rifiutato la chiamata in causa. L'azienda ha impugnato la decisione con regolamento di competenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il provvedimento sulla chiamata in causa del terzo ha natura discrezionale e non è impugnabile. Inoltre, la giurisdizione spetta al giudice del lavoro in base al "petitum sostanziale" della domanda della lavoratrice, che chiede l'accertamento di un impiego subordinato privato.
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Indennità di esproprio al non proprietario: decide il giudice ordinario
Una società proprietaria di terreni subisce un esproprio da parte del Comune per la realizzazione di un parco. Il Comune versa l'indennità di esproprio a due soggetti terzi, basandosi su una sentenza di usucapione provvisoria, poi definitivamente annullata in appello. La società proprietaria avvia una causa per ottenere il pagamento a proprio favore. Sorge un conflitto di giurisdizione tra il Tribunale ordinario e il TAR. Le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono che la giurisdizione spetta al giudice ordinario. La controversia non riguarda la legittimità del potere pubblico di espropriare, ma unicamente il diritto soggettivo a ricevere il pagamento dell'indennità di esproprio, escludendo qualsiasi discrezionalità amministrativa nella scelta del beneficiario.
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Interesse ad impugnare: chi sceglie il giudice non può contestarlo
Un Comune affida la gestione di un centro equestre a un'Associazione Sportiva. A seguito di contestazioni, il Comune risolve il contratto e ordina lo sgombero. L'Associazione impugna i provvedimenti davanti al Tribunale Amministrativo Regionale. Dopo alterne vicende sulla giurisdizione, il Consiglio di Stato stabilisce che la competenza spetta proprio al giudice amministrativo, originariamente scelto dall'Associazione. Quest'ultima propone comunque ricorso in Cassazione, contestando la giurisdizione. Le Sezioni Unite dichiarano il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad impugnare. La Corte rileva che la parte che ha avviato la causa davanti a un giudice non può contestarne la giurisdizione se quel giudice viene confermato come competente, mancando una reale soccombenza sul punto. L'Associazione perde il ricorso e viene condannata a pagare le spese processuali.
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