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Art. 384 Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per Art. 384 Codice di Procedura Civile

Concordato fallimentare: tassazione dei debiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29951/2023, ha stabilito un principio fondamentale sulla tassazione del concordato fallimentare con terzo assuntore. La Corte ha chiarito che la base imponibile per l'imposta di registro non è costituita dal valore dei debiti accollati dal terzo, bensì dal valore degli attivi trasferiti. L'accollo del debito, essendo contestuale e collegato alla cessione dei beni, è escluso da tassazione autonoma. Di conseguenza, la sentenza impugnata, che aveva applicato un'aliquota del 3% sull'ammontare dei debiti, è stata cassata con rinvio.
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Gestore centro commerciale e Tarsu: la responsabilità
Una società immobiliare, proprietaria di un centro commerciale, è stata ritenuta solidalmente responsabile per la tassa rifiuti (TARSU) dovuta dai singoli negozianti. La Corte di Cassazione ha confermato questa responsabilità, stabilendo che la qualifica di gestore centro commerciale può essere desunta da clausole contrattuali che indicano la gestione dei servizi comuni, anche se affidata a un terzo agente. La Corte ha ritenuto sufficiente la motivazione del giudice di merito basata sull'analisi dei contratti di affitto, rigettando il ricorso della società.
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Onere della prova TARSU: chi deve dimostrare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29907/2023, ha chiarito che l'onere della prova TARSU per ottenere esenzioni o riduzioni spetta al contribuente. Una società proprietaria di un centro commerciale, che aveva affittato i rami d'azienda, è stata ritenuta responsabile del pagamento della tassa sui rifiuti per non aver comunicato formalmente al Comune le variazioni di occupazione degli immobili. Secondo la Corte, non è sufficiente produrre i contratti di affitto in giudizio; è necessaria una preventiva e formale denuncia di variazione all'ente impositore.
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Rendita Catastale: Pozzi Geotermici Esclusi dal Calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che i pozzi di una centrale geotermica devono essere esclusi dal calcolo della rendita catastale. In base alla legge del 2015 sugli 'imbullonati', ciò che è funzionale al processo produttivo, come i pozzi, non concorre a formare la base imponibile, indipendentemente dal fatto che sia infisso al suolo. La decisione accoglie le ragioni di una società energetica contro l'Agenzia delle Entrate.
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Rendita catastale pozzi geotermici: esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29889/2023, ha stabilito che i pozzi geotermici, essendo impianti funzionali alla produzione di energia, non devono essere inclusi nel calcolo della rendita catastale. La decisione si basa sulla Legge n. 208/2015, che esclude dalla stima diretta gli impianti destinati a specifici processi produttivi. La Corte ha rigettato sia il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che voleva includerli, sia quello della società energetica su altri aspetti tecnici della valutazione.
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Concordato fallimentare con terzo assuntore: la tassa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29842/2023, ha stabilito i criteri di tassazione per il concordato fallimentare con terzo assuntore. L'imposta di registro è proporzionale e calcolata sul valore dei beni trasferiti, ma la base imponibile deve escludere l'accollo dei debiti da parte dell'assuntore, poiché non costituisce materia imponibile autonoma.
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Rendita catastale pozzi geotermici: esclusi dal 2016
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rendita catastale dei pozzi geotermici non deve includere il valore dei pozzi stessi. A partire dal 1° gennaio 2016, questi elementi sono considerati impianti funzionali al processo produttivo e non parti strutturali dell'immobile, grazie alla Legge di Stabilità 2016. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia Fiscale, correggendo la motivazione della sentenza d'appello ma confermandone l'esito a favore di una società energetica. Ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso incidentale della società, in quanto parte totalmente vittoriosa nel precedente giudizio.
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Tassazione concordato: base imponibile sull’attivo
Una società, terza assuntrice in un concordato fallimentare, contestava la tassazione del concordato calcolata sul passivo accollato. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha ribadito il principio secondo cui la base imponibile per l'imposta di registro deve essere l'attivo trasferito e non le passività. La sentenza del giudice di rinvio, che aveva violato tale principio, è stata cassata.
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Incertezza normativa sanzioni: quando non sono dovute
Una società concessionaria di un'area demaniale portuale si è opposta a degli avvisi di accertamento relativi all'imposta regionale sulle concessioni. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29556/2023, ha stabilito che, sebbene il tributo fosse dovuto, le sanzioni dovevano essere annullate. La decisione si fonda sul principio di incertezza normativa, causata da circolari contraddittorie e dalla prolungata inerzia dell'amministrazione, che avevano generato un legittimo affidamento nel contribuente.
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Credito d’imposta dividendi: la decisione della Corte
Una società madre francese, dopo aver ricevuto dividendi da una sua controllata italiana senza applicazione della ritenuta alla fonte in virtù della Direttiva madre-figlia, ha richiesto il rimborso del credito d'imposta previsto dalla Convenzione Italia-Francia. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, sostenendo l'assenza di una doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione, confermando il diritto della società al rimborso. La Corte ha stabilito che, per ottenere il credito d'imposta dividendi, è sufficiente che questi siano inclusi nella base imponibile della società madre nel suo Stato di residenza, anche se non vi è stato un effettivo pagamento d'imposta, al fine di garantire il principio di neutralità fiscale e non discriminazione.
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Credito d’imposta dividendi: basta l’inclusione
Una società madre francese riceve dividendi da una controllata italiana, esenti da ritenuta. L'Amministrazione Finanziaria nega il credito d'imposta dividendi previsto dalla Convenzione bilaterale, sostenendo l'assenza di doppia imposizione. La Cassazione conferma il diritto al credito, stabilendo che è sufficiente l'inclusione dei dividendi nella base imponibile della società madre in Francia, a prescindere dall'effettivo pagamento dell'imposta, per garantire la neutralità fiscale.
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Revocazione sentenza: appello in Cassazione inammissibile
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione promosso dall'Amministrazione Finanziaria. La decisione si fonda sul fatto che, durante la pendenza del giudizio di legittimità, la sentenza d'appello impugnata era stata revocata dallo stesso giudice che l'aveva emessa. Questa revocazione della sentenza ha causato la cessazione della materia del contendere e la conseguente carenza di interesse a proseguire l'impugnazione, rendendo l'appello privo di oggetto.
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Obbligazione doganale: prova nei documenti di transito
Una società di spedizioni, indicata come destinataria in documenti doganali T1, è stata ritenuta responsabile per una obbligazione doganale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, sottolineando che la sua qualifica di destinataria era già stata accertata in via definitiva in un separato giudizio per querela di falso. La sentenza ha inoltre stabilito l'impossibilità di accedere alla definizione agevolata per i dazi doganali, in quanto risorse proprie dell'Unione Europea.
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Regime Fiscale Pensioni Integrative: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29378/2023, ha chiarito il regime fiscale delle pensioni integrative per i cosiddetti 'vecchi iscritti' a fondi soppressi prima dell'entrata in vigore della riforma del 2007. Il caso riguardava un pensionato, ex dipendente pubblico, che chiedeva il rimborso delle maggiori imposte versate, invocando l'applicazione del regime più favorevole previsto dal D.Lgs. 252/2005. La Suprema Corte ha respinto la richiesta, stabilendo che per i montanti previdenziali maturati fino alla data di soppressione del fondo (avvenuta nel 1999), continua ad applicarsi la normativa fiscale previgente, meno vantaggiosa, escludendo l'accesso alle nuove agevolazioni.
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Credito d’imposta dividendi: basta l’inclusione
Una società madre francese riceve dividendi dalla sua controllata italiana senza ritenuta alla fonte, grazie alla Direttiva Madre-Figlia. Chiede poi all'Italia il rimborso del credito d'imposta dividendi previsto dalla Convenzione bilaterale. La Cassazione conferma il diritto al rimborso, stabilendo che è sufficiente l'inclusione dei dividendi nella base imponibile della madre in Francia, anche se su di essi non viene pagata imposta effettiva, per evitare la doppia imposizione economica e garantire la neutralità fiscale.
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Rimborso Sisma: residenza decisiva per il beneficio
Un contribuente ha richiesto un rimborso fiscale legato al sisma del 1990 in Sicilia. I tribunali di merito avevano accolto la sua richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Con l'ordinanza in esame, la Corte ha stabilito un principio fondamentale: per i lavoratori dipendenti, il diritto al rimborso sisma è legato esclusivamente alla loro residenza in uno dei comuni colpiti, e non alla sede dell'azienda per cui lavorano. Poiché il lavoratore non risiedeva in una delle aree designate, la sua richiesta è stata definitivamente respinta.
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Rimborso sisma residenza: la Cassazione chiarisce
Un contribuente richiede il rimborso IRPEF per il sisma del 1990. La Cassazione nega il diritto, chiarendo che il requisito del rimborso sisma residenza è fondamentale per i lavoratori dipendenti, a prescindere dalla sede del datore di lavoro.
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Rimborso IVA tardivo: la Cassazione chiarisce i termini
Una società sanitaria ha richiesto un rimborso IVA a causa di un errore di calcolo nella dichiarazione del 2006, presentata più di due anni dopo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il rimborso IVA tardivo, specificando che il termine biennale previsto dall'art. 21 del D.Lgs. 546/92 inizia dalla data del versamento (cioè dalla presentazione della dichiarazione) e non dal termine ultimo per la presentazione. La decisione del tribunale di grado inferiore è stata annullata e la richiesta della società respinta.
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Tassazione fondi pensione: la prova del rendimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29272/2023, ha rigettato il ricorso di un contribuente che chiedeva un rimborso IRPEF sulla liquidazione di un fondo pensione integrativo. Al centro della controversia vi era la corretta tassazione fondi pensione, in particolare la possibilità di applicare un'aliquota agevolata del 12,50% ai rendimenti. La Corte ha stabilito che l'onere di provare che i rendimenti derivino da un effettivo investimento sul mercato finanziario, e non da mere capitalizzazioni contabili, spetta unicamente al contribuente. Una semplice certificazione del gestore del fondo non è stata ritenuta prova sufficiente.
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Credito d’imposta dividendi: ok al rimborso
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al rimborso del credito d'imposta dividendi per una società madre francese, anche se la controllata italiana non aveva applicato la ritenuta alla fonte. Secondo la sentenza, è sufficiente che i dividendi siano inclusi nella base imponibile della società madre nel suo Stato di residenza, indipendentemente dal fatto che l'imposta sia stata effettivamente pagata. Questa decisione rafforza i principi di neutralità fiscale e di lotta alla doppia imposizione economica a livello europeo.
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