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Art. 359 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 359 Codice di Procedura Penale

Esercizio arbitrario delle proprie ragioni su bene demaniale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per evasione e tentata violenza privata ai danni del fratello. L'uomo aveva minacciato il parente per ottenere l'uso esclusivo di una baracca abusiva costruita su demanio pubblico, allontanandosi dai domiciliari nonostante il braccialetto elettronico. La difesa chiedeva di derubricare la violenza in esercizio arbitrario delle proprie ragioni e contestava le verifiche sul braccialetto. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la verifica del dispositivo di controllo è una semplice constatazione ripetibile e non richiede la presenza del difensore. Inoltre, non ricorre l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni se la pretesa riguarda un'opera abusiva su suolo pubblico, priva di qualsiasi tutela civile azionabile in tribunale.
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Rinuncia al ricorso? Causa l’inammissibilità ricorso incidentale
La Corte di Cassazione affronta un caso nato dalla contestazione delle parcelle di alcuni consulenti tecnici nominati in un procedimento penale. Gli imputati, dopo aver impugnato la liquidazione dei compensi, hanno presentato ricorso in Cassazione ma, in seguito, vi hanno rinunciato. I consulenti, che a loro volta avevano presentato un 'contro-ricorso', hanno accettato la rinuncia. La Corte ha quindi dichiarato estinto il ricorso principale. Di conseguenza, ha stabilito l'inammissibilità del ricorso incidentale dei consulenti, poiché la caduta del ricorso principale ha fatto venir meno il loro interesse a proseguire la causa. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Traffico illecito di rifiuti: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico illecito di rifiuti nei confronti dell'amministratore di una società di compostaggio. Il caso riguarda la gestione irregolare di fanghi di depurazione, stoccati abusivamente e privi delle caratteristiche necessarie per essere qualificati come fertilizzante, evidenziando una struttura organizzata finalizzata al profitto illecito.
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Detenzione ai fini di spaccio: guida al ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di un imputato trovato in possesso di hashish e cocaina. La decisione si basa sul rinvenimento di bilancini e materiale da confezionamento. La Corte ha inoltre chiarito che le nullità procedurali non sollevate in appello non possono essere oggetto di ricorso per Cassazione.
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Sequestro Probatorio: la Cassazione e il PM
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di sequestro probatorio di dispositivi informatici ordinato da un pubblico ministero durante un'indagine per truffa e falso. L'indagato sosteneva che la misura fosse illegittima perché esplorativa e disposta da un'autorità non indipendente, in contrasto con il diritto dell'Unione Europea. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il sequestro era giustificato dalla necessità di indagare un contesto criminale più ampio e non meramente esplorativo. Inoltre, ha chiarito un principio fondamentale: anche se la normativa UE richiede l'intervento di un giudice terzo, l'eventuale nullità del decreto del PM viene 'sanata' dalla successiva pronuncia del Tribunale del Riesame, che svolge un controllo effettivo e indipendente sulla legittimità e proporzionalità della misura.
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Prove digitali e usura: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per usura. L'imputato aveva contestato l'acquisizione di prove digitali (messaggi e audio) e l'attendibilità della persona offesa. La Corte ha ritenuto i motivi generici, applicando il principio della "prova di resistenza": la condanna si reggeva anche su altre testimonianze, rendendo irrilevante l'eventuale esclusione delle prove digitali. È stato ribadito che la Cassazione non può riesaminare i fatti del processo.
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