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Art. 359 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

Altri anni per Art. 359 Codice di Procedura Penale

Testimonianza minore: come viene valutata in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 40770/2025, ha rigettato il ricorso di una madre condannata per violenza sessuale e maltrattamenti ai danni delle figlie minori. La Corte ha stabilito principi fondamentali sulla valutazione della testimonianza minore, affermando che non è sempre necessaria una perizia sulla capacità di testimoniare, specialmente in assenza di specifici elementi patologici. Inoltre, ha confermato che le dichiarazioni 'de relato' di parenti che hanno raccolto le confidenze delle vittime costituiscono validi riscontri esterni, escludendo il vizio di 'circolarità della prova'. La richiesta di perizia psichiatrica sull'imputata è stata ritenuta infondata, anche in considerazione della sua scelta di procedere con rito abbreviato.
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Traduzione sentenza imputato straniero: la Cassazione
La Corte di Cassazione affronta due ricorsi legati a una condanna per traffico di stupefacenti. Il primo ricorso viene rigettato, confermando la colpevolezza dell'imputato sulla base del suo contributo concorsuale all'operazione. Il secondo ricorso, presentato da un cittadino straniero, viene accolto: la Corte annulla la sentenza per la mancata traduzione della stessa. Viene affermato il principio fondamentale che la traduzione della sentenza per l'imputato straniero è un obbligo che garantisce il diritto di difesa, la cui omissione comporta la nullità del provvedimento.
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Confisca del denaro: quando è diretta e quando no
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32546/2025, affronta un caso di frode informatica tramite apparecchi da gioco. Viene confermato il sequestro preventivo di una cospicua somma di denaro, qualificandolo come confisca diretta. La Corte stabilisce che, data la natura fungibile del denaro, la confisca del profitto del reato è sempre diretta, rendendo irrilevante la prova dell'origine lecita delle specifiche banconote sequestrate. Il ricorso dell'imputato viene dichiarato inammissibile.
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Violenza sessuale: la credibilità della vittima ubriaca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violenza sessuale ai danni di una donna in stato di inferiorità psico-fisica dovuto ad alcol e farmaci. La sentenza chiarisce due punti cruciali: la testimonianza della vittima è pienamente valida anche in tali condizioni, se coerente e riscontrata; gli accertamenti sul DNA sono considerati 'ripetibili' se la quantità di materiale genetico è sufficiente, non richiedendo quindi le garanzie difensive speciali.
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Guida in stato di ebbrezza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico elevato. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, respingendo i motivi legati alla particolare tenuità del fatto, all'utilizzabilità dell'alcoltest e al bilanciamento delle circostanze attenuanti, data la gravità della condotta.
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Dirigente di fatto: responsabilità penale e civile
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di due fratelli, ritenuti responsabili come 'dirigente di fatto' per un grave incendio in un'azienda chimica. Pur dichiarando il reato estinto per prescrizione, la Corte ha confermato la loro responsabilità civile e il conseguente obbligo di risarcimento del danno. La sentenza distingue nettamente la figura del dirigente di fatto ai sensi della normativa sulla sicurezza sul lavoro da quella di 'gestore' secondo la direttiva Seveso, ritenendo provata solo la prima.
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Frode in commercio: marchio CE e tentato reato
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per il reato di tentata frode in commercio. La Corte ha stabilito che la detenzione a fini di vendita di un'ingente quantità di mascherine e visiere con marchio CE contraffatto costituisce un atto idoneo a configurare il reato, poiché il marchio CE garantisce standard di sicurezza e salute. La detenzione di tali beni, anche in un magazzino non aperto al pubblico, è stata ritenuta sufficiente per integrare il tentativo di frode. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Ricorso inammissibile: quando è tentata rapina?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un uomo condannato per tentata rapina in una tabaccheria. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici, privi di concreto pregiudizio e meramente ripetitivi di argomentazioni già respinte in appello. La condanna è stata confermata, stabilendo che la ritirata dell'imputato fu dovuta a fattori esterni (commessi che chiamavano la polizia) e non a una libera scelta, escludendo così la desistenza volontaria.
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Detenzione ordigno esplosivo: la Cassazione decide
Un uomo in affidamento in prova viene arrestato per la detenzione di un ordigno esplosivo artigianale. La Cassazione conferma la custodia in carcere, respingendo le tesi difensive sulla scarsa pericolosità del manufatto e sul suo presunto uso per una festa. Per la Corte, la detenzione di un ordigno esplosivo è di per sé reato, indipendentemente dalla finalità, e la misura cautelare è giustificata dal rischio di recidiva.
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Coltivazione cannabis: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la coltivazione di 109 piante di cannabis e la detenzione di un quantitativo di marijuana sufficiente per oltre 7.000 dosi. La Corte ha stabilito che l'ingente quantità e la significativa organizzazione per la coltivazione cannabis sono elementi oggettivi che escludono la destinazione al solo uso personale e l'applicazione dell'ipotesi di reato di lieve entità, anche in presenza di una conclamata tossicodipendenza dell'imputato.
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Consulenza tecnica: il PM non ha sempre ragione
In un caso di omicidio stradale, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della parte civile che sosteneva una presunta maggiore attendibilità della consulenza tecnica del Pubblico Ministero. La Corte ha ribadito che non esiste alcuna gerarchia tra le consulenze: il giudice ha il dovere di valutarle tutte criticamente, motivando la propria scelta senza automatismi, in quanto unico "esperto degli esperti" (iudex peritus peritorum).
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Furto in esercizio commerciale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo condannato per un furto commesso in un negozio dopo l'orario di chiusura. La difesa sosteneva l'errata qualificazione del reato come furto in abitazione e la conseguente prescrizione. La Corte ha riqualificato il fatto come furto aggravato, specificando che un esercizio commerciale non costituisce 'privata dimora'. Tuttavia, ha rigettato il ricorso, poiché, ricalcolando i termini sulla base della recidiva e degli atti interruttivi, la prescrizione non era maturata. Respinti anche i motivi relativi all'uso delle prove dattiloscopiche e alla mancata applicazione del reato continuato.
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