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Art. 359 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 359 Codice di Procedura Penale

Sequestro probatorio e proporzionalità: stop ai blocchi inutili
La vicenda riguarda il blocco giudiziario di un'ampia area edificabile disposto dalla Procura per accertare un presunto accordo corruttivo tra amministratori locali e privati. Le società proprietarie del complesso immobiliare hanno impugnato la misura penale denunciando l'assenza di utilità dell'apposizione del vincolo reale e la violazione dei criteri di adeguatezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul tema del sequestro probatorio e proporzionalità. I giudici hanno stabilito che l'autorità giudiziaria deve sempre spiegare la concreta necessità del vincolo sui beni. Quando è possibile acquisire le prove necessarie tramite accertamenti tecnici o fotografie, l'imposizione di un blocco indefinito e devastante per l'attività economica risulta illegittima. La decisione impugnata è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Inutilizzabilità delle Prove: Arresti Domiciliari Convalidati dalla Cassazione
Un Indagato, sottoposto ad arresti domiciliari per tentata rapina aggravata, ha impugnato la misura sostenendo l'inutilizzabilità delle prove. La difesa ha contestato la validità di una consulenza tecnica e delle dichiarazioni rese dall'Indagato senza assistenza legale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la misura cautelare si basasse su altre prove solide, come impronte digitali, video di sorveglianza e perquisizioni, non contestate dall'Indagato. Pertanto, l'eccezione di inutilizzabilità delle prove non ha superato la "prova di resistenza" del provvedimento. L'Indagato è stato condannato alle spese.
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Assolto, poi condannato: la Cassazione annulla la Ricettazione per illogicità
Un Lavoratore, inizialmente assolto per il reato di ricettazione, è stato poi condannato in appello per aver ricevuto un veicolo rubato. La Corte di Cassazione ha esaminato il suo ricorso. Ha dichiarato inammissibile il motivo relativo alla mancata notifica degli accertamenti tecnici, poiché al momento non c'erano indizi di reità. Ha invece accolto il motivo sulla manifesta illogicità della motivazione della condanna. La Corte d'Appello aveva basato la responsabilità del Lavoratore sulla mera presenza di impronte digitali e DNA nel veicolo, senza dimostrare il suo effettivo possesso o la consapevolezza della provenienza illecita. La Cassazione ha annullato la condanna, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Consulenza tossicologica: valida anche senza cromatogramma
L'Imputato ha subito una condanna per detenzione illecita di oltre quindici grammi di metanfetamina suddivisa in bustine. La difesa ha contestato la regolarità del procedimento perché l'esperto incaricato dall'accusa non ha allegato il tracciato del macchinario alla relazione finale. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha respinto le eccezioni. I giudici hanno chiarito che la consulenza tossicologica priva del grafico costituisce una semplice irregolarità formale e non rende la prova inutilizzabile, in particolar modo durante il rito abbreviato. Inoltre, l'elevata purezza del principio attivo, la disponibilità di un bilancino e il frazionamento dello stupefacente impediscono di qualificare il reato come fatto di lieve entità. L'Imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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