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Art. 355 Codice Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 355 Codice Penale

Frode nelle pubbliche forniture o inadempimento contrattuale?
La Corte di Cassazione ha esaminato la posizione dell'amministratore di una cooperativa, sottoposto a custodia cautelare per reati associativi, corruttivi e frode nelle pubbliche forniture relativi a servizi di pulizia e sanificazione ospedaliera. La difesa contestava sia i gravi indizi di colpevolezza, sia la proporzione della misura carceraria rispetto agli arresti domiciliari. I giudici di legittimità hanno confermato la gravità del quadro indiziario per l'associazione per delinquere e la corruzione, ribadendo l'esigenza della custodia in carcere per l'alto rischio di recidiva. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sul reato di frode nelle pubbliche forniture. La Corte ha stabilito che la semplice fornitura carente o l'uso di strumenti inadeguati integra il meno grave inadempimento contrattuale e non la frode, mancando raggiri o artifici ingannevoli. L'ordinanza è stata annullata con rinvio limitatamente a questo specifico capo.
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Frode in pubbliche forniture: proprietario condannato per servizi negati
La Cassazione ha confermato la condanna di un proprietario immobiliare per frode in pubbliche forniture. Il Proprietario aveva affittato immobili privi di acqua potabile a un subfornitore che gestiva l'accoglienza di rifugiati per un Ente Pubblico. Nonostante non avesse un contratto diretto con l'Ente, la Corte ha ritenuto che la sua consapevolezza della destinazione degli immobili e l'inadempimento contrattuale abbiano causato la mancanza di un servizio essenziale. Il ricorso del Proprietario, che contestava la valutazione delle prove e la configurabilità del reato senza rapporto diretto con la P.A., è stato rigettato. La sentenza ribadisce che il reato si configura anche per inadempimenti indiretti che pregiudicano un servizio pubblico.
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Sequestro preventivo impeditivo: il laboratorio resta sigillato
L'amministratrice di una società di analisi cliniche convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale affronta accuse per gravi reati di frode e inadempimento in pubbliche forniture. Gli inquirenti contestano l'impiego di reagenti scaduti e gravi carenze igienico-sanitarie nei locali aziendali. Il giudice dispone quindi il sequestro preventivo impeditivo dell'intero laboratorio per scongiurare la prosecuzione delle condotte illecite. La società presenta istanza di restituzione dell'immobile, respinta in sede di appello cautelare. L'ente propone successivamente ricorso per Cassazione deducendo vizi processuali, ma in seguito deposita formale atto di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la società al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Sequestro preventivo negato: l’errore formale blocca l’accusa
La Procura della Repubblica chiedeva il sequestro preventivo di alcuni passaggi pedonali turistici situati in aree private gestite da cooperative. Secondo l'accusa, i gestori violavano l'obbligo di consentire il transito pubblico, configurando un reato di inadempimento di contratti pubblici. Il G.I.P. e il Tribunale del riesame hanno rigettato la richiesta, rilevando l'assenza di un accordo vincolante definitivo e la natura di mera tolleranza del passaggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura. I giudici hanno stabilito che, se il Tribunale ignora un motivo di rigetto fondamentale già espresso dal G.I.P., l'accusa deve contestare specificamente anche questa omissione. Non avendolo fatto, la decisione di non concedere il sequestro preventivo è diventata definitiva.
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