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Art. 35 Costituzione — Anno 2023

Altri anni per Art. 35 Costituzione

Avvocato con reddito basso: sì all’Iscrizione Gestione Separata INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avvocato, pur iscritto al proprio albo, se percepisce un reddito inferiore alla soglia minima per versare i contributi alla Cassa Forense, è comunque obbligato all'iscrizione alla Gestione Separata INPS. La Corte ha chiarito che il sistema delle casse professionali e quello della Gestione Separata sono complementari, non alternativi. Questa decisione si fonda sul principio di universalità della tutela previdenziale, che impone una copertura assicurativa per tutti i lavoratori. Di conseguenza, l'iscrizione d'ufficio operata dall'INPS è stata ritenuta legittima. L'INPS vince la causa.
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Avvocato non in Cassa Forense: sì all’Iscrizione Gestione Separata
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità dell'iscrizione d'ufficio di un professionista alla Gestione Separata INPS. Il caso riguardava un legale iscritto all'albo ma non alla Cassa Forense. La sentenza chiarisce un punto fondamentale: l'obbligo di iscrizione Gestione Separata avvocato sorge quando il professionista non versa il contributo soggettivo (quello che costruisce la pensione) alla propria cassa di categoria. Il solo pagamento del contributo integrativo, di natura solidaristica, non è sufficiente a esonerare da tale obbligo. Questa decisione rafforza il principio di universalità della tutela previdenziale, garantendo che nessun reddito da lavoro resti privo di copertura pensionistica. L'INPS ha quindi vinto la causa.
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Iscrizione Gestione Separata INPS: Avvocato Sotto Soglia Perde
Un avvocato con un reddito inferiore alla soglia minima per l'iscrizione alla propria cassa di previdenza si è opposto alla richiesta dell'Ente Previdenziale di pagare i contributi. La Corte di Cassazione ha però confermato la legittimità dell'iscrizione Gestione Separata INPS d'ufficio. I giudici hanno stabilito che chi non è tenuto a versare il contributo soggettivo alla propria cassa professionale deve comunque garantirsi una copertura pensionistica tramite la Gestione Separata, in virtù del principio di universalità delle tutele. La Corte ha anche precisato che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine di pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. L'Ente Previdenziale ha quindi vinto la causa.
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Iscrizione Gestione Separata: INPS vince contro l’avvocato
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'iscrizione d'ufficio di un'avvocato alla Gestione Separata dell'INPS. La professionista, pur iscritta all'albo, aveva un reddito inferiore alla soglia minima per l'iscrizione obbligatoria alla sua cassa di categoria e versava solo il contributo integrativo. I giudici hanno stabilito che il principio di universalità delle tutele previdenziali impone l'iscrizione Gestione Separata professionisti quando non viene versato il contributo soggettivo, quello cioè che effettivamente costruisce la pensione. Il solo versamento del contributo integrativo, con funzione solidaristica, non è sufficiente a escludere tale obbligo. Di conseguenza, l'operato dell'INPS è stato ritenuto corretto.
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Pochi ricavi? Obbligatoria l’Iscrizione Gestione Separata
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS di un'avvocatessa. La professionista, pur avendo versato il contributo integrativo alla Cassa Forense, non aveva raggiunto il reddito minimo per versare il contributo soggettivo, l'unico valido per la copertura pensionistica. Secondo la Corte, in assenza di una contribuzione effettiva alla cassa di categoria, scatta l'obbligo di iscrizione Gestione Separata professionisti. Questo meccanismo garantisce il principio universale della tutela previdenziale per tutti i lavoratori. La Corte ha quindi dato ragione all'INPS, stabilendo che il solo contributo integrativo, di natura solidaristica, non è sufficiente a escludere tale obbligo.
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Lavoro straordinario: diritto al compenso nel pubblico
Una dipendente di un'Agenzia Regionale ha richiesto il pagamento per attività incentivate svolte a favore di terzi fuori dall'orario ordinario. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda basandosi sulla prassi e sul legittimo affidamento della lavoratrice. La Cassazione ha parzialmente riformato la decisione, stabilendo che il lavoro straordinario deve essere retribuito secondo i parametri del CCNL e non secondo prassi interne illegittime. Il diritto al compenso sorge se l'attività è stata autorizzata, anche implicitamente, dal datore di lavoro, applicando il principio della prestazione di fatto ex art. 2126 c.c.
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Collaborazioni etero-organizzate: tutele per i rider
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27857/2023, ha consolidato l'orientamento sulle collaborazioni etero-organizzate nel settore del food delivery. Il caso riguarda la qualificazione del rapporto di lavoro dei rider che operano tramite app. La Corte ha stabilito che, quando le modalità di esecuzione della prestazione (tempi e luoghi) sono imposte dal committente, si applica la disciplina del lavoro subordinato. Questa decisione garantisce ai lavoratori tutele piene, indipendentemente dalla qualificazione formale del contratto come lavoro autonomo.
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Gestione Separata INPS: obbligo per professionisti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un libero professionista, iscritto al proprio albo e tenuto a versare alla sua cassa di categoria solo il contributo integrativo (e non quello soggettivo), è comunque obbligato a iscriversi alla Gestione Separata INPS. La Corte ha chiarito che l'unico versamento che esonera da tale obbligo è quello suscettibile di creare una posizione previdenziale per il lavoratore. Il contributo integrativo, avendo una funzione puramente solidaristica, non è sufficiente a escludere l'iscrizione alla Gestione Separata INPS, che interviene in modo complementare per garantire la copertura previdenziale.
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Gestione Separata INPS: obbligo per professionisti
Un ingegnere ha contestato la sua iscrizione obbligatoria alla Gestione Separata INPS, sostenendo che il versamento del solo contributo integrativo alla sua cassa professionale fosse sufficiente a esonerarlo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'iscrizione alla Gestione Separata è obbligatoria per i professionisti che non versano il contributo soggettivo, poiché il contributo integrativo ha natura solidaristica e non crea una posizione previdenziale individuale.
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Annullamento crediti previdenziali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la normativa sull'annullamento crediti previdenziali iscritti in vecchi ruoli (L. 228/2012) si applica anche agli enti di previdenza privati. Una cassa professionale aveva citato in giudizio l'agente di riscossione per il mancato incasso di contributi, sostenendo che il proprio credito si fosse consolidato prima della nuova legge. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la legge mira a razionalizzare i bilanci e incide solo sulla procedura di riscossione tramite ruolo, non estinguendo il diritto di credito sottostante, che l'ente può ancora recuperare con azioni ordinarie.
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Annullamento crediti previdenziali: la Cassazione decide
Una cassa di previdenza professionale ha citato in giudizio l'agente della riscossione per il mancato incasso di crediti contributivi risalenti agli anni '90. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 33117/2023, ha respinto il ricorso della cassa, confermando che la legge del 2012 sull'annullamento crediti previdenziali iscritti a ruolo prima del 1999 si applica a tutti gli enti creditori, sia pubblici che privati. La Corte ha chiarito che tale normativa mira a razionalizzare i bilanci e non estingue il credito in sé, ma solo lo strumento esecutivo del ruolo, lasciando all'ente la possibilità di agire per altre vie legali.
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Parificazione stipendi: no tra dipendenti regionali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di dipendenti della Regione Sicilia che chiedevano la parificazione stipendi con i dipendenti statali, basandosi sullo Statuto regionale. La Corte ha stabilito che non è possibile confrontare categorie di lavoratori appartenenti a comparti contrattuali diversi (Regioni/Enti Locali vs. Ministeri). Inoltre, ha affermato che l'autonomia legislativa regionale in materia di pubblico impiego deve rispettare i principi fondamentali delle riforme nazionali, come la priorità della contrattazione collettiva, e ha ritenuto legittimi i blocchi stipendiali imposti dalla legge regionale in linea con le esigenze di finanza pubblica.
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Riscossione crediti previdenziali: la Legge 228/2012
Un ente previdenziale privato ha contestato l'applicazione della Legge 228/2012, che prevede l'annullamento di vecchi crediti iscritti a ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa sulla riscossione crediti previdenziali si applica a tutti gli enti, pubblici e privati, che utilizzano il sistema del ruolo. La Corte ha chiarito che l'annullamento riguarda solo la procedura di riscossione esattoriale e non il diritto di credito sottostante, che può essere recuperato con azioni ordinarie.
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Obbligo di repêchage: la Cassazione fa chiarezza
Una lavoratrice, licenziata per giustificato motivo oggettivo a seguito della soppressione della sua posizione di cassiera, ha impugnato il licenziamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31561/2023, ha accolto il suo ricorso, ribaltando la decisione di merito. La Corte ha stabilito che l'onere di provare l'impossibilità del repêchage spetta al datore di lavoro. Tale prova deve essere concreta e non basata su astratte "massime di esperienza". Inoltre, la Corte ha sottolineato la rilevanza del livello di inquadramento contrattuale: non può essere considerato un dato "neutro" se l'azienda assume nuovo personale a un livello pari o inferiore a quello del lavoratore licenziato, poiché indica una potenziale fungibilità delle mansioni. La valutazione sull'obbligo di repêchage deve quindi considerare la specifica professionalità del lavoratore e le posizioni disponibili, anche inferiori.
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Rinuncia all’impugnazione: inammissibilità e costi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della formale rinuncia all'impugnazione presentata dal difensore. L'atto di rinuncia ha interrotto l'esame nel merito di una contestata confisca. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500,00 euro per la colpa ravvisata nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Trasferimento personale comandato: non è automatico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30978/2023, chiarisce che il superamento del limite massimo di durata del comando non comporta un diritto automatico al trasferimento del personale comandato presso l'ente utilizzatore. La mobilità tra amministrazioni pubbliche resta una facoltà e non un obbligo, subordinata a precise condizioni normative. Un eventuale prolungamento illegittimo del comando può, al più, fondare una richiesta di risarcimento del danno, ma non il diritto all'inquadramento definitivo.
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Stabilizzazione lavoro pubblico: contratto e requisiti
Una lavoratrice, assunta da un'amministrazione pubblica con un contratto di appalto di servizi, ha richiesto di essere ammessa a una procedura di stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per la stabilizzazione lavoro pubblico sono determinanti la natura formale del contratto e il metodo di selezione. Anche se il lavoro svolto era di fatto subordinato, l'essere stata assunta tramite un appalto di servizi, aggiudicato con il criterio del miglior ribasso economico e non tramite una selezione comparativa, impedisce l'accesso alla stabilizzazione.
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Compenso avvocato: i protocolli non possono derogare
Un'avvocatessa si è opposta alla liquidazione del suo compenso per un caso di patrocinio a spese dello Stato, ridotto a € 700 sulla base di un protocollo d'intesa locale, a fronte dei € 1.700 richiesti. La riduzione ignorava la fase istruttoria del processo penale, terminato per prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il compenso avvocato deve remunerare tutta l'attività svolta e che i protocolli d'intesa, di natura non vincolante, non possono prevalere sulle norme di legge che fissano i minimi tariffari, garantendo l'effettività della retribuzione.
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Lavoro straordinario: il diritto alla retribuzione
Un operatore sanitario ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Pubblica per il mancato pagamento di prestazioni rese per un servizio di 'dialisi estiva' tra il 2013 e il 2015. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, non riconoscendo la fattispecie come 'prestazioni aggiuntive' per mancanza dei requisiti autorizzativi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17641/2023, ha cassato la decisione, riqualificando la prestazione come lavoro straordinario. Ha stabilito che, ai sensi dell'art. 2126 c.c., il lavoro effettivamente prestato con il consenso del datore di lavoro deve essere sempre retribuito, indipendentemente dai vincoli di bilancio dell'ente.
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Diploma Magistrale GAE: no a nuovi inserimenti
Un gruppo di insegnanti con diploma magistrale ha richiesto l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il suo orientamento consolidato. La Corte ha statuito che il possesso del solo diploma magistrale GAE, sebbene conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002, non costituisce titolo sufficiente per l'inclusione in tali graduatorie, in quanto la legge le ha trasformate in elenchi chiusi, e la relativa clausola di salvaguardia si applicava unicamente a chi già possedeva i requisiti per le previgenti graduatorie permanenti.
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