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Art. 35 Costituzione — Anno 2022

Altri anni per Art. 35 Costituzione

Trasferimento illegittimo del lavoratore e licenziamento nullo
Un'azienda dispone un trasferimento illegittimo del lavoratore subito dopo la sua assunzione, senza rispettare i tempi di preavviso contrattuali né dimostrare motivate ragioni d'urgenza. La dipendente rifiuta di trasferirsi nella nuova sede lontana, ma offre la propria disponibilità a lavorare nella sede originaria. L'azienda intima il licenziamento disciplinare per assenza ingiustificata. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'azienda, confermando l'illegittimità del licenziamento. Il rifiuto del dipendente di eseguire il trasferimento illegittimo del lavoratore è giustificato dall'eccezione di inadempimento in base alla buona fede, considerando il mancato preavviso e l'assenza di urgenti esigenze aziendali. L'azienda viene condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Patrocinio a spese dello Stato: compenso slegato dal soccombente
Un avvocato ha assistito una cliente in un giudizio di separazione usufruendo del patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale ha liquidato il compenso del professionista equiparandolo esattamente alla somma posta a carico della controparte soccombente. L'avvocato ha contestato questa decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che nel processo civile il giudice non è obbligato a far coincidere l'importo dovuto dallo Stato al difensore con quello richiesto alla parte soccombente. Questa differenziazione tutela il diritto del professionista a un compenso equo e proporzionato all'attività svolta, evitando che la parte soccombente riceva un ingiusto vantaggio e permettendo allo Stato di gestire in modo efficiente le risorse del sistema giudiziario.
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Privilegio crediti cooperative: no alla prelazione per l’appalto
Una Società Cooperativa ha chiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per oltre tre milioni di euro derivanti da contratti di appalto d'opera, pretendendo il riconoscimento del privilegio crediti cooperative sui beni mobili del debitore. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ammettendo il credito come ipotecario e chirografario. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la prelazione generale non si applica ai crediti derivanti da appalti d'opera complessi. In questi contratti, infatti, l'attività lavorativa dei soci non prevale in modo assoluto sugli altri fattori produttivi e organizzativi dell'impresa. Di conseguenza, la cooperativa perde la causa e non ottiene la precedenza nel pagamento.
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Patto di non concorrenza: nullo se l’azienda decide il recesso
La Corte di Cassazione ha confermato l'invalidità del patto di non concorrenza stipulato tra un'azienda e un suo dipendente. Il contratto prevedeva la facoltà per il datore di lavoro di recedere unilateralmente dall'accordo prima della fine del rapporto di lavoro. Secondo i giudici, questa clausola rende il compenso del lavoratore del tutto incerto e indeterminato fin dall'inizio. Il lavoratore subisce infatti una limitazione della propria libertà professionale già al momento della firma, senza avere la certezza di ricevere il corrispettivo pattuito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, dichiarando nullo il patto e condannando il datore di lavoro a pagare le spese legali.
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