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Art. 347 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 347 Codice di Procedura Penale

Inammissibilità del ricorso per cassazione e condanna
La Suprema Corte di Cassazione ha esaminato l'impugnazione presentata da un imputato contro la condanna d'appello per due diversi reati. Il ricorrente ha contestato la riconducibilità dei fatti alla propria persona, la configurabilità delle violazioni penali, la validità della perquisizione e l'uso probatorio della notizia di reato. I giudici supremi hanno stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi riproducevano mere censure di fatto già ampiamente esaminate e respinte dai giudici di merito con motivazione logica e coerente. La Corte ha quindi confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Depistaggio del pubblico ufficiale: cancellare prove costa caro
Un Comandante della Polizia Penitenziaria ha subito una misura interdittiva per "depistaggio del pubblico ufficiale". L'uomo avrebbe cancellato dati da smartphone usati dai detenuti per videochiamate, al fine di ostacolare indagini su benefici irregolari. La Corte di Cassazione ha confermato la sospensione, ribadendo che il reato di depistaggio richiede una connessione funzionale tra il ruolo dell'agente e l'atto illecito. La consapevolezza dell'indagine e l'idoneità dell'azione a sviare le prove sono state cruciali per la decisione.
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Sequestro preventivo: conti bloccati se il ricorso è in proprio
L'Amministratore di fatto e la Legale Rappresentante di una società ottenevano indebitamente finanziamenti pubblici regionali per ristrutturare un hotel, gonfiando le spese con fatture false. Il Giudice disponeva il sequestro preventivo di oltre 370.000 euro finalizzato alla confisca. I due indagati ricorrevano in Cassazione lamentando il ritardo nella trasmissione degli atti, l'inutilizzabilità delle indagini della Guardia di Finanza e l'illegittimità del blocco dei conti societari. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando la misura. I giudici hanno chiarito che il termine di trasmissione degli atti nel riesame reale non è perentorio e che i ricorrenti, avendo agito in proprio e non per conto della società, non avevano la legittimazione per contestare il sequestro dei conti correnti aziendali.
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