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Art. 345 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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Altri anni per Art. 345 Codice di Procedura Civile

Simulazione assoluta della compravendita per evitare i debiti
Una garante di un debito bancario ha ceduto il proprio immobile subito dopo aver ricevuto la formale richiesta di pagamento da parte dell'istituto di credito. La banca creditrice ha agito in giudizio per fare accertare la simulazione assoluta della compravendita, sostenendo l'inesistenza del reale trasferimento di proprietà. I giudici hanno dichiarato l'atto fittizio a causa della mancata prova dell'effettivo pagamento del prezzo, dell'uso del mutuo per estinguere debiti pregressi e della mancata presa di possesso dell'immobile da parte degli acquirenti. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso dei compratori e ribadendo il divieto di depositare nuovi documenti nel giudizio di appello.
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Vizi dell’opera nell’appalto: l’errore PEC blocca il ricorso
Una società committente contestava gravi vizi dell'opera nell'appalto per la costruzione di un edificio residenziale, citando in giudizio l'impresa costruttrice e i tecnici responsabili della progettazione. La Corte d'Appello riconosceva il diritto al risarcimento della committente, pur avendo questa alienato gli immobili a terzi. L'impresa e i professionisti proponevano ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato improcedibile il ricorso principale dell'impresa a causa del mancato deposito telematico delle ricevute PEC di notifica e dell'attestazione di conformità. Per l'effetto, è divenuto inefficace anche il ricorso incidentale dei professionisti. La condanna al risarcimento e al pagamento delle spese legali a favore della committente rimane confermata.
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Contratto autonomo di garanzia: tutele escluse per i garanti
Una banca ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro due garanti per il saldo debitore di un conto corrente aziendale. I garanti hanno impugnato la richiesta eccependo irregolarità nei conteggi, illegittimità di alcune operazioni e ritardi nell'incasso dei pegni da parte dell'istituto di credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei garanti. I giudici hanno qualificato l'impegno assunto come contratto autonomo di garanzia, data la clausola di rinuncia ad opporre eccezioni relative al rapporto principale. In questo schema negoziale il garante non può bloccare il pagamento sollevando questioni contabili o vizi riguardanti il debitore principale, poiché l'obbligazione resta indipendente dal debito originario. La Corte ha inoltre ribadito che anche i consumatori possono legittimamente sottoscrivere tale tipologia di garanzia.
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Terreno senza Certificato di Destinazione Urbanistica: la Cassazione decide
Una Cooperativa aveva l'obbligo di trasferire un lotto di terreno a un suo socio. Il socio ha agito in giudizio per ottenere questo trasferimento. I giudici di primo e secondo grado avevano ordinato il trasferimento. La Cooperativa ha fatto ricorso in Cassazione, contestando il trasferimento senza il necessario Certificato di destinazione urbanistica. La Cassazione ha accolto il ricorso della Cooperativa, stabilendo che il Certificato di destinazione urbanistica è una condizione essenziale per l'azione e può essere prodotto anche in appello. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Domanda Nuova in Appello: l’IVA non richiesta non può essere recuperata
Un'Azienda Venditrice ha venduto un immobile a dei Promissari Acquirenti. Nel contratto preliminare era prevista l'IVA sul prezzo. Dopo la sentenza di primo grado che disponeva il trasferimento dell'immobile, l'Azienda ha proposto appello chiedendo il pagamento dell'IVA. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda inammissibile, ritenendola una **domanda nuova in appello**. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la richiesta di pagamento dell'IVA non era stata avanzata in primo grado e costituiva una pretesa diversa, modificando sia l'oggetto della richiesta (petitum) sia le ragioni (causa petendi). Il ricorso dell'Azienda è stato rigettato, con condanna alle spese.
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Responsabilità della banca nel trading online: errori e crollo
Due investitori hanno citato in giudizio un istituto di credito chiedendo il risarcimento dei danni subiti a seguito di un'operazione finanziaria. I clienti avevano acquistato azioni tramite la piattaforma informatica dell'istituto, generando uno scoperto di conto corrente. Il sistema informatico aveva segnalato l'inadeguatezza dell'operazione per dimensione, ma gli investitori avevano confermato comunque l'ordine. In seguito al successivo azzeramento del valore dei titoli acquistati, i clienti hanno contestato la responsabilità della banca nel trading online per non aver bloccato l'operazione in mancanza di provvista. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli investitori. I giudici hanno stabilito che la perdita del capitale non deriva dall'inadempimento dell'istituto, bensì dal successivo crollo societario dei titoli sul mercato. Gli investitori sono stati condannati al pagamento delle spese di lite.
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Cessione del credito con atto falso: confermata la revoca
Un creditore richiede e ottiene un decreto ingiuntivo contro una società debitrice. Durante la causa di opposizione, il creditore originario muore e un terzo subentra dichiarando l'avvenuta cessione del credito in suo favore. La società contesta l'autenticità del documento e promuove una querela di falso, dimostrando che l'atto di trasferimento è apocrifo (cioè falso). Il terzo tenta allora di qualificarsi come erede, ma la Corte d'Appello revoca il decreto ingiuntivo per totale assenza di prove sul debito. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'attore sostanziale ha perso il diritto di riscuotere per non aver provato il credito nel merito. Viene respinta anche la richiesta di distrazione delle spese del legale della società, a causa dell'intervenuto fallimento di quest'ultima.
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Risoluzione contratto preliminare: il venditore deve restituire le somme
Un Acquirente aveva stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile da un Venditore. Il Venditore non aveva completato i lavori e non aveva fornito la documentazione necessaria. L'Acquirente aveva chiesto la risoluzione del contratto e la restituzione delle somme versate. Il Tribunale aveva dato ragione al Venditore, ma la Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione, dichiarando la risoluzione del contratto preliminare per inadempimento del Venditore e ordinando la restituzione delle somme, inclusi i costi per i lavori. Il Venditore ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha rigettato, confermando la risoluzione del contratto e l'obbligo di restituzione.
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Strada privata: Cassazione conferma inammissibilità del ricorso
Un Proprietario ha chiesto ai giudici di dichiarare pubblica una strada privata di accesso alle sue proprietà e di riconoscere la comproprietà di un cortile. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto le sue richieste. Il Proprietario ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il ricorso tentasse un riesame dei fatti, non consentito in Cassazione, e che non superasse il filtro della 'doppia conforme'. Il Proprietario ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali al Vicino, oltre a un contributo unificato aggiuntivo.
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Recesso dal contratto a progetto: finanziamento revocato e risarcimento
Un'Azienda ha interrotto anticipatamente un contratto a progetto con un Lavoratore, giustificando il recesso dal contratto a progetto con la revoca di un finanziamento regionale. Il Lavoratore ha chiesto il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha confermato l'illegittimità del recesso e il diritto al risarcimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse erroneamente dichiarato inammissibile il motivo legato alla revoca del finanziamento e avesse interpretato in modo contraddittorio le clausole contrattuali. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
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Operazioni bancarie non autorizzate: debito nullo e conto salvo
Una correntista scopre un disavanzo di circa un milione di euro sui propri conti correnti. Il figlio della donna ha disposto investimenti finanziari speculativi falsificando la firma della madre. La banca chiede la condanna della cliente al ripianamento del debito, sostenendo la consapevolezza e la complicità familiare della donna. I giudici accertano la falsità materiale delle sottoscrizioni ed escludono ogni mandato tacito. Eliminati tutti gli investimenti illeciti, i conti correnti risultano in realtà in attivo per oltre 115.000 euro. La Corte di Cassazione respinge definitivamente il ricorso dell'istituto di credito. La pronuncia stabilisce che l'istituto bancario deve stornare integralmente le operazioni bancarie non autorizzate e condanna la banca al rimborso delle spese di lite.
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Responsabilità bancaria per obblighi informativi: bond argentini e dovere di trasparenza
La Corte di Cassazione ha confermato la **responsabilità bancaria per obblighi informativi** in un caso riguardante l'acquisto di bond argentini. Una risparmiatrice aveva acquistato titoli rischiosi senza adeguate informazioni dalla banca. I giudici di merito avevano dichiarato la risoluzione del contratto e condannato la banca al risarcimento. La banca ha proposto ricorso, sostenendo che la cliente fosse consapevole dei rischi e che la sua mancata adesione a un'offerta di concambio le fosse imputabile. La Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che la banca deve sempre fornire informazioni specifiche sui rischi, anche a investitori esperti. La banca è stata condannata a pagare le spese legali.
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Risoluzione del contratto di compravendita: addio agli acconti
La Venditrice di un immobile cita in giudizio l'Acquirente per grave inadempimento degli accordi contrattuali e mancato rispetto dei termini temporali, chiedendo lo scioglimento del vincolo e il rilascio del bene. L'Acquirente rimane contumace in primo grado e perde la causa. In sede di appello, l'Acquirente contesta l'inadempimento e richiede la restituzione delle somme già versate a titolo di prezzo. I giudici di secondo grado rigettano l'impugnazione. La Suprema Corte di Cassazione conferma la decisione: la risoluzione del contratto di compravendita per mancato rispetto del termine essenziale opera di diritto. Inoltre, il giudice non può ordinare la restituzione degli importi versati se la parte non ha presentato un'espressa richiesta in primo grado, trattandosi in appello di una domanda nuova inammissibile.
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Querela di falso: quando un atto non è pubblico e la multa resta
Una Cittadina ha ricevuto una multa per sosta vietata e ha contestato la sanzione. Ha proposto una `querela di falso` contro la relazione della Polizia Municipale e la comunicazione di una ditta, che attestavano la presenza di segnaletica. I giudici di merito hanno dichiarato la `querela di falso` inammissibile perché i documenti non erano atti pubblici. La Cittadina ha poi tentato di estendere la `querela di falso` al verbale di accertamento (che è un atto pubblico) in appello, ma la richiesta è stata respinta come tardiva e nuova. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, ribadendo che solo gli atti pubblici possono essere oggetto di `querela di falso` e che tale azione non può essere proposta per la prima volta in appello se non tempestiva. La Cittadina ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Sospensione del canone di locazione: no a locali occupati
Una società conduttrice ha preso in locazione un immobile commerciale per avviare un centro per l'infanzia. A causa del mancato rilascio dei permessi urbanistici comunali, l'attività non è mai decollata. L'inquilina ha quindi attuato la totale sospensione del canone di locazione, continuando tuttavia a mantenere la disponibilità materiale dei locali per diversi anni. A supporto del mancato pagamento, la conduttrice ha esibito soltanto una fotocopia di un presunto accordo di sospensione, tempestivamente contestata dalla proprietaria. I giudici di merito hanno dichiarato risolto il contratto per grave inadempimento dell'inquilina. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha stabilito che trattenere l'immobile impedisce l'autosospensione dei pagamenti e che l'esibizione tardiva del documento originale in appello è del tutto inammissibile.
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Recesso da Preliminare: la Restituzione Acconto Preliminare è dovuta?
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo alla restituzione acconto preliminare in seguito al recesso da un contratto di permuta immobiliare. Un Promittente Venditore aveva ricevuto una caparra e un acconto di 60.000 euro. Dopo aver legittimamente esercitato il recesso, il giudice di primo grado gli aveva permesso di trattenere la caparra, ma non si era pronunciato sull'acconto. La Corte d'Appello ha poi ordinato la restituzione dell'acconto. Il Promittente Venditore ha contestato questa decisione, sostenendo che si trattava di una domanda nuova o di ultrapetizione. La Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la domanda di restituzione dell'acconto, sebbene non esplicitamente formulata in ogni sua sfumatura, era implicita fin dall'inizio del giudizio in caso di scioglimento del contratto, rendendo l'acconto privo di causa.
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Produzione documenti in appello tributario: la Cassazione ribalta la tardività
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che aveva annullato avvisi di liquidazione, originati dalla riqualificazione di una compravendita come cessione d'azienda. La Commissione tributaria regionale aveva respinto l'appello dell'Agenzia, considerando tardiva la produzione documenti in appello tributario dell'atto di compravendita. La Cassazione, invece, ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che nel processo tributario è sempre possibile produrre nuovi documenti in appello, anche se già disponibili o non prodotti in primo grado. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Nullità compravendita per abusi edilizi: atto valido
Gli acquirenti di un immobile citano in giudizio i vicini per tutelare diritti di servitù e veduta. I vicini eccepiscono la nullità dell'atto di acquisto a causa di piccoli ampliamenti non autorizzati eseguiti prima del rogito, contestando la legittimazione attiva degli acquirenti. La Corte d'Appello dichiara nullo il contratto ritenendo l'immobile incommerciabile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso degli acquirenti e ribalta l'esito. La Suprema Corte chiarisce la disciplina sulla nullità compravendita per abusi edilizi: l'invalidità è puramente testuale e colpisce il contratto solo se manca l'indicazione formale del titolo urbanistico reale e riferibile all'immobile. Eventuali difformità o abusi parziali non rendono nullo il rogito, ma rilevano solo sul piano della responsabilità contrattuale tra venditore e compratore.
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Abusiva reiterazione di contratti a termine e risarcimento
Un lavoratore del settore pubblico ha ottenuto il risarcimento del danno per abusiva reiterazione di contratti a termine su organico di diritto. L'amministrazione ha contestato la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che l'intervenuta assunzione a tempo indeterminato del dipendente escludesse il diritto all'indennizzo. Secondo il datore di lavoro pubblico, spettava al dipendente dichiarare tale stabilizzazione durante il processo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell'amministrazione. I giudici hanno chiarito che la stabilizzazione successiva costituisce una semplice eccezione difensiva a carico del datore di lavoro e non un elemento costitutivo della domanda del lavoratore. Poiché l'amministrazione non ha dedotto tempestivamente la stabilizzazione durante il giudizio di appello, non può contestarla per la prima volta in sede di legittimità. L'amministrazione deve versare il risarcimento e pagare le spese processuali.
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Provvigione Mediatore: Condizione Sospensiva non Avverata, Compenso Negato
La Corte di Cassazione ha chiarito il diritto alla provvigione del mediatore immobiliare in presenza di una condizione sospensiva. Un cliente aveva stipulato un preliminare di vendita condizionato alla verifica della situazione finanziaria della società venditrice e alla possibilità di cambiare la destinazione d'uso dell'immobile. Le parti avevano poi rinunciato all'affare. La società mediatrice aveva chiesto la provvigione. La Cassazione ha stabilito che il mediatore ha diritto alla provvigione solo se la condizione sospensiva si è effettivamente verificata. L'onere di provare il verificarsi di tale condizione spetta al mediatore. La rinuncia successiva delle parti all'affare non basta a far sorgere il diritto alla provvigione se la condizione non è stata provata come avverata.
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