LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 336 Codice Penale — Anno 2026

Pagina 4 di 7

Altri anni per Art. 336 Codice Penale

Rescissione del giudicato: no alla condanna se manca la conoscenza
Un cittadino straniero, accusato di violenza a pubblico ufficiale, nomina un difensore di fiducia ed elegge domicilio presso di lui nel 2013. Anni dopo, gli atti del processo vengono notificati al difensore, che però rinuncia al mandato poco dopo. L'imputato, nel frattempo rientrato in patria, viene condannato in sua assenza senza sapere nulla del processo. La Corte d'Appello rifiuta la sua richiesta di rescissione del giudicato, ritenendo che l'uomo fosse colpevole di non essersi informato. La Corte di Cassazione accoglie invece il ricorso dell'Imputato, stabilendo che la semplice nomina del difensore non prova l'effettiva conoscenza del processo. Di conseguenza, la Cassazione revoca la condanna e ordina un nuovo processo.
Continua »
Pena illegale nel patteggiamento: annullato lo sconto di multa
Il Tribunale di Macerata ha applicato a un imputato, tramite patteggiamento per il reato di violenza o minaccia a pubblico ufficiale, la pena di un anno di reclusione, convertita in una multa di 1.200 euro. Il Procuratore Generale ha fatto ricorso in Cassazione, rilevando che la conversione violava il tasso minimo giornaliero di 5 euro previsto dalla legge, configurando una pena illegale nel patteggiamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il calcolo errato ha prodotto una sanzione inferiore al minimo edittale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale per consentire alle parti di formulare un nuovo accordo conforme alla legge.
Continua »
Minaccia a pubblico ufficiale: condanna per l’aggressione al medico
Un utente della guardia medica ha aggredito verbalmente e fisicamente un medico di turno, scagliandosi contro la porta dell'ambulatorio e la sua auto per costringerla a effettuare una visita. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di minaccia a pubblico ufficiale e danneggiamento. I giudici hanno ritenuto inammissibile il ricorso dell'imputato, che sosteneva si trattasse di una semplice reazione ostile senza reale intento violento. La Suprema Corte ha invece evidenziato che la condotta era chiaramente diretta a intimidire il medico e a turbare il servizio pubblico, confermando la pena e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: la violenza cancella il beneficio
Un cittadino, condannato per violenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento, ha proposto ricorso in Cassazione. L'uomo lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che i giudici l'avessero negata basandosi solo sui suoi precedenti penali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico. I giudici hanno chiarito che il beneficio della particolare tenuità del fatto è stato legittimamente negato non solo per i precedenti dell'imputato, ma soprattutto per la gravità oggettiva della condotta violenta. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
Continua »
Minaccia a pubblico ufficiale: condanna e niente prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di minaccia a pubblico ufficiale. I giudici di merito avevano già accertato la responsabilità dell'imputato con motivazioni logiche e corrette. Il ricorrente ha riproposto in Cassazione le stesse contestazioni di fatto, formula non consentita nel giudizio di legittimità. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Minaccia a pubblico ufficiale: il detenuto perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per il reato di minaccia a pubblico ufficiale. L'uomo aveva minacciato le guardie penitenziarie per impedire loro di svolgere il proprio servizio durante un episodio di insubordinazione. I giudici di legittimità hanno confermato la validità della sentenza d'appello, motivata per relationem a quella di primo grado, poiché i motivi di ricorso non presentavano elementi di novità. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che la concessione delle attenuanti generiche rientra nella valutazione discrezionale del giudice di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Danneggiamento seguito da incendio: cella in fiamme e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento seguito da incendio per aver appiccato il fuoco alla propria cella. I giudici di merito avevano attribuito la responsabilità esclusiva dell'atto al ricorrente, escludendo il coinvolgimento del compagno di cella. La Suprema Corte ha confermato la legittimità del diniego delle circostanze attenuanti generiche, giustificato dai gravi precedenti penali del soggetto e dalla pericolosità della condotta. Di conseguenza, il detenuto perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso in Cassazione Inammissibile: No a nuova analisi dei fatti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per violenza o minaccia a un pubblico ufficiale. Il suo ricorso è stato respinto perché, invece di contestare errori di diritto, chiedeva una nuova valutazione delle prove. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: l'inammissibilità del ricorso per cassazione quando questo si limita a riproporre questioni di fatto già decise nei gradi precedenti. La Corte Suprema non è un terzo grado di giudizio sui fatti, ma solo un giudice della corretta applicazione della legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
Continua »
Appello tardivo? No, la Corte sbaglia sulla sospensione feriale
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile un appello, ritenendolo tardivo. L'errore della corte territoriale è stato non considerare la sospensione feriale dei termini, ovvero il periodo di 'pausa' processuale che va dal 1 al 31 agosto. Tenendo conto di questa interruzione, l'appello dell'imputato risultava depositato in tempo. La Cassazione ha quindi stabilito che la Corte d'Appello ha commesso un palese errore di diritto e ha ordinato la trasmissione degli atti affinché l'appello venga finalmente esaminato nel merito.
Continua »
Ubriachezza e Dolo: Assolti per Minacce? La Cassazione Annulla
La Corte di Cassazione ha annullato l'assoluzione di due persone accusate di violenza a pubblico ufficiale. Il primo giudice le aveva assolte ritenendo che lo stato di ebbrezza escludesse l'intenzione di minacciare. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio chiaro: l'ubriachezza volontaria non cancella la responsabilità penale. La relazione tra ubriachezza e dolo (l'intenzione di commettere il reato) non comporta un'esclusione automatica della colpevolezza. Il tribunale, inoltre, aveva ignorato le testimonianze che descrivevano minacce esplicite. Il processo dovrà quindi essere celebrato di nuovo.
Continua »
Danno da demansionamento: illecito del lavoratore non riduce il risarcimento
Un dipendente pubblico, già vittima accertata di dequalificazione professionale, si è visto ridurre il risarcimento perché il datore di lavoro ha invocato una sua condanna penale e altre difficoltà organizzative. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: il calcolo del **danno da demansionamento** deve basarsi esclusivamente su criteri oggettivi legati al pregiudizio professionale subito. La durata, la gravità della dequalificazione e la perdita di competenze sono gli unici parametri validi. La condotta illecita del lavoratore in altri contesti è irrilevante e non può 'compensare' il danno subito. La vittoria va al lavoratore, con la sentenza che impone un nuovo calcolo del risarcimento basato su principi corretti.
Continua »
Minaccia a Pubblico Ufficiale: Frase Sbagliata, Condanna Certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per il reato di minaccia a pubblico ufficiale. L'imputato aveva rivolto una frase minacciosa a un soggetto qualificato nell'esercizio delle sue funzioni. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i giudici hanno ritenuto che le sue argomentazioni fossero una semplice ripetizione di quanto già correttamente valutato e respinto nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Resistenza a Pubblico Ufficiale: Salvo per Tenuità del Fatto? No
Un cittadino, condannato per resistenza a pubblico ufficiale durante una lite familiare, ha presentato ricorso in Cassazione. L'uomo sperava di ottenere la non punibilità per la particolare tenuità del fatto, anche grazie a una recente sentenza della Corte Costituzionale. Tuttavia, la Suprema Corte ha respinto la sua richiesta. Nonostante la norma sia ora applicabile a questo tipo di reato, i numerosi precedenti penali dell'imputato per reati simili hanno qualificato la sua condotta come 'abituale'. Questa condizione impedisce per legge di concedere il beneficio della particolare tenuità del fatto, portando alla conferma definitiva della condanna.
Continua »
Minaccia a Pubblico Ufficiale: Assolto per Particolare Tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un imputato per il reato di minaccia a pubblico ufficiale, grazie all'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il Procuratore aveva fatto ricorso, sostenendo che la legge escludesse questo beneficio per tale reato. Tuttavia, la Cassazione ha rigettato il ricorso perché, nel frattempo, la Corte Costituzionale aveva dichiarato incostituzionale quella norma di esclusione. Di conseguenza, è diventato legittimo applicare la particolare tenuità del fatto anche a questi reati, rendendo corretta la decisione del primo giudice.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso generico, condanna certa
Un uomo, condannato per resistenza a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la riqualificazione del reato e la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi sono stati giudicati generici e un mero tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. La decisione ha reso la condanna definitiva e ha comportato per l'imputato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro. La sentenza sottolinea che il ricorso di legittimità non può essere usato come un terzo grado di giudizio sul merito.
Continua »
Violenza a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile per recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale. L'imputato, già condannato in passato per resistenza, aveva presentato ricorso cercando di ottenere una nuova valutazione delle prove. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il suo compito non è riesaminare i fatti. È stata inoltre confermata l'applicazione della recidiva, considerata la pericolosità sociale del soggetto. L'esito finale è la condanna definitiva al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Braccialetto elettronico rotto? È reato di danneggiamento aggravato
Una persona agli arresti domiciliari minaccia gli agenti di polizia e danneggia il proprio dispositivo di controllo. La Corte di Cassazione conferma la sua condanna, stabilendo un principio fondamentale: il danneggiamento del braccialetto elettronico costituisce reato aggravato. Questo perché il dispositivo non è semplicemente 'esposto alla pubblica fede', ma è una 'cosa destinata a pubblico servizio'. Tale qualificazione rende il reato procedibile d'ufficio, cioè perseguibile automaticamente dallo Stato senza necessità di una denuncia specifica. La condanna per minaccia a pubblico ufficiale è stata ugualmente confermata.
Continua »
Reati della Stessa Indole: Assolto per Evasione, ma la Cassazione Annulla
Un imputato, assolto per il reato di evasione grazie alla 'particolare tenuità del fatto', vede la sua sentenza annullata dalla Corte di Cassazione. Il Procuratore aveva impugnato la decisione, sostenendo che i precedenti dell'imputato per resistenza a pubblico ufficiale configurassero 'reati della stessa indole'. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito ha sbagliato a non valutare se i precedenti reati, pur diversi, avessero caratteri fondamentali comuni con l'evasione. Questa valutazione è decisiva per stabilire se il comportamento sia 'abituale' e, quindi, escludere la non punibilità. Il processo dovrà essere rifatto.
Continua »
Minacce per un debito: la volontà di punizione non va scritta
Un creditore, condannato per aver minacciato il suo debitore, ricorre in Cassazione. Sostiene che la denuncia della vittima non fosse una querela valida, mancando una esplicita richiesta di condanna. La Corte Suprema rigetta il ricorso, affermando un principio chiave: la volontà di punizione non necessita di formule specifiche. Può essere dedotta dal comportamento della vittima, come presentare denunce integrative e fornire prove. Applicando il principio del 'favor querelae', i giudici confermano che le azioni della vittima dimostravano chiaramente l'intenzione di far processare il suo aggressore. La condanna per esercizio arbitrario delle proprie ragioni è quindi definitiva.
Continua »
Accordo e motivi generici: l’inammissibilità del ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da tre imputati condannati per reati come violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. La decisione si basa su due ragioni distinte: per un imputato, l'esistenza di un precedente 'concordato in appello' (un accordo sulla pena) che implicava la rinuncia a impugnare la sentenza. Per gli altri due, i ricorsi sono stati giudicati inammissibili perché si limitavano a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei gradi di merito, senza sollevare reali questioni di legittimità. Di conseguenza, le condanne sono diventate definitive e gli imputati sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »