LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 336 Codice Penale — Anno 2025

Altri anni per Art. 336 Codice Penale

Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per minaccia a pubblico ufficiale. Il ricorso è stato ritenuto generico e ripetitivo di argomenti già valutati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Minaccia a pubblico ufficiale: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per il reato di minaccia a pubblico ufficiale. Secondo la Corte, frasi come "so dove abiti" e "ti farò passare gli ultimi giorni della tua vita più brutti", anche se dette in un momento di rabbia, non possono essere liquidate come un semplice sfogo. È reato se la minaccia ha la potenzialità di intimidire l'agente e coartarne la volontà, a prescindere dall'effettivo timore provato. Il caso è stato rinviato per un nuovo processo.
Continua »
Tentata estorsione: la minaccia al Comune è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di arresti domiciliari per tentata estorsione. La Corte ha confermato che minacciare un ente pubblico per ottenere un ingiusto profitto, con conseguente danno per le casse comunali, integra il reato di tentata estorsione e non quello di violenza privata. La semplice presenza durante l'atto intimidatorio è stata considerata una forma di concorso nel reato, poiché rafforzativa dell'intento criminale.
Continua »
Legittimo impedimento codifensore: quando è nullo?
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso basato sul rigetto di un'istanza di rinvio per legittimo impedimento di un difensore, poiché la presenza di un codifensore, non impedito, garantiva il diritto di difesa. Il caso chiarisce il ruolo del codifensore nel processo penale.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando i motivi sono infondati
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una sentenza della Corte d'Appello. I motivi, relativi a presunte nullità procedurali, alla prescrizione del reato e al mancato riconoscimento di attenuanti, sono stati ritenuti manifestamente infondati. La decisione sottolinea che la data rilevante per il calcolo della prescrizione è quella della sentenza d'appello, non del deposito delle motivazioni. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso inammissibile per minaccia a pubblico ufficiale
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in un caso di minaccia a pubblico ufficiale. La decisione si fonda sul fatto che l'appello riproponeva le stesse argomentazioni già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza sollevare nuove questioni di diritto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando le censure sono generiche
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato ex art. 336 c.p. (violenza o minaccia a un pubblico ufficiale). Le censure del ricorrente, relative alla condotta e al dolo, sono state ritenute una mera riproposizione di questioni già adeguatamente valutate dai giudici di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
Continua »
DASPO con obbligo di firma: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un tifoso contro un DASPO con obbligo di firma della durata di tre anni. Il ricorrente lamentava una durata eccessiva, la poca chiarezza sull'applicazione alle partite amichevoli e la violazione del diritto di difesa per i tempi ristretti della convalida. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo la misura proporzionata alla gravità della condotta violenta del soggetto, la clausola sulle amichevoli sufficientemente chiara e i termini procedurali rispettosi delle garanzie difensive.
Continua »
Satira politica: legittimo chiamare un sindaco ‘Cetto’?
Un cittadino, dopo aver subito un controllo domiciliare ritenuto illegittimo da parte del sindaco, gli inviava una mail chiamandolo 'Cetto La Qualunque'. Condannato per diffamazione in appello, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza. Secondo la Corte, l'uso dell'epiteto rientra nella satira politica, legittima forma di critica all'operato di un personaggio pubblico, e non costituisce reato, data la condotta provocatoria del sindaco stesso.
Continua »
Ricorso inammissibile: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato in appello per evasione e violenza a pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano basati su una rilettura dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e che le argomentazioni erano manifestamente illogiche a fronte della puntuale ricostruzione probatoria effettuata dalla corte di merito.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.). I motivi, relativi alla sussistenza del reato e alla mancata concessione di pene sostitutive, sono stati ritenuti manifestamente infondati, confermando la decisione della Corte d'Appello.
Continua »
Minaccia a pubblico ufficiale: quando è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per minaccia a pubblico ufficiale. La Corte ha stabilito che un atteggiamento minaccioso, anche se generico, integra il reato quando è chiaramente finalizzato a impedire al pubblico ufficiale di compiere un atto del proprio ufficio, come la redazione di un verbale. È stata confermata anche la decisione di non concedere le attenuanti generiche, in quanto basata su una motivazione adeguata e non sindacabile in sede di legittimità.
Continua »
Prescrizione Riforma Orlando: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso, chiarendo due importanti principi. Primo, un errore formale del giudice nel nominare un'aggravante non invalida la sentenza se la valutazione si basa sulla reale offensività del fatto. Secondo, per i reati commessi tra agosto 2017 e dicembre 2019, si applica la cosiddetta "prescrizione Riforma Orlando", che introduce un periodo fisso di sospensione dei termini durante il processo d'appello, impedendo l'estinzione del reato nel caso specifico.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per oltraggio e violenza a pubblico ufficiale. I motivi dell'appello sono stati giudicati manifestamente infondati: il primo, relativo a un'istanza di rinvio per legittimo impedimento, non era provato; il secondo era una mera ripetizione di argomentazioni già respinte nel merito. La decisione comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso straordinario: limiti all’errore di fatto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario per cassazione, chiarendo che tale rimedio è utilizzabile solo per correggere errori percettivi (errori di fatto) e non per ottenere un nuovo esame del merito o contestare la valutazione giuridica della Corte. Nel caso specifico, un imputato lamentava la mancata valutazione di censure relative all'aggravante del metodo mafioso, ma la Corte ha stabilito che la sua doglianza mirava a una rivalutazione, non ammissibile con questo strumento processuale.
Continua »
Ricorso inammissibile: i motivi devono essere specifici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per violenza e danneggiamento. I motivi, relativi alla recidiva, alle attenuanti generiche e all'entità della pena, sono stati giudicati privi di specificità e meramente riproduttivi di censure già respinte dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea che un ricorso, per essere accolto, deve confrontarsi criticamente e in modo puntuale con le argomentazioni della sentenza impugnata.
Continua »
Minaccia a pubblico ufficiale: quando si configura il reato
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello che aveva derubricato il reato di minaccia a pubblico ufficiale a minaccia semplice. Il caso riguardava un detenuto che aveva minacciato un agente penitenziario. La Suprema Corte ha chiarito che, per configurare il reato più grave, è fondamentale accertare il nesso teleologico, ovvero che la minaccia fosse finalizzata a costringere il pubblico ufficiale a compiere o omettere un atto del proprio ufficio. La motivazione della corte di merito è stata giudicata illogica per non aver adeguatamente analizzato tale collegamento.
Continua »
Art. 131-bis cod. pen.: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati che chiedevano l'applicazione dell'art. 131-bis cod. pen. (particolare tenuità del fatto). La decisione si fonda sulle modalità della condotta e sui precedenti penali dei ricorrenti, che dimostravano uno spregio per l'autorità, ostacolando l'applicazione del beneficio.
Continua »
Rideterminazione pena: no a calcoli matematici
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello che, dopo l'esclusione dell'aggravante del metodo mafioso, si era limitata a un calcolo aritmetico per la rideterminazione della pena. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice del rinvio ha l'obbligo di effettuare una nuova e completa valutazione della gravità del reato, fornendo un'adeguata motivazione, e non può limitarsi a una mera operazione meccanica.
Continua »
Commissario straordinario pubblico ufficiale: la Cassazione
Un sindacalista è stato condannato per violenza nei confronti di un commissario straordinario per costringerlo a revocare la risoluzione di un contratto. La Cassazione ha confermato la condanna, specificando che, sebbene la risoluzione del contratto sia un atto di natura privatistica, la fase decisionale che la precede rientra nella funzione pubblica. Pertanto, ai fini del reato di cui all'art. 336 c.p., il commissario straordinario è considerato pubblico ufficiale quando la condotta illecita mira a influenzare le sue scelte gestionali dettate da finalità pubblicistiche.
Continua »