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Art. 335 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 335 Codice di Procedura Penale

Atto abnorme: GIP non può ordinare imputazione coatta
A seguito di una richiesta di archiviazione, il GIP di Milano ordinava l'iscrizione di un nuovo indagato e la sua contestuale imputazione coatta. Il Pubblico Ministero ha impugnato il provvedimento, ritenendolo un atto abnorme. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordine di imputazione coatta. La Corte ha stabilito che, sebbene il GIP possa ordinare l'iscrizione di un nuovo indagato, non può forzarne l'imputazione, poiché tale potere spetta esclusivamente al PM, configurando altrimenti un'invasione di competenze.
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Utilizzabilità chat criptate e termini indagini
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro una misura cautelare basata su prove da chat criptate. La Corte ha stabilito che l'iscrizione di una nuova indagine per lo stesso reato associativo, ma con un ruolo apicale diverso e più grave, non viola i termini di durata massima delle indagini preliminari. Si tratta infatti di un'iscrizione autonoma. Ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo sull'utilizzabilità chat criptate perché l'eccezione non era stata correttamente sollevata e provata in sede di riesame.
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Utilizzabilità prove penali: la Cassazione sui chat
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare. L'imputato sosteneva l'inutilizzabilità delle prove penali, in particolare chat criptate, ottenute dopo la scadenza dei termini di indagine di un precedente procedimento. La Corte ha stabilito che la nuova iscrizione era legittima trattandosi di fatti nuovi e diversi. Ha inoltre confermato che l'onere di provare l'illegittima acquisizione di prove dall'estero spetta alla difesa e che, in ogni caso, la decisione era supportata da altre prove sufficienti (prova di resistenza).
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Confisca per equivalente: Limiti e Proporzionalità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 993/2026, interviene su un caso di reato tributario commesso in concorso. Viene annullato un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, poiché applicato per l'intero importo del profitto a ciascun indagato. La Corte ribadisce che, esclusa ogni forma di solidarietà passiva, la misura deve essere proporzionata alla quota di profitto effettivamente conseguita da ogni singolo concorrente.
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Sequestro per equivalente: no alla solidarietà passiva
La Cassazione annulla un'ordinanza di sequestro per equivalente per reati fiscali. Il sequestro era stato applicato per l'intero profitto a uno dei co-indagati, in violazione del principio che esclude la solidarietà passiva e impone di commisurare la misura alla quota di profitto effettivamente conseguita da ciascuno. Confermato invece il rigetto degli altri motivi su competenza territoriale e sussidiarietà del sequestro.
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Durata indagini preliminari: quando sono utilizzabili?
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla complessa questione della durata indagini preliminari nei reati associativi permanenti. La sentenza stabilisce che, anche dopo la scadenza del termine massimo, l'emersione di nuovi elementi che attestano la prosecuzione del reato può legittimare una nuova iscrizione nel registro degli indagati, facendo decorrere un nuovo termine e rendendo utilizzabili gli atti successivi. Il ricorso è stato rigettato su questo punto, ma accolto per un vizio di manifesta illogicità relativo a capi d'imputazione per estorsione.
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Deposito appello penale: la PEC è valida?
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità del deposito appello penale effettuato tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) nel periodo transitorio. Un appello, inizialmente dichiarato inammissibile dalla Corte d'Appello perché depositato via PEC, è stato ritenuto valido dalla Cassazione, che ha annullato la precedente ordinanza. La Suprema Corte ha chiarito che, fino al 31 marzo 2025, per specifici procedimenti come il rito abbreviato, il deposito con modalità non telematiche, inclusa la PEC, era ancora consentito.
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