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Art. 319-ter Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 319-ter Codice Penale

Sequestro preventivo del prezzo del reato: negato ogni sconto
Un professionista è stato accusato di corruzione in atti giudiziari per aver ottenuto lucrosi incarichi di difesa da una società grazie alle pressioni di un magistrato corrotto. Il Tribunale ha disposto il sequestro preventivo del prezzo del reato sull'intera somma delle parcelle ricevute, pari a 273.000 euro. Il professionista ha contestato la misura, sostenendo che una parte della somma fosse stata legittimamente versata a un collega collaboratore e dovesse quindi essere esclusa dal calcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i pagamenti interni al collaboratore costituiscono una mera spesa personale successiva al reato. Di conseguenza, l'intero compenso rappresenta il prezzo dell'accordo illecito e rimane interamente soggetto al sequestro preventivo del prezzo del reato.
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Carenza di interesse nel ricorso per cassazione penale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un indagato che ha proposto ricorso contro la conferma degli arresti domiciliari decisa in sede di rinvio. Nonostante le doglianze riguardassero la motivazione sulle esigenze cautelari e il mancato rispetto dei principi di diritto, la sopravvenuta revoca della misura restrittiva ha determinato una carenza di interesse. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che non sono dovute spese processuali o sanzioni pecuniarie poiché il venir meno dell'interesse è avvenuto successivamente alla presentazione dell'impugnazione.
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Errore di fatto: quando annulla la sentenza penale
La Corte di Cassazione ha respinto un ricorso straordinario basato su un presunto errore di fatto in un caso di corruzione. Nonostante una svista cronologica nella sentenza impugnata, la Corte ha stabilito che tale imprecisione non fosse decisiva per l'esito del giudizio, confermando la responsabilità dell'imputato per la consegna di denaro a un magistrato.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
Un imprenditore ricorre in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare per reati di frode fiscale, riciclaggio e corruzione. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo la motivazione del Tribunale del Riesame sui gravi indizi di colpevolezza logica e coerente, e ha confermato le esigenze cautelari. La decisione sottolinea i limiti del controllo di legittimità sulla valutazione dei fatti.
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Competenza per territorio: la decisione della Cassazione
La Cassazione, con sentenza n. 8805/2024, ha stabilito la competenza per territorio del Tribunale di Milano in un complesso caso di associazione a delinquere. La Corte ha respinto le eccezioni delle difese, negando la connessione teleologica con un procedimento per corruzione a Potenza e l'applicabilità delle regole speciali per reati contro magistrati, dato che il relativo fascicolo era stato archiviato. La decisione si fonda sull'analisi delle imputazioni e sul luogo di commissione del reato più grave.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità senza spese
Un pubblico ufficiale, sospeso dal servizio, presenta ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la misura viene revocata, inducendolo alla rinuncia al ricorso. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo che, in questi casi, il ricorrente non debba essere condannato al pagamento delle spese processuali.
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Confisca corruzione: è legittima per il corruttore?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per corruzione attiva, confermando la legittimità della confisca del profitto del reato. L'imputato sosteneva una disparità di trattamento rispetto al pubblico ufficiale corrotto e un'illegittima duplicazione della confisca. La Corte ha stabilito che la diversa disciplina del patteggiamento è una scelta legittima del legislatore e che la confisca a carico del corruttore (relativa al suo vantaggio) e quella a carico del corrotto (relativa al prezzo ricevuto) non costituiscono una duplicazione, in quanto colpiscono vantaggi illeciti distinti.
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Utilizzabilità intercettazioni e procedimenti connessi
La Corte di Cassazione conferma una condanna per corruzione in un'asta giudiziaria, stabilendo la piena utilizzabilità intercettazioni provenienti da un altro procedimento penale, data la sussistenza di un forte nesso teleologico tra i reati. La sentenza è stata annullata parzialmente senza rinvio solo per un errore nel calcolo della pena, che la stessa Corte ha provveduto a rideterminare.
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Errore di fatto: quando il ricorso in Cassazione è nullo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3192/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto. Gli imputati sostenevano un errore percettivo nella riqualificazione di un reato di corruzione che aveva impedito la prescrizione. La Corte ha stabilito che non si trattava di un errore di fatto, bensì di una valutazione giuridica, non sindacabile con tale mezzo di impugnazione, confermando la decisione precedente e condannando i ricorrenti alle spese.
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Motivazione misura cautelare: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava la misura cautelare dell'interdizione professionale a un avvocato accusato di corruzione. La decisione si fonda sulla carenza della motivazione misura cautelare da parte del Tribunale del Riesame, che non ha seguito le indicazioni di una precedente sentenza di annullamento, limitandosi a riproporre la tesi accusatoria senza un'adeguata valutazione critica degli elementi a disposizione.
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Corruzione in atti giudiziari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato una misura cautelare interdittiva nei confronti di un avvocato per il reato di corruzione in atti giudiziari. Secondo la Corte, la promessa di denaro a un ufficiale giudiziario per accelerare un'esecuzione, anche se l'atto è dovuto, integra il reato. La difesa basata sulla "riserva mentale" (fingere di accettare la proposta corruttiva) è stata respinta, poiché ciò che rileva è il significato oggettivo della promessa volta a influenzare l'attività giudiziaria.
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Revisione penale: perché le prove devono essere nuove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex coordinatore di giudici di pace che chiedeva la revisione di una condanna per gravi reati. La Corte ha stabilito che la richiesta di revisione penale non può basarsi su elementi già valutati nei precedenti gradi di giudizio, poiché non costituiscono 'prove nuove' ai sensi della legge, ribadendo che la revisione non è un terzo grado di merito.
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