LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 319-ter Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 319-ter Codice Penale

Sequestro preventivo del prezzo del reato: negato ogni sconto
Un professionista è stato accusato di corruzione in atti giudiziari per aver ottenuto lucrosi incarichi di difesa da una società grazie alle pressioni di un magistrato corrotto. Il Tribunale ha disposto il sequestro preventivo del prezzo del reato sull'intera somma delle parcelle ricevute, pari a 273.000 euro. Il professionista ha contestato la misura, sostenendo che una parte della somma fosse stata legittimamente versata a un collega collaboratore e dovesse quindi essere esclusa dal calcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i pagamenti interni al collaboratore costituiscono una mera spesa personale successiva al reato. Di conseguenza, l'intero compenso rappresenta il prezzo dell'accordo illecito e rimane interamente soggetto al sequestro preventivo del prezzo del reato.
Continua »
Corruzione in atti giudiziari: cassa di pesce o abuso d’ufficio
Un ispettore del lavoro, dopo un controllo in un cantiere navale, ha accettato in regalo una cassa di pesce dal titolare dell'attività. Il Tribunale del Riesame ha escluso il reato di corruzione in atti giudiziari, riqualificando il fatto in abuso d'ufficio e riducendo la misura interdittiva della sospensione dal servizio, poiché la regalia era successiva e priva di un previo accordo criminoso. Il Procuratore della Repubblica ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo la sussistenza di un patto corruttivo tacito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici di legittimità hanno chiarito che la contestazione del PM riguardava valutazioni di merito e di fatto, insindacabili in sede di legittimità se adeguatamente motivate dal giudice di merito.
Continua »
Corruzione in atti giudiziari: confermato lo stop all’avvocato
Un avvocato, accusato di corruzione in atti giudiziari per aver versato cinquemila euro a un giudice d'appello al fine di ottenere l'assoluzione di un cliente, è stato colpito dalla misura interdittiva della professione forense per un anno. Il Giudice delle indagini preliminari aveva inizialmente revocato la misura a causa di una diversa interpretazione di alcune intercettazioni telefoniche. Tuttavia, il Tribunale del riesame ha ripristinato il provvedimento, ritenendo concreto e attuale il pericolo di reiterazione del reato, anche alla luce di un'altra indagine per turbativa d'asta legata al ruolo di Sindaco svolto dall'indagato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'avvocato, confermando la validità della misura cautelare e condannandolo al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Misure cautelari personali: no sconti al giudice che corrompe
Un ex giudice tributario, accusato di corruzione in atti giudiziari per aver favorito una società in cambio di denaro, ha richiesto la revoca o la sostituzione della misura dell'obbligo di dimora a Milano con il divieto di dimora a Brescia. L'imputato sosteneva che le dimissioni e il tempo trascorso avessero azzerato le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità delle misure cautelari personali applicate. I giudici hanno evidenziato che il tempo trascorso non cancella automaticamente il pericolo se l'indagato ha tentato di condizionare un testimone, dimostrando assenza di pentimento e un'elevata pericolosità sociale. L'obbligo di dimora a Milano resta quindi necessario per limitare i suoi contatti.
Continua »
Concorso in corruzione: il vantaggio non prova la colpevolezza
Un imprenditore, accusato di essere il beneficiario di un patto corruttivo tra i suoi legali e un magistrato per archiviare procedimenti fiscali, viene condannato per concorso in corruzione in atti giudiziari. La Corte di Cassazione, però, annulla la sentenza e ordina un nuovo processo. Il motivo è un grave vizio di motivazione: essere il destinatario di un vantaggio non è sufficiente a provare la colpevolezza. La Corte stabilisce che serve la prova certa e rigorosa della consapevolezza e del contributo attivo dell'imprenditore al patto illecito, elementi che i giudici precedenti avevano dato per scontati basandosi su congetture. La sentenza assolve invece definitivamente due consulenti tecnici coinvolti, per totale assenza di prove sulla loro partecipazione all'accordo.
Continua »
Traffico di influenze illecite: condannati anche senza corrompere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre imputati, tra cui un ex giudice tributario e due dipendenti amministrativi. Inizialmente accusati di corruzione, il reato è stato definitivamente qualificato come traffico di influenze illecite. Gli imputati avevano ricevuto denaro da una società promettendo di 'avvicinare' il giudice relatore di una causa tributaria per ottenere una sentenza favorevole. Tuttavia, non è mai stato provato un contatto o un accordo effettivo con tale giudice. La Corte ha stabilito che per il reato di traffico di influenze illecite è sufficiente vantare un'influenza (vera o presunta) su un pubblico ufficiale e farsi pagare per questo, senza che sia necessario dimostrare l'effettiva corruzione del funzionario. La condanna è stata quindi confermata.
Continua »
Intercettazioni e trojan: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per corruzione in atti giudiziari e turbativa d'asta. Il caso riguardava un presunto accordo illecito tra un delegato alla vendita e un acquirente per manipolare il prezzo di un immobile all'asta. La decisione si focalizza sull'utilizzabilità delle intercettazioni captate tramite trojan in un procedimento diverso da quello originario. La Suprema Corte ha rilevato un grave difetto di motivazione riguardo alla sussistenza del vincolo di connessione tra i procedimenti, elemento indispensabile per legittimare l'uso dei risultati investigativi.
Continua »
Carenza di interesse nel ricorso per cassazione penale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un indagato che ha proposto ricorso contro la conferma degli arresti domiciliari decisa in sede di rinvio. Nonostante le doglianze riguardassero la motivazione sulle esigenze cautelari e il mancato rispetto dei principi di diritto, la sopravvenuta revoca della misura restrittiva ha determinato una carenza di interesse. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che non sono dovute spese processuali o sanzioni pecuniarie poiché il venir meno dell'interesse è avvenuto successivamente alla presentazione dell'impugnazione.
Continua »
Procedimento disciplinare magistrati: la rinuncia
Un magistrato, sottoposto a procedimento disciplinare magistrati a seguito di indagini penali per corruzione, aveva impugnato il provvedimento del CSM che ne disponeva il trasferimento cautelare. Nonostante l'assoluzione in sede penale con formula piena, l'organo disciplinare aveva mantenuto la misura cautelare, ritenendo che la condotta avesse comunque leso l'immagine di imparzialità. Successivamente, il ricorrente ha presentato formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza procedere alla liquidazione delle spese, data l'assenza di parti controricorrenti.
Continua »
Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un ex magistrato onorario contro la sentenza di **patteggiamento** per reati di corruzione in atti giudiziari. L'imputato contestava la mancata applicazione della causa di non punibilità prevista per chi collabora con la giustizia e l'eccessiva entità della pena. La Suprema Corte ha chiarito che, nel rito del **patteggiamento**, i motivi di impugnazione sono strettamente limitati dalla legge e non possono riguardare la congruità della pena o vizi di motivazione non previsti dall'art. 448 c.p.p., confermando la definitività dell'accordo raggiunto tra le parti.
Continua »
Motivazione rafforzata e corruzione giudiziaria
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello che aveva assolto un ex magistrato precedentemente condannato per corruzione in atti giudiziari. Il cuore della decisione risiede nella mancanza di una motivazione rafforzata: il giudice di secondo grado non ha confutato in modo specifico le prove e i ragionamenti logici che avevano portato alla condanna in primo grado. In particolare, la Corte d'Appello ha svalutato le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia senza analizzare i riscontri documentali e le intercettazioni già validati dal Tribunale. La Suprema Corte ribadisce che per ribaltare una condanna è necessario scardinare l'intero impianto accusatorio con argomentazioni puntuali e complete.
Continua »
Millantato credito: la Cassazione lo distingue dalla truffa
Un custode giudiziario convinceva una persona, il cui immobile era pignorato, di poter risolvere la sua situazione grazie a un presunto contatto in tribunale, facendosi consegnare 2.000 euro come acconto su 5.000. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale condotta non configura il reato di traffico di influenze illecite (che ha sostituito il millantato credito), ma integra il delitto di truffa aggravata. La Corte ha chiarito che, quando la relazione con il pubblico ufficiale è del tutto inesistente e usata come mero pretesto per ingannare la vittima e ottenere un profitto, si ricade nell'ipotesi della truffa. Di conseguenza, la sentenza di appello è stata annullata con rinvio per la rideterminazione della pena basata unicamente sul reato di truffa.
Continua »
Falso in atto pubblico: la sentenza è atto fidefacente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un giudice tributario per i reati di soppressione e falso in atto pubblico, per aver alterato una sentenza a favore di un contribuente. La Corte ha stabilito che anche il dispositivo redatto in camera di consiglio è un atto pubblico fidefacente. La sentenza analizza anche la legittimità della confisca allargata su beni sproporzionati al reddito, anche in caso di prescrizione dei reati presupposto, e la responsabilità amministrativa di una società per il reato commesso dal suo legale rappresentante.
Continua »
Corruzione in atti giudiziari: la Cassazione decide
Un imprenditore, accusato di corruzione in atti giudiziari per aver ottenuto favori da un pubblico ufficiale in cambio di ospitalità, ricorre in Cassazione. La Corte conferma i gravi indizi di colpevolezza ma annulla l'ordinanza per motivazione insufficiente sulle esigenze cautelari, rinviando al Tribunale.
Continua »
Corruzione in atti giudiziari: la Cassazione decide
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un avvocato contro una sentenza per corruzione in atti giudiziari. Si contesta la distinzione con l'induzione indebita, ma la Corte ha confermato la qualificazione di corruzione, evidenziando l'assenza di prevaricazione da parte del giudice e l'esistenza di un accordo paritario e consapevole tra le parti, basato sulla reciproca convenienza.
Continua »
Reati ostativi: Cassazione su misure alternative
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di misure alternative per un soggetto condannato per reati contro la Pubblica Amministrazione. La Corte ha stabilito che i reati ostativi perdono tale natura se viene concessa l'attenuante della collaborazione (art. 323-bis c.p.) e, inoltre, ha evidenziato come una recente legge (L. 199/2022) abbia rimosso tali delitti dal catalogo dei reati ostativi, aprendo così alla possibilità di accedere ai benefici penitenziari.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
Un imprenditore ricorre in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare per reati di frode fiscale, riciclaggio e corruzione. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo la motivazione del Tribunale del Riesame sui gravi indizi di colpevolezza logica e coerente, e ha confermato le esigenze cautelari. La decisione sottolinea i limiti del controllo di legittimità sulla valutazione dei fatti.
Continua »
Traffico influenze: atto contrario ai doveri d’ufficio
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna di un ufficiale per traffico di influenze illecite, chiarendo che, secondo la normativa antecedente alla riforma del 2019, per configurare il reato è indispensabile provare che la mediazione fosse finalizzata a far compiere un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio. È stata invece confermata la condanna di un funzionario per accesso abusivo a sistema informatico, anche se il destinatario delle informazioni poteva acquisirle legittimamente, ma la pena è stata annullata per un ricalcolo.
Continua »