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Art. 319-ter Codice Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 319-ter Codice Penale

Ricorso contro l’archiviazione: stop e multa da 3000 euro
La persona offesa ha presentato opposizione contro la richiesta del Pubblico Ministero di archiviare le accuse di rifiuto di atti di ufficio e corruzione a carico dell'indagata. Il Giudice per le indagini preliminari ha rigettato l'opposizione e ha disposto l'archiviazione. La denunciante ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'omesso ascolto della propria voce e la mancata motivazione sul rigetto delle ulteriori indagini richieste. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l'archiviazione con procedura semplificata. I giudici hanno chiarito che il provvedimento di archiviazione emesso dopo l'opposizione non si può impugnare davanti alla Cassazione, salvo il rarissimo caso di abnormità dell'atto. La ricorrente ha subito la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Istanza di revisione: nuove perizie e condanna confermata
L'imputato, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione in atti giudiziari, ha proposto istanza di revisione. La difesa ha presentato come prova nuova una diversa perizia tecnica su un'intercettazione registrata in carcere. Secondo il ricorrente, il nuovo testo dimostrava la sua estraneità all'accordo corruttivo con il magistrato del tribunale feriale. I giudici territoriali hanno dichiarato la richiesta inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione e ha respinto il ricorso. La nuova trascrizione non possiede un significato univoco e contrasta nettamente con l'intero compendio probatorio già accertato, che conferma il ruolo attivo dell'intermediario.
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Reato continuato e mafia: negato lo sconto per la corruzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra la partecipazione a un'associazione mafiosa (iniziata nel 2000) e un episodio di corruzione in atti giudiziari commesso dodici anni dopo (nel 2012) per ritardare l'esecuzione di una condanna. I giudici hanno chiarito che non è possibile applicare il reato continuato tra il delitto associativo e i singoli reati di scopo quando questi ultimi derivano da eventi occasionali, imprevisti e non programmabili fin dall'inizio dell'adesione al gruppo criminale. La corruzione del cancelliere è stata infatti considerata una risposta a un'esigenza estemporanea e non un'azione pianificata originariamente. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rigetto dell'istanza e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Corruzione atti giudiziari: banditore prescritto, debitori no
Un banditore d'asta viene accusato di aver creato un sistema per truccare le procedure esecutive, favorendo i debitori in cambio di denaro e altre utilità. La Cassazione si pronuncia sui ricorsi di tutti gli imputati. Mentre le impugnazioni dei debitori sono dichiarate inammissibili, quella del banditore viene parzialmente accolta su un punto tecnico. Questa ammissibilità parziale impedisce alla sua condanna di diventare definitiva, portando alla prescrizione del reato di corruzione in atti giudiziari. Per lui il processo continuerà solo per i reati di falso, mentre per gli altri la condanna è definitiva.
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Corruzione in atti giudiziari: annullata la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di appello relativa a un caso di Corruzione in atti giudiziari che coinvolgeva un magistrato e un avvocato. I giudici di secondo grado avevano derubricato il reato in corruzione per l'esercizio della funzione, ritenendo incerto il collegamento tra la dazione di denaro e uno specifico processo. La Suprema Corte ha però rilevato un evidente travisamento delle prove video e delle dichiarazioni degli imputati, sottolineando come la modifica radicale del fatto contestato abbia violato il diritto di difesa e il principio di correlazione tra accusa e sentenza.
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Corruzione in atti giudiziari: limiti alla confisca
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di un magistrato e di un intermediario per il reato di corruzione in atti giudiziari. L'accusa riguardava la manipolazione di procedimenti amministrativi in cambio di tangenti, mascherate da consulenze legali. La Suprema Corte ha riqualificato un episodio come tentativo di corruzione, dichiarandolo prescritto, e ha annullato con rinvio la decisione sulla confisca per equivalente. Il principio cardine stabilito è che, in caso di concorso di persone, la confisca deve essere proporzionata all'effettivo arricchimento del singolo concorrente, superando il concetto di solidarietà passiva indiscriminata.
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Errore di fatto: quando annulla la sentenza penale
La Corte di Cassazione ha respinto un ricorso straordinario basato su un presunto errore di fatto in un caso di corruzione. Nonostante una svista cronologica nella sentenza impugnata, la Corte ha stabilito che tale imprecisione non fosse decisiva per l'esito del giudizio, confermando la responsabilità dell'imputato per la consegna di denaro a un magistrato.
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Sequestro informatico: limiti e proporzionalità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando l'illegittimità di un sequestro informatico di massa su dispositivi come smartphone e PC. La sentenza stabilisce che il decreto di sequestro, per essere valido, non può limitarsi a indicare il tema d'indagine, ma deve specificare fin dall'inizio criteri selettivi e precisi per l'estrazione dei dati, al fine di rispettare il fondamentale principio di proporzionalità e tutelare il diritto alla riservatezza dell'indagato.
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Connessione teleologica: la Cassazione unifica i reati
La Corte di Cassazione stabilisce la competenza di un unico tribunale in un complesso caso di associazione a delinquere finalizzata a frodi assicurative. La decisione si fonda sul principio della connessione teleologica, ritenendo che i reati di falso documentale, pur commessi da soggetti diversi, fossero finalizzati alla realizzazione delle truffe dell'organizzazione criminale, giustificando così un unico processo.
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