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Art. 318 Codice Penale — Sezione Prima Penale

Altri anni per Art. 318 Codice Penale

Corruzione e Appalti: l’Aggravante Mafiosa scatta anche per il clan
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un imprenditore accusato di corruzione in appalti pubblici per l'alta velocità. Il caso è aggravato dal fatto che la sua azienda era segretamente finanziata da un clan mafioso. La sentenza stabilisce un principio chiave sull'aggravante mafiosa: non è necessario voler aiutare direttamente il clan. Basta essere consapevoli che la propria condotta illecita, come pagare tangenti per gonfiare i costi, porterà un vantaggio economico all'organizzazione criminale e accettare tale rischio. L'imprenditore ha perso il ricorso perché le sue azioni hanno di fatto agevolato il clan, aumentandone la forza economica.
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Corruzione con aggravante mafiosa: Appalti, tangenti e il clan
Un imprenditore è accusato di aver pagato tangenti a funzionari di un ente ferroviario per ottenere appalti e gonfiare i costi. La Cassazione ha confermato la validità degli arresti domiciliari, stabilendo un principio chiave sulla corruzione con aggravante mafiosa. Poiché le tangenti servivano anche a favorire un clan, socio occulto dell'azienda, le intercettazioni autorizzate per il reato di mafia sono state ritenute utilizzabili anche per provare la corruzione. Questo a causa del forte legame tra i due reati, dove la corruzione era uno strumento per gli scopi del clan.
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Corruzione con aggravante mafiosa: Assessore perde in Cassazione
Un Assessore comunale è stato posto agli arresti domiciliari per aver ricevuto una tangente da un'azienda per l'affidamento del servizio di raccolta di oli esausti. L'accusa è di corruzione con aggravante mafiosa, poiché l'azienda era legata a un noto clan. La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare, dichiarando inammissibile il ricorso dell'Assessore. I giudici hanno stabilito che il ricorso era un tentativo di ridiscutere i fatti, cosa non permessa in Cassazione. Inoltre, hanno ribadito che per reati così gravi, la pericolosità sociale si presume e la perdita della carica pubblica non è sufficiente a escluderla. L'Assessore ha perso e deve pagare le spese processuali.
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Reati ostativi: Cassazione su misure alternative
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di misure alternative per un soggetto condannato per reati contro la Pubblica Amministrazione. La Corte ha stabilito che i reati ostativi perdono tale natura se viene concessa l'attenuante della collaborazione (art. 323-bis c.p.) e, inoltre, ha evidenziato come una recente legge (L. 199/2022) abbia rimosso tali delitti dal catalogo dei reati ostativi, aprendo così alla possibilità di accedere ai benefici penitenziari.
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Conflitto di competenza: come si determina il reato grave
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra due tribunali, stabilendo un principio chiave: per determinare il reato più grave e, di conseguenza, il giudice competente, è sufficiente la descrizione dei fatti nell'imputazione (contestazione in fatto), anche senza la citazione esplicita della norma di legge. Nel caso specifico, la descrizione dell'appartenenza di un imputato a un'associazione mafiosa è stata ritenuta sufficiente per contestare l'aggravante dell'estorsione, rendendola il reato più grave rispetto alla corruzione e radicando la competenza presso il Tribunale di Napoli.
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Esecuzione pena straniera: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21169/2024, ha stabilito i rigidi confini del potere del giudice italiano nell'adattare una pena inflitta da un altro Stato UE. Nel caso di specie, relativo all'esecuzione pena straniera proveniente dalla Romania, la Corte ha chiarito che non è possibile applicare istituti italiani come la continuazione tra reati o sconti di pena assimilabili al rito abbreviato. L'unico intervento ammesso è la riduzione della pena solo se questa supera il massimo edittale previsto dalla legge italiana per lo stesso reato.
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Favoreggiamento immigrazione e corruzione: la Cassazione
Un funzionario pubblico è stato condannato per favoreggiamento immigrazione e corruzione per aver rilasciato falsi 'nulla osta' a lavoratori extracomunitari del settore circense in cambio di denaro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, specificando che il favoreggiamento è un 'reato di pericolo', che si consuma con i soli atti diretti a procurare l'ingresso, senza che questo debba effettivamente avvenire. Inoltre, la creazione di documenti falsi integra la più grave fattispecie di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio.
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Competenza territoriale: Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza territoriale tra i Giudici dell'udienza preliminare di Lanusei e Oristano in un caso di corruzione e turbativa d'asta. La sentenza stabilisce che la giurisdizione spetta al tribunale del luogo in cui è stato commesso il primo tra i reati più gravi connessi, individuando in questo caso la competenza del Tribunale di Lanusei.
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Riconoscimento sentenza straniera: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino condannato in Romania, la cui pena era in esecuzione in Italia. Il ricorrente aveva tentato, tramite un incidente di esecuzione, di ottenere una riduzione della pena a seguito di modifiche legislative in Italia relative ai reati contestati. La Corte ha stabilito che lo strumento corretto per contestare la qualificazione giuridica dei reati nel contesto del riconoscimento sentenza straniera è l'impugnazione della decisione di riconoscimento stessa, non un successivo incidente di esecuzione, che si rivela uno strumento inappropriato per tali censure.
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Continuità normativa: abuso d’ufficio e reati P.A.
Un ex amministratore pubblico, condannato per traffico di influenze illecite, ha presentato ricorso per la revoca della sentenza a seguito dell'abrogazione del reato di abuso d'ufficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo il principio di continuità normativa tra la norma abrogata e il nuovo delitto di indebita destinazione di denaro, confermando così la sussistenza del reato-fine e la validità della condanna.
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Riconoscimento sentenza straniera: se la condotta è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il riconoscimento di una sentenza straniera ciò che conta è la rilevanza penale della condotta nello Stato di esecuzione, non la corrispondenza del nome del reato. Nel caso specifico, una condanna rumena per traffico di influenze è stata riconosciuta in Italia inquadrando il fatto come truffa. La Corte ha rigettato il ricorso basato sulla presunta abolitio criminis, sottolineando che la normativa europea sul reciproco riconoscimento permette tale flessibilità, specialmente per reati come la truffa, per cui può essere derogato il principio della doppia incriminazione.
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